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Baseball Begins: la storia del baseball nell'800
9.11.2005 - - - > Sport
Se per caso avete sentito da qualcuno, o avete letto da qualche parte, che negli Stati Uniti d'America le tradizioni vengono prima di tante altre cose e ancora fate fatica a crederci, beh... basta che vi accomodiate in poltrona e guardiate una partita di baseball.
Già perché il baseball, in America, trascende la sua natura strettamente sportiva; definirlo solamente uno sport che crea ogni anno un giro di milioni di dollari impressionante è cosa quanto mai insensata o, per meglio dire, è una affermazione al novanta per cento incompleta. Bisogna riconoscere che nel baseball le "questioni di dollari" hanno giocato un ruolo decisivo fin dall'inizio, ma come sapete bene, in America, quando si cade... ci si rialza più forti di prima.
Praticato fin dagli inizi dell'800, e forse anche prima, il baseball acquistò presto popolarità negli States. Lo si giocava a livello amatoriale nelle più grandi città americane del nordest, dove le squadre erano più che altro associazioni; in altre parole il baseball divenne un passatempo, anzi, il passatempo preferito.
La storia del baseball come vero e proprio sport ebbe inizio a New York, nel lontano 1845. Alexander Joy Cartwright, che gestiva i New York Knickerbocker Baseball Club, mise mette nero su bianco una lista di regole per formalizzare in modo definitivo il gioco (ed il campo di gioco) del baseball, che nacque allora ufficialmente così come lo conosciamo noi.
Il 1846 fu l'anno della prima partita di baseball regolamentata. Si tenne presso gli Elysian Fields a Hoboken, New Jersey, e vide protagonisti i Knickerbocker di Cartwright contro il New York Baseball Club. Anche se Cartwright aveva il merito di aver inventato le regole, la vittoria andò al New York Baseball Club.
Il gioco rimase sostanzialmente a carattere amatoriale, tuttavia pian piano aumentarono le partite e la partecipazione. Nel 1857 una commissione composta da venticinque membri, rappresentanti di altrettante squadre del nordest, discussero sull'opportunità di regolamentare il gioco su larga scala e così nel '58 nacque la National Association of Baseball Players, la prima Lega della storia del baseball. Nel suo primo anno di esistenza riuscì addirittura a coprire le proprie spese grazie anche all'aiuto dei pionieri degli attuali "fans", persone che, occasionalmente, erano disposte a sostenere economicamente la squadra pur di vedere le partite. Il futuro sembrava essere, anche per quest'ultimo motivo, più che mai roseo.
La prima grande prova di sopravvivenza che il baseball dovette sostenere fu niente meno che la Guerra Civile. Nei primi anni sessanta la continuità del gioco subì dei duri colpi a causa della diminuzione dei club ma, difficile a credersi, fu proprio grazie alla terribile guerra che il baseball decollò in tutti gli States. Già, perché, provate un po' ad immaginare qual'era il passatempo preferito dagli "Union Soldiers" barricati nei forti? Guantone, mazza, pallina... e tabacco da mettere sotto i denti era quanto bastava per divertirsi. E così, grazie ai soldati, il baseball fu esportato dal nordest alle altri parti del paese.
Il risultato fu che nel 1868, al convegno annuale della National Association of Baseball Players, si presentarono i delegati di più di cento squadre. Con la corposa crescita della Lega, crebbero per le squadre anche i costi e divenne necessario chiedere l'apporto dei fans e di qualche sponsor per coprire le spese di viaggio. Vincere divenne molto importante, allo scopo di convincere gli sponsor. I club che finanziariamente potevano permetterselo, iniziarono a pagare di nascosto i giocatori migliori. Ad alcuni venne addirittura promesso dallo sponsor un posto di lavoro... erano proprio altri tempi!
Il 1869 fu l'anno che consacrò definitivamente il baseball al professionismo. Harry e George Wright, proprietari dei Red Stockings di Cincinnati, ingaggiarono e stipendiarono i migliori giocatori del paese, "ammazzando" letteralmente il campionato con un record di 65 partite vinte e 1 persa. Altre due squadre di professionisti nacquero di lì a poco: i Boston Red Stockings e i Chicago White Stockings.
Chi tra i proprietari intendeva ancora mantenere il baseball un gioco amatoriale, presto si accorse che vincere contro i professionisti era una follia. E fu così che nel 1871 la National Association divenne interamente professionistica. Nel '75 i teams che partecipavano alla National Association erano tredici.
Il professionismo portò con sé pregi e difetti. Il tasso tecnico delle partite aumentò, ma aumentò anche il giro di scommesse sui risultati. Gli scommettitori senza scrupoli riuscirono a fare quello che neanche la Guerra Civile aveva fatto: allontanare le folle, ormai diffidenti sulla regolarità delle partite, dai diamanti di gioco. Fallì così la National Association, ma sempre nel '75 nacque la National League
L'organizzazione era radicalmente cambiata: se precedentemente a possedere le squadre erano persone che spesso scendevano anche in campo con la squadra, ora c'erano dei veri e propri uomini d'affari che stabilivano gli standard per i biglietti delle partite e per i contratti salariali dei giocatori. In un paio d'anni la lega di baseball più famosa d'America vide ampliarsi i propri confini. Da St. Louis arrivarono i Brown Stockings, da Pittsburgh gli Alleghenies, da Philadelphia i Phillies e da New York i Gothams (zona Manhattan) assieme ai Bridegrooms di Brooklyn.
Ciò dimostrò che il professionismo era possibile, ma la sfida per il baseball ancora una volta era dietro l'angolo: l'America è il paese delle opportunità, del libero mercato, della concorrenza...
Nel 1882 si stagliò all'orizzonte l'American Association, che competeva con la National League proponendo prezzi molto bassi per i biglietti e annoverava anch'essa squadre in grandi città come la National. Le due leghe decisero, però, di non entrare in conflitto, ratificando un National Agreement: una sorta di pacifica convivenza. Vi era però una voce nel National Agreement che mandò su tutte le furie i giocatori: la Reserve Clause, che sottraeva totalmente dalle mani dei giocatori il potere contrattuale per darlo interamente ai proprietari. Appariva infatti evidente ai proprietari delle squadre che la concorrenza tra National League e American Association avrebbe portato ad uno rialzo incontrollato dei contratti, e questo poteva essere evitato solo tagliando fuori dalle contrattazioni i giocatori.
Questi ultimi, ovviamente, scesero sul piede di guerra, formando nel 1884 la Union Association. Le squadre iniziarono a spopolarsi verso la nuova Union Association, ma la lega, nata senza un preciso progetto, fallì dopo un solo anno. Nel '90 i giocatori ci riprovarono formando la Players League, ma nemmeno questa lega riuscì a sopravvivere.
Erano tempi difficili per il baseball: proprietari e giocatori erano divisi da un abisso e, quel che è peggio, la gente era indignata perchè i valori associativi e di puro spirito sportivo dei primi tempi venivano bistrattati da mere questioni economiche. A farne le spese fu l'American Association, che vide passare quattro delle sue migliori squadre alla National League e chiuse i battenti di lì a breve. Si spense così, tra dubbi e incertezze, il primo secolo di storia del baseball.
I decenni del'800 hanno portato un semplice passatempo a divenire sport nazionale; saprà il secolo successivo riscoprire i valori che ne hanno permesso la prosperità? E, soprattutto, otterrà il baseball la stabilità necessaria per continuare a scaldare i cuori di quei fans che cinquant'anni prima ne sostenevano addirittura le spese? Vedremo...
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Written by Hitman at 12:32:58 Commenti [1]

















