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Il nazionalismo americano e la questione israelo-palestinese

28.1.2011   - - - > Research LAB Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Questa serie di articoli prende spunto dal testo seguente:

Giusto o sbagliato è l'AmericaGiusto o sbagliato è l'America
Anatomia del nazionalismo americano
di Anatol Lieven
edito da Sperling & Kupfer

L'opera di Anatol Lieven mette sotto la lente di ingrandimento il sentimento nazionalista della popolazione americana, per arrivare a spiegare come esso favorisca il messianismo degli Usa e ne condizioni fortemente la politica estera, soprattutto nei confronti di Israele. Si tratta di un argomento di grande attualità se si pensa che questo nazionalismo, nella misura in cui accresce i sentimenti antiamericani dei mussulmani, potrebbe limitare il successo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo islamista.

Il nazionalismo americano e la questione israelo-palestinese

Esiste una questione che, più di ogni altra, coinvolge tutte le componenti del nazionalismo americano, ed è la questione israelo-palestinese.

L'appoggio pressoché incondizionato offerto dagli Stati Uniti a Israele in questa diatriba, se da un lato trova le sue motivazioni più rilevanti nelle forze etno-religiose del nazