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I pericoli insiti nel nazionalismo americano

30.1.2011   - - - > Research LAB Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Questa serie di articoli prende spunto dal testo seguente:

Giusto o sbagliato è l'AmericaGiusto o sbagliato è l'America
Anatomia del nazionalismo americano
di Anatol Lieven
edito da Sperling & Kupfer

L'opera di Anatol Lieven mette sotto la lente di ingrandimento il sentimento nazionalista della popolazione americana, per arrivare a spiegare come esso favorisca il messianismo degli Usa e ne condizioni fortemente la politica estera, soprattutto nei confronti di Israele. Si tratta di un argomento di grande attualità se si pensa che questo nazionalismo, nella misura in cui accresce i sentimenti antiamericani dei mussulmani, potrebbe limitare il successo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo islamista.

I pericoli insiti nel nazionalismo americano

Ora che abbiamo esaminato le principali componenti del nazionalismo americano, passiamo a  delinearne i pericoli.

  • Il nazionalismo mette a rischio il ruolo egemonico degli Stati Uniti nel mondo.
    Bisogna innanzi tutto tener presente che l'egemonia americana non è sempre e necessariamente mal vista dagli altri paesi. Questi ultimi, infatti, si trovano spesso ad avere vicini che temono più degli Stati Uniti.
    Ma una potenza mondiale dovrebbe anche saper dimostrare un certo rispetto per le opinioni, nonché per le esigenze, delle altre nazioni e assumersi la responsabilità di alcuni problemi globali.
    Gli Usa potrebbero percorrere questa strada adottando una politica "wilsoniana" ovvero esercitando la propria supremazia nell'ambito delle organizzazioni internazionali.
    Ma il nazionalismo gli impedisce di farlo.
    "Trattati e conferenze globali sono una minaccia diretta a ogni cittadino americano [...] Il Senato dovrebbe respingere tutti i trattati dell'ONU [...] La nostra Dichiarazione d'Indipendenza e la nostra Costituzione sono la fonte della libertà e della prosperità di cui godono gli americani. Noi abbiamo una repubblica costituzionale talmente unica, talmente preziosa, di così grande successo che sarebbe la più completa follia porre il collo sotto il giogo con qualsiasi altra nazione . San Paolo ci ammonisce: Non vogliate porvi sotto un giogo diverso con gli infedeli. Quale comunanza è possibile tra la giustizia e l'iniquità? Ovvero, che cosa ha in comune la luce con le tenebre?" (Phillys Schlafly)
    In altre parole gli Usa vedono negli accordi internazionali degli attentati alla propria sovranità e per questo sono sempre pronti a bocciare tutte quelle proposte suscettibili di essere presentate come lesive degli interessi americani, dalla Corte di Giustizia Internazionale al Protocollo di Kyoto.
    Come si può notare dalle parole di Phillys Schlafly citate sopra, gli americani basano spesso il loro atteggiamento isolazionista sulla fede nel proprio eccezionalismo.
    Questo assesta il colpo di grazia alla possibilità che, in futuro, ci si possa sottomettere agli Stati Uniti come ad una guida benevola e positiva. Difatti "sostenere che la cultura politica di un Paese ha una moralità unica significa già assumere una posizione che il resto del mondo troverà difficilissimo accettare e che sarà fortemente tentato di sfidare".
  • Il nazionalismo contribuisce ad alienare gli Stati Uniti dall'Europa occidentale, ormai largamente post-nazionalista.
    L'Unione Europea fu creata proprio allo scopo di trascendere il nazionalismo dei singoli stati ed evitare così il ripetersi delle catastrofi che avevano flagellato l'Europa, dando vita ad un'area di pace in cui la guerra fosse messa al bando. Gli europei sono convinti che questo modello si possa estendere anche ad altre zone del pianeta, mentre non credono affatto che sia possibile esportare la democrazia con l'uso delle armi.
    Agli occhi degli americani, invece, essi sono semplicemente "troppo codardi, cinici e decadenti per sostenere la coraggiosa e idealistica missione degli Usa a favore del mondo".
