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La storia del football: dal College al Superbowl
29.1.2006 - - - > Sport
Come il più bravo dei figli, prima di realizzarsi nella vita il football americano è passato per il College. Proprio all'interno dei campus ebbero luogo, infatti, le prime sfide di quello che sarebbe divenuto in seguito lo sport più spettacolare, più ricco e più seguito d'America. Tra le università americane si organizzavano degli incontri di uno sport ibrido tra il rugby ed il calcio. Ad Harvard, il primo lunedì dell'anno accademico, si scontravano le classi dei "freshman" (matricole) e dei "sophomore" (secondo anno di studi) in quello che veniva chiamato il "Bloody Monday"... La traduzione è scontata!
Con il termine della Guerra Civile lo sport iniziò a spopolare tra le università, tanto da necessitare di una vera e propria regolamentazione e di un basilare campionato. Gli atenei di Rutgers e Princeton stilarono un saggio sulle regole del gioco sfidandosi tra loro nel primo match ufficiale di football americano. Così come era capitato per il baseball, fu il New Jersey ad ospitare l'evento. Si giocò a New Brunswick il 6 novembre 1869. Di fondamentale importanza fu anche il 1873, anno in cui i rappresentanti di Yale, Rutgers, Princeton e Columbia si incontrarono a New York per dar vita alla "Intercollegiate Football Association". Walter Camp, coach di Yale, migliorò ulteriormente le regole di gioco dando vita al football moderno.
Pur con delle limitazioni, il football rimaneva uno sport molto violento. Nessuno tra gli orgogliosi atleti del college tirava indietro la testa nella mischia e non si risparmiava nemmeno in quanto a risse. Col passare degli anni l'eccessivo agonismo, dettato spesso dalle storiche rivalità tra i college, costò tra i giovani atleti non solo gravi ferite ma anche alcuni decessi.
La situazione spinse addirittura il Presidente Theodore Roosevelt a sollecitare Harvard, Princeton e Yale a rendere lo sport più sicuro. L'incontro tra le tre regine delle università americane fu un evento storico per lo sport americano, che portò ad un ulteriore ritocco del regolamento per una maggior sicurezza del gioco e alla creazione di una nuova associazione per unificare sotto la stessa organizzazione le numerose squadre collegiali americane: la NCAA, National Collegiate Athletic Association. Tuttora la NCAA rappresenta il patrimonio sportivo più importante per gli sport statunitensi: tutti, o quasi, gli atleti professionisti provengono da migliaia di college dove dimostrano le loro qualità prima del grande salto tra i "pro".
Gli anni del college volavano in fretta e per un giocatore particolarmente dotato non vi era altro luogo dove praticare football al termine del corso di studi. Uno sport che garantiva una straordinaria intensità e che portava pubblico pagante attorno alle 100 yards più roventi del Paese fece intuire presto che, al pari del baseball, anche il football sarebbe entrato nei cuori degli americani. Ciò che poteva garantire, per il football e per i suoi campioni, un futuro oltre al college era senza dubbio l'avvento del professionismo.
Fu così che sul finire del secolo, in Pennsylvania e dintorni, fiorirono le prime compagini di football extra universitarie. Erano team validi tecnicamente, grazie alla presenza di alcuni giocatori noti ai tempi del college. In un match del 1892 gli Allegheny Athletic Association sconfissero i Pittsburgh Athletic Club. Tra le fila degli Allegheny giocò per $500 la stella universitaria William (Pudge) Heffelfinger. Il fatto fu assai controverso e per ben 80 anni (cioè fino al ritrovamento del contratto) non si ebbe mai la certezza che Heffelfinger avesse incassato quella grossa somma per disputare il match. Tuttavia quello fu il primo incontro "stipendiato" della storia del football. Un paio d'anni dopo le città di Latrobe e Jeannette istituirono le proprie squadre e via via si aggiunsero i Duquesnes di Pittsburg, gli Olympics di McKeesport, dall'Ohio i Bulldogs di Canton e una compagine da Massilon.
