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Il baseball a New York: la Golden Era

15.12.2005   - - - > Sport Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Dopo il secondo posto nell'American League del 1904, gli Highlanders fecero parlare di se più che altro per la loro discutibile dirigenza, accusata più volte (ma sostanzialmente mai giudicata colpevole) di taciti accordi nei risultati. Tuttavia la loro popolarità a New York era in netto aumento. Lo stadio, infatti, essendo alle porte del Bronx, reclutava molti fans di quelle zone. La gente iniziò a chiamare i giocatori della nuova squadra "Yankees". Non si sa da cosa derivi questo termine, tuttavia anche i giornali iniziarono ad etichettare la squadra di Hilltop Park come New York Yankees.

I Giants, nella prima decade del '900, risentirono del famoso sgarbo del 1904: persero infatti tre World Series consecutive. Anche per i Brooklyn, dopo l'inizio di secolo promettente, i risultati stentarono ad arrivare: il problema principale per il proprietario, Charles Ebbets, era quello di riuscire a costruire uno stadio più capiente. La rivalità con i Giants di Manhattan portava grandi folle agli incontri e Washington Park era ormai divenuto obsoleto. A proposito di campi da gioco: nel 1913 gli Highlanders lasciarono Hilltop Park per trasferirsi al Polo Grounds dei Giants. Fu una sorta di favore ricambiato dal momento che i Giants avevano in precedenza usufruito di Hilltop Park quando, a seguito di un disastroso incendio, il primo Polo Grounds dovette essere ricostruito.

I proprietari degli oramai New York Yankees, Farrel e Devery decisero di vendere la squadra nel 1915 a Jacob Ruppert per $460.000: l'avevano acquistata per 18.000$, un discreto affare!

Nel 1916 i Brooklyn ritornarono parzialmente a gustare la vittoria. Sotto la guida di Wilbert Robinson, detto "Uncle Robbie", vinsero il National League pennant, ma persero le World Series.

Negli anni a seguire, la decisione del governo americano di dichiarare guerra alla Germania penalizzò notevolmente la spettacolarità dei campionati. Molte squadre videro i propri campioni arruolarsi nell'esercito.

New York negli anni '20 era sempre più la capitale del baseball. I Brooklyn, ora ufficialmente riconosciuti come Dodgers, vinsero il National League pennant del 1920, riuscendo però ancora una volta a perdere le World Series. I Giants, invece, furono campioni del mondo nel '21 e nel '22, a scapito degli Yankees rappresentanti dell'American League.

Yankee StadiumSulle ali dell'entusiasmo e guidati dalla sfrontatezza di McGraw, i Giants ordinarono agli Yankees di lasciare il Polo Grounds e di trasferirsi addirittura nel Queens. L'affronto fu notevole, tuttavia il nuovo proprietario degli Yankees, Jacob Ruppert, non si lasciò intimorire e restituì il torto con gli interessi, costruendo nel Bronx (quindi fuori Manhattan come voleva McGraw) lo stadio di baseball più famoso al mondo: lo "Yankee Stadium". Si trattava di un impianto sportivo mai visto prima, a tre piani, con più di 50.000 posti a sedere e strategicamente posizionato sulla stazione metropolitana IRT Jerome Avenue (oggi sullla linea 4 della MTA). La linea metropolitana facilitava (e facilita tutt'oggi) l'afflusso dei fans, ma il motivo di quella la scelta era in realtà ben diverso. Come due torri d'assedio, il Polo Grounds e lo Yankee Stadium si fronteggiavano divisi soltanto dall'Harlem River e chiunque da Manhattan poteva facilmente recarsi nel Bronx a vedere gli Yankees.

Babe RuthIl 1923 fu l'anno di inaugurazione dello stadio: a suon di fuorcampi il nuovo fenomeno Babe Ruth portò gli Yankees alla vittoria nelle World Series proprio contro i Giants. E' ormai celebre la frase pronunciata da Ruppert dopo il titolo del '23: "Lo Yankee Stadium è stato un errore. Non mio, ma dei Giants!" Quell'anno spalancò definitivamente le porte alla dinastia dei New York Yankees. Incassato il colpo, i Giants rigiocarono le World Series nel '24 (quarto anno consecutivo) salvo, però, uscirne nuovamente sconfitti.