  • "Il nazionalismo ha già svolto un ruolo chiave nell'impedire all'America di trarre vantaggio da quel momento storico, unico nella sua opportunità, che ha fatto seguito alla caduta del comunismo". Stessa cosa è avvenuta anche dopo gli attentati dell'11 settembre. Gli Usa avrebbero potuto sfruttare questi momenti congiunturali per creare un'intesa tra le maggiori potenze mondiali. Il loro nazionalismo li ha invece indotti a cercarsi nuovi nemici.
  • Nella misura in cui il nazionalismo americano spinge gli Stati Uniti a sostenere Israele nella lotta contro i Palestinesi, esso compromette l'immagine degli Usa presso il mondo mussulmano e favorisce la pianificazione di nuovi attentati sul suolo americano da parte dei terroristi islamici.
  • Il nazionalismo potrebbe essere strumentalizzato da quella minoranza che coltiva per gli Stati Uniti ambizioni imperialiste.
    L'imperialismo è spesso "considerato dalle classi dominanti come un interesse nazionale più alto che le masse ignoranti non possono capire e verso il quale devono essere guidate, se necessario con l'inganno".
    La popolazione statunitense in questo caso non fa eccezione. I cittadini americani comuni non concepiscono se stessi come detentori di un impero e soprattutto sono riluttanti a sacrificarsi per le visioni imperiali, in termini sia di sangue che di denaro.
    Il governo degli Stati Uniti dimostra di esserne ben consapevole quando nei conflitti impiega truppe volontarie, mercenari stranieri nonché strumenti militari sofisticati in sostituzione dell'elemento umano.
    "Tuttavia, come è evidente dal disastro iracheno, la tecnologia avanzata e gli ausiliari locali arrivano solo fino ad un certo punto. In una strategia autenticamente imperiale si renderà necessario anche l'impiego di grosse forze americane e in patria ciò non sarà visto con favore, a meno che non si dimostri che combattono non per un impero, ma per la nazione stessa".
    Gli attentati dell'11 settembre costituirono senza dubbio un attacco diretto alla nazione americana. La guerra in Afghanistan, dichiarata per colpire Al Qaeda e i suoi sostenitori – i talebani – fu, né più né meno, un atto di legittima difesa. Il presidente Bush e i suoi collaboratori approfittarono però del sentimento nazionalista della popolazione per convincerla che minacce molto peggiori potevano provenire dall'Iraq, dall'Iran e dalla Corea del Nord. "Così facendo, l'amministrazione creò la convinzione che qualunque cosa l'America faccia abbia uno scopo essenzialmente difensivo e sia una risposta al terrorismo. Inducendo questa persuasione nei cittadini, si rese in una certa misura possibile mobilitarli per una guerra imperialista".
  • Il nazionalismo e tutti i miti ad esso connessi, che sono così interiorizzati negli americani da agire al di sotto del loro livello di consapevolezza, generano una cultura estremamente conformista. Questo clima di conformismo pubblico si intensifica nei tempi di crisi o allo scoppiare di una guerra e può, in particolari momenti, trasformarsi in un'autentica ossessione per la sovversione interna.
    L'intolleranza del dissenso poggia anche sulla convinzione che l'antiamericanismo sia qualcosa di congenito e radicato e che le politiche adottate dal governo non esercitino la benché minima influenza sulle critiche che vengono mosse agli Stati Uniti, in patria come all'estero.
    "Cercare una logica nell'antiamericanismo è inutile. E' nell'aria che il mondo respira. Le sue radici sono l'invidia e la frustrazione di popoli che, desiderosi di modernizzarsi, hanno fallito nell'intento e trovano la loro unica rivalsa nel disprezzare il più grande esempio di modernità". (Charles Krauthammer)

Anche alla luce dei rischi sopra esposti, gli americani dovrebbero accantonare per un attimo il proprio eccezionalismo e rendersi conto che non è affatto detto che gli Stati Uniti riescano ad evitare i crimini ai quali il nazionalismo ha già condotto altri Paesi.
Si spera inoltre che questa capacità di astrazione dai miti nazionali, gli Usa la sviluppino prima che il loro messianismo li porti a perdere altre migliaia di vite americane.

Ci riusciranno? La risposta a questo interrogativo dovrebbe interessare anche il resto del mondo se è vero che "la causa dell'America è in grande misura la causa dell'intera umanità". (Thomas Paine)

Written by YES at 10:15:35 Commenti [0] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook