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Great Expectations: la storia del baseball nel '900

13.11.2005   - - - > Sport

Stadio al tramontoIl nuovo secolo si presentò subito ricco di sorprese. Nel 1901 dalle ceneri della American Association nacque l'American League. Come accadde con l'American Association l'attrattiva per la nuova lega era forte nei giocatori ed ancora una volta National e American si garantirono la convivenza con un accordo. Il mondo del baseball americano sembrava aver finalmente ritrovato una sua stabilità; nacque così la Major League Baseball.

Per la National League giocavano Cincinnati Reds, Boston Beaneaters, Chicago Cubs, Brooklyn Superbas, Philadelphia Phillies, Pittsburgh Pirates, St. Louis Cardinals e New York Giants, mentre per l'American League giocavano Milwaukee Brewers, Boston Americans, Chicago White Sox, Cleveland Blues, Detroit Tigers, Washington Senators, Baltimore Orioles, Philadelphia Athletics.

National ed American League competevano solo sul piano sportivo: le due squadre che vincevano la stagione nelle rispettive leghe si sfidavano alle World Series per decretare la squadra campione del mondo.

In quegli anni fu apportato un cambiamento radicale nella dinamica del gioco. Considerato da sempre un intelligente connubio di atleticità e strategia, il baseball di quei tempi era forse un po' troppo decentrato verso la seconda. In particolar modo erano pochi i cosiddetti "homeruns", cioè quelle battute che spediscono la pallina fuori lo stadio mandando il pubblico in delirio, e che permettono in un sol colpo al battitore di correre liberamente sulle basi e "tornare a casa" a segnare il punto. La soluzione fu inserire, nel 1911, all'interno delle palline un nucleo di sughero, grazie al quale caddero in breve tempo record nelle battute che perduravano da quarant'anni. La pallina modificata creò una spettacolarità nel gioco mai vista prima e la popolarità del baseball esplose definitivamente.

L'altalena delle leghe concorrenti, segno che il baseball era più che mai vivo, ricominciò nel 1914. Si fece avanti questa volta la Federal League, che intendeva inserirsi in pianta stabile sia nei campi di gioco che nelle corti di giustizia. Accusava, infatti, National e American League di monopolio, ma la Corte Suprema bocciò la causa intentata dalla Federal League, che così si estinse dopo due anni dalla sua nascita.

I ruggenti anni venti furono di un'importanza colossale per il baseball. In questo periodo ebbero inizio le famose "curses" che colpirono i Chicago White Sox, protagonisti del più grosso scandalo sportivo nella storia dello sport americano, ed i Boston Red Sox... Ma di queste maledizioni ne leggerete la storia molto presto. Gli anni venti, piuttosto, regalarono all'America la più amata delle leggende sportive: la leggenda di George "Babe" Ruth. Babe Ruth si affermò come lanciatore nei Boston Red Sox, ma i New York Yankees lo misero sotto contratto cambiandogli radicalmente ruolo e rendendolo il più tremendo battitore che la storia del baseball abbia avuto. Fuoricampista impressionante, Ruth rivoluzionò il gioco e lo accompagnò verso un era di prosperità economica. Era già allora uno tra gli uomini più famosi nella storia d'America. Ma anche di questo eroe americano vi parlerò in modo più approfondito più avanti.

Intanto un'altra guerra si frappose tra il baseball e i suoi fans; la seconda guerra mondiale chiamò a servire la patria molti giocatori rendendo i due campionati meno spettacolari.

PallinaTuttavia anche in questi difficili anni '40 il baseball giocò un ruolo decisivo nella storia americana. Stavolta ad emergere furono le questioni razziali. Seppur non vi fosse alcuna regola scritta che vietasse ai giocatori di colore di prendere parte alle partite, nessuna squadra in Major League annoverava tra le proprie fila afro-americani. Nessuno fino al 1947, anno in cui i Dodgers di Brooklyn (che oggi sono i Los Angeles Dodgers) ingaggiarono Jackie Robinson. Il processo di integrazione ebbe inizio ed entro la fine degli anni '50 il baseball americano aveva sfatato anche un altro tabù.

Gli anni '60 rispolverarono vecchi duelli di concorrenza. La Continental League diede battaglia alla Major League soprattutto in tribunale, poiché capiva di non aver chance di proporre agli americani un baseball migliore di National e American League, caratterizzate ormai da un secolo di gioco ai massimi livelli. Dai proprietari di National e American League la mazzata verso la Continental non si fece attendere: espansero il numero di squadre da sedici a ventiquattro. Vi era infatti un forte desiderio da parte delle grandi città del sud e dell'ovest di avere delle squadre proprie.