Durante questo periodo i Brooklyn Dodgers stettero per lo più a guardare, praticando un baseball disattento e svogliato. Si avventò su di loro anche la malasorte. Nel '25 venne a mancare lo storico proprietario, Charles Ebbets, proprio durante una partita tra i Dodgers e Giants. Egli aveva dato la vita per il baseball di Brooklyn e si era battuto per dare la miglior organizzazione possibile alla squadra. Wilbert Robinson, dei Dodgers, disse: "Charles non avrebbe mai voluto che qualcuno si perdesse Giants - Dodgers solo perché era morto." Il giorno del funerale, freddo e ventoso, il nuovo presidente dei Dodgers, McKeever, si ammalò e morì di lì a una settimana.

La grande depressione del '30 non portò nessun successo né tra fila dei Dodgers né tra i Giants. Anzi, a lasciare il segno, fu ancora una volta l'arroganza del nuovo manager dei Giants, Bill Terry, che in un intervista derise la stagione del '34 dei Dodgers dichiarando: "Brooklyn? Ma Brooklyn è ancora nella lega?" I Dodgers, per tutta risposta, spensero i sogni di pennant dei Giants sconfiggendoli nelle ultime due partite della stagione regolare e consegnando l'accesso alle World Series ai St. Louis Cardinals. A parziale consolazione per i poveri risultati, il 26 Agosto del '39 i Dodgers furono protagonisti assieme ai Cincinnati Reds della prima partita di Major League trasmessa in televisione.

Joe DiMaggioNel frattempo gli Yankees stavano autenticamente dominando la scena sportiva, stravincendo le World Series del '27, del '28 e del '32. Ruth, Gehrig ed altri campioni lasciarono il palcoscenico ad un giovane di San Francisco dalle fulminanti doti in battuta: Joe DiMaggio. Nel Bronx, con DiMaggio, arrivarono ben quattro titoli consecutivi ('36,'37,'38,'39).

Gli anni '40 si aprirono con una grossa sorpresa: nel 1941, per la prima volta, Brooklyn Dodgers e New York Yankees si fronteggiarono alle World Series. I Dodgers dovettero accontentarsi del National League pendant, poiché il baseball degli Yankees era inarrivabile. Due mesi dopo le World Series ci fu l'attacco di Pearl Harbor e gli Stati Uniti entrarono nel conflitto mondiale. Anche questa volta il baseball ne risentì, o meglio, il baseball tranne gli Yankees, che vinsero altre due World Series nel '42 e nel '43.

Nel '46 il movimento americano per i diritti civili apprese con entusiasmo che il primo giocatore di colore era entrato ufficialmente nella Major League. Si trattava di Jackie Robinson e la squadra che lo mise sotto contratto fu proprio quella dei Dodgers. Le doti atletiche e l'intensità di Robinson gli valsero nel '47 il titolo di miglior "Rookie" (matricola) dell'anno.

Yankees - DodgersAnche grazie a Robinson, i Dodgers riuscirono a migliorare i risultati iniziando una serie di epici duelli con gli Yankees. Pur non incontrandosi mai durante i rispettivi campionati, le due compagini newyorkesi si contesero le World Series del '47 e del '49 e gli Yankees vinsero di nuovo entrambi i confronti. Mentre la gloriosa carriera di Joe DiMaggio volgeva al tramonto, la compagine del Bronx trovò le forze per aggiudicarsi anche le World Series del '50 e del '51. Il copione fu lo stesso nel '52 e nel '53: Dodgers e Yankees dominavano rispettivamente National e American League, ma alle World Series i "Bronx Bombers" sistematicamente lasciavano a Brooklyn solo le briciole. E così, dopo cique sconfitte su cinque per il titolo, tra i tifosi dei Dodgers serpeggiava l'esclamazione: "L'anno prossimo sarà quello buono!".

Dei Giants, invece, non si ebbe più alcuna notizia fino al 1954, anno in cui, grazie al grande Willy Mays, conquistarono il titolo contro Cleveland. Fu l'ultimo segno tangibile della loro presenza a New York.

Il 1955 divenne finalmente l'anno buono per i Dodgers, perché vinsero le World Series, ma, soprattutto, perché le vinsero contro gli Yankees! Poco male per il Bronx, che già nel '56 festeggiava l'ennesimo titolo, ancora a scapito dei Dodgers.

Si arrivò così all'estate del 1957, l'anno in cui il baseball newyorkese cambiò radicalmente, ponendo fine a quella che fu da tutti considerata la "Golden Era".

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Written by Hitman at 10:25:16 Commenti [2] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook