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Il baseball a Chicago: la maledizione
27.3.2006 - - - > Sport
I White Sox iniziarono le competizioni come meglio non si poteva. Vinsero sorprendentemente i pennant del 1900 e del 1901 anche grazie all'acquisizione di giocatori importanti della National League.
La risposta dei cugini del North Side fu racchiusa nel trio difensivo più famoso del baseball: Joe Tinker, Johnny Evers, Frank Chance, che formarono assieme al terza base Harry Steinfeldt, il nucleo di una delle squadre più dominanti del baseball americano. Il trio fu così decisivo che i libri di baseball utilizzano l'espressione "Tinker to Evers to Chance" come sinonimo di un particolare affiatamento della squadra nella fase difensiva. E, per crivellare di strike i battitori avversari, i Cubs potevano contare anche su un lanciatore infallibile quale Morderai "Three Finger" Brown, soprannominato appunto "tre dita" per aver perso da ragazzo gran parte dell'indice in una macchina agricola. Il lancio a tre dita garantiva alla pallina un effetto spesso imprevedibile per chi si apprestava a battere.
Giocando in campionati diversi, Cubs e White Sox non si incontravano mai durante la stagione regolare. L'unica possibilità era quella di vederle contemporaneamente campioni di National League e American League, per poi accedere alle famigerate World Series. Chicago non dovette aspettare a lungo perché ciò accadesse.
Le World Series del 1906 furono il teatro della sfida che tutti aspettavano. Sia Cubs che White Sox giocavano un baseball eccellente. La maggior esperienza e la formidabile difesa rendevano i Cubs indubitabilmente la squadra favorita. Ma chi scommise sui White Sox ne uscì con le tasche piene e South Chicago potè così festeggiare il suo primo titolo.
L'amarezza dei Cubs fu tramutata in rabbia agonistica pura. Chicago festeggiò i Cubs campioni nel 1907 e nel 1908. Nel South Side invece, dopo l'impresa del 1906, si pensava a dare un'identità forte alla squadra. Non poteva esserci identità forte senza uno stadio, così nel 1910 venne costruito il Comiskey Park. L'impianto rispose alle esigenze del pubblico, ma già dal 1914 dovette assistere al costante esodo di spettatori dovuto alla minaccia dell'ennesima nuova lega concorrente. La Federal League mise in seria difficoltà l'esistenza dei Cubs e dei White Sox, poiché a Chicago suscitò un interesse imprevisto. La causa giudiziaria persa nel 1916 dalla Federal League ne provocò anche il suo fallimento.
Per i Cubs la scomparsa della Federal League fu doppiamente vantaggiosa. Un certo Charles Weegham, già proprietario di una squadra della Federal League, rilevò la dirigenza dei Cubs e spostò la squadra in nuovo stadio che lui stesso aveva fatto costruire all'angolo tra Clark e Addison Street.
I White Sox, vincitori dell'American League pennant, divennero per la seconda volta campioni del mondo nel 1917. I Cubs ottennero la vittoria del National League pennant nel 1918, ma alle World Series dovettero arrendersi alla classe di Babe Ruth dei Boston Red Sox.
Ed ecco il 1919, anno nero per eccellenza del baseball... I White Sox, ancora campioni dell'American League grazie a giocatori di classe indiscussa, affrontarono alle World Series i Cincinnati Reds. La forza dei White Sox avrebbe assicurato ai southsiders di Chicago un altro titolo... Ma non avevano fatto i conti con i loro giocatori.
Con errori assurdi in attacco e difesa, i White Sox consegnarono, nell'incredulità più totale, serie e titolo a Cincinnati. A Chicago era accaduto qualcosa che non quadrava agli occhi della critica. Quadrava invece tutto nelle tasche di aguzzini e scommettitori clandestini. La frode era evidente.
La giustizia sportiva invocata a gran voce dal pubblico americano non si fece attendere e una commissione d'inchiesta giudicò colpevoli di "intentional cospiracy" ben otto giocatori: Arnlod "Chick" Gandil, "Shoeless" Joe Jackson, Eddie Cicotte, George "Buck" Weaver, Fred McMullin, Charles "Swede" Risberg, Claude "Lefty" Williams e Oscar "Happy" Felsch.