Tutto risolto? Niente affatto. Certo, la Continental era sparita, il baseball prosperava economicamente grazie ad astronomici contratti con radio e tv, ma i salari dei giocatori stagnavano e la Reserve Clause legava ancora loro le mani.

Drammaticamente tornarono di stretta attualità i problemi del 1884. La Major League Baseball Player Association, pur esistendo ormai da una trentina d'anni, non aveva alcuna carta da giocare sulle discussioni dei contratti; si occupava piuttosto di amministrare le misere pensioni che ricevevano i giocatori dopo il ritiro dai campi di gioco.

Tuttavia nel 1965 arrivò la svolta: venne chiamato a difendere la causa dei giocatori Marvin Miller, il quale si era adoperato per anni nel difendere il sindacato dei lavoratori dell'acciaio, lo United Steelworkers. Miller esaminò attentamente la situazione e capì subito che i giocatori erano decisamente sottopagati. La posta in gioco era alta. Decise di puntare sulla proposta di convogliare i diritti di trasmissione delle partite nei fondi pensione dei giocatori, ottenendo così in un solo anno un minimo salariale di 6.000 dollari, mille più dell'anno precedente. Ottenne anche altri miglioramenti, ma quel che più interessava ai giocatori era che avevavo acquisito una maggiore "leva contrattuale": dopo quasi cento anni di rapporto "take it or leave it" con i proprietari tornavano ad essere protagonisti delle loro carriere anche fuori dal diamante.

Ciò diede tremendamente fastidio ai proprietari, i quali, pur avendo ancora dalla loro la Reserve Clause, non volevano che un sindacato ficcasse il naso nei loro affari. Con i salari leggermente aumentati i giocatori se ne stettero tranquilli per un po', ma negli anni '70 scattarono altre grane contrattuali. Protagonisti delle vicende furono uno dei migliori giocatori della lega, Curt Flood dei St. Louis Cardinals, e due lanciatori, Dave McNally e Andy Messersmith. Essi rifiutarono di rinnovare il contratto senza un aumento e disertarono i "training camp" prestagionali. La Corte Suprema respinse la loro causa contro la Reserve Clause, ma un arbitrato andò loro in aiuto creando sostanzialmente l'odierna "Free Agency": i giocatori che non intendevano rinnovare il contratto rimanevano di proprietà dei rispettivi team per un paio d'anni ma poi, espiata questa sorta di purgatorio, erano liberi di firmare con chi volevano.

La strada sembrava essere in discesa: i salari crebbero e i proprietari si liberarono di giocatori scomodi. Tuttavia si trattava di una calma apparente, perchè nel bel mezzo della stagione 1981 i giocatori disertarono i campi. Nell'82 accadde la stessa cosa, ma dopo cinquanta giorni di ritardo la stagione partì. Questa volta un arbitrato decise un equo salario anche per quei giocatori non destinati a divenire "free agent". Ma nell'86, misteriosamente, il mercato dei free agent non si mosse. Nessuno propose contratti ai giocatori "liberi", che pur di guadagnare qualcosa, rifirmarono a cifre irrisorie con le squadre che li avevano scaricati. E si arrivò così all'anno nero del baseball... Va detto che fino ad allora, pur tra noie legali, il campionato si era sempre giocato.

Nell'agosto del 1994 i giocatori entrarono in sciopero, e per la prima volta in 92 anni le World Series vennero annullate.

La botta per la popolarità dello sport fu tremenda. Fu costretto a scendere in campo a mediare tra le due parti addirittura il Presidente Clinton. Entro il 1996 l'accordo fu raggiunto e la continuità era assicurata.

Questa è la storia della nascita del baseball in America.

Guantone e pallinaIl baseball, da lontano passatempo con gli amici, è divenuto in duecento anni prima sport a tutti gli effetti, ma anche un vero e proprio "business". La sua origine amatoriale ne ha purtroppo reso difficile il decollo verso il professionismo. Abbiamo letto quali e quante peripezie abbia dovuto passare per arrivare fino a noi.

Tuttavia se fin qui è arrivato è proprio perché della sua origine amatoriale ha conservato la semplicità e la naturalezza. In quasi duecento anni le uniformi di gioco, il celebre berrettino, le usanze dei giocatori sono rimaste pressoché immutate. Gli stadi del baseball sono luoghi straordinari dove trovate famiglie intere che passano un paio d'ore in totale spensieratezza; si cantano motivetti popolari risalenti ai tempi dell'indipendenza, famosissimi brani patriottici come "God Bless America" o "America The Beautiful"... altro che i nostri innominabili cori calcistici! E' uno sport che ha valicato con successo i confini dell'America, ma, cosa che non accade in altri paesi, esso in America è prima di tutto una passione.

Quindi non stupitevi se frugando nello zaino di un americano al parco trovate un guantone e una pallina!

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Written by Hitman at 12:11:32 Commenti [1]