Con l'inizio del nuovo secolo le squadre di professionisti raggiunsero un numero sufficiente per istituire un vero campionato. Al costo di ammissione di $100 per squadra, nacque nel 1920 la American Professional Football Association. Giudicando però essenziale la sopravvivenza dei campionati universitari le squadre sottoscrissero l'accordo di non ingaggiare giocatori in età ancora eleggibile per il college. Due anni più tardi, a gestire le sorti del football, entrò in scena la lega che tutt'ora organizza il campionato più famoso al mondo: la National Football League.
A garantire lo spettacolo fu in quel periodo una ex-stella dell'Università dell'Illinois: Red Grange, che con i Chicago Bears attraeva enormi folle attorno al campo, fornendo così il sostentamento finanziario necessario per il definitivo decollo dello sport. Tuttavia, pur disponendo sempre più frequentemente di ex-giocatori universitari, la NFL faticava ad eguagliare il livello di gioco proposto dalla NCAA. Il motivo stava più che altro nella frequenza degli allenamenti: mentre nella NFL ci si allenava due o tre volte la settimana, gli allenatori dei campus avevano la possibilità di affinare gli schemi di gioco tutti i giorni.
Il 1936 fu l'anno che permise alla NFL di compiere il balzo decisivo. Venne istituito per la prima volta il "Draft": al termine della carriera universitaria i migliori giocatori divenivano eleggibili per accasarsi presso un team della NFL. La prima scelta del Draft veniva attentamente valutata dagli osservatori dei team e, oggi come allora, per ragioni di equilibrio nel campionato, il diritto a scegliere per prima andava alla squadra peggio classificata nell'ultimo anno. Il Draft fu una vera manna sia dal punto di vista tecnico che commerciale. Furono gli anni dei Cardinals e dei Bears di Chicago, dei Lions di Detroit, dei Green Bay Packers e dei New York Giants.
Dopo alcune difficoltà, dovute prima alla Grande Depressione ed successivamente al Secondo Conflitto Mondiale, la NFL si trovò a fare i conti nel 1946 con una lega concorrente, la All-America Footbal Conference, che annoverava tra le squadre migliori i New York Yankees (che al pari dei Giants nella NFL rappresentavano la Grande Mela in puro stile baseball), i San Francisco 49ers, i Baltimore Colts (oggi Indianapolis Colts) e i Cleveland Browns.
Pluricampioni nella AAFC, i Browns nel 1950 passarono assieme ai Colts e ai 49ers nella NFL. La scelta di lasciare la AAFC parve azzeccata, dal momento che il decennio successivo vide campioni per tre volte Cleveland Browns e Detroit Lions e per due volte i Colts.
Nel 1956 ad alzare ulteriormente le quotazioni del football fu la televisione. La CBS acquistò i diritti di trasmissione delle partite più quotate, garantendo così alla NFL introiti sempre maggiori ed un palcoscenico più ampio.
Furono però gli anni '60 a dare la spinta decisiva al football. Mentre sotto la guida di Vince Lombardi i Green Bay Packers si aggiudicavano tre titoli, un uomo d'affari del Texas, Lamar Hunt vide nel football professionistico la possibilità di fare dollari a palate. Investì parte del suo capitale nella creazione della "American Football League", includendo tra i propri teams i New York Jets, gli Houston Oilers, i Kansas City Chiefs e gli Oakland Raiders. Grazie a campioni del calibro di Jack Kemp, Lance Alworth e Joe Namath la AFL mise a dura prova la NFL nel gioco, nella diffusione mediatica e nei profitti.
Era però necessario, per la sopravvivenza di entrambe le leghe, raggiungere un accordo. Le squadre meno vincenti spesso erano tentate a migrare da una lega all'altra, creando così pericolosi squilibri sia geografici che economici. Nel 1966 avvenne la svolta: le vincenti di AFL e NFL si sarebbero scontrate in una finale per il titolo di campioni del mondo in quello che, negli anni a venire, sarebbe divenuto semplicemente "L'Evento"...
[ Foto scaricate da Stock Xchng ]
Written by Hitman at 12:24:57 Commenti [0]

