Il giudice federale (nonché neo-commisioner della MLB ) Kenesaw Mountain Landis li squalificò a vita dal mondo del baseball!
Una menzione particolare va dedicata a "Shoeless" Joe Jackson. Soprannominato "Shoeless", per essersi presentato al turno di battuta senza scarpe, è considerato tutt'oggi uno dei giocatori più importanti che il baseball abbia mai avuto. Lo stesso Babe Ruth disse di essersi ispirato alle tecniche di battuta di Jackson. Da sempre la sua figura di generoso beniamino del pubblico stride con lo scandalo del 1919. Memorabile è la frase di un ragazzino verso il suo campione Joe all'uscita del tribunale "Say it ain't so, Joe!" .
C'è chi lo ricorda (nei libri) come un ragazzo dallo spirito sincero e pur avendo ammesso in lacrime la sua colpevolezza davanti alla giuria, molti credono che se "i cospiratori" non fossero riusciti a convincere (anche se parzialmente) Jackson, anche con sette giocatori venduti le World Series sarebbero finite a Chicago. Ma la storia è andata diversamente e ancor oggi i pregiudizi a causa del misfatto negano a Joe Jackson di entrare nella Hall of Fame.
Dietro all'imbroglio stavano principalmente Arnlod "Chick" Gandil e Joseph Sullivan, professionista nel campo delle scommesse clandestine che, grazie al suo ricchissimo "collega" newyorkese, Arnold Rothstein, aveva recuperato $100.000 dollari per ciascun giocatore.
Lo scandalo che aveva macchiato il valore del baseball scosse l'America. Certo, nel baseball circolavano da anni dollari a palate, ma scambiare l'onore di uno sport nazionale per delle scommesse clandestine era troppo. Forse ingiustamente, a pagare per tutto fu solo Chicago, sponda sud.
I giornali della città, così come li avevano battezzati White Sox, li avrebbero etichettati d'ora in poi come "Black Sox". Una marchio destinato a durare...
Mentre nel South Side ci si riprendeva (per quanto possibile) dallo shock, i Cubs accolsero nel proprio management un nuovo azionista di maggioranza. Era niente meno che "l'impresario" del chewing-gum William Wrigley, il quale, assieme all'astuto William Veeck Sr., diede vita ad una compagine estremamente competitiva.
Dopo un periodo di scarsi successi, i Cubs, tornarono alla conquista del National League pennant nel 1929 grazie al superbo rendimento di Rogers Hornsby. Da quella data iniziò per i Cubs il detto "every three years" in quanto ogni tre anni la squadra vinceva il pennant e si presentava alle World Series. Accadde nel '32, '35 e '38 ma in tutte e quattro le occasioni i Cubs ne uscirono sconfitti. Nel '32 incontrarono sulla loro strada ancora Babe Ruth, questa volta però in maglia Yankees.
Alla fine degli anni trenta morirono i double-Bills (Wrigley e Veeck) e sostanzialmente terminò il periodo felice dei Cubs. Il successo alle World Series mancava ormai da trent'anni e le prospettive non erano certo delle migliori. La dirigenza dei Cubs, capeggiata dal figlio di Wrigley, puntava decisamente a rilanciare il prestigio della squadra. Non riuscendovi sportivamente, tentò di ospitare nel 1941 i primi incontri notturni di baseball grazie all'acquisto di costose apparecchiature di illuminazione. Ma nemmeno questo tentativo andò in porto. Ad intralciare il progetto fu infatti un altro "porto", quello di Pearl Harbor, che sancì l'entrata in guerra degli USA. Wrigley donò all'esercito americano le sofisticate attrezzature elettriche posticipando a malincuore il gioco notturno nel North Side.
Dopo anni di bel gioco e successi, Chicago si trova così catapultata in un periodo molto avaro di soddisfazioni. I White Sox viaggiavano da diversi anni nelle retrovie dell American League e i Cubs stentavano a trovare continuità di risultati dopo diverse occasioni mancate.
Tutto ciò sapeva molto di destino...
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[ Foto scaricate da Stock Xchng ]
Written by Hitman at 8:10:04 Commenti [0]

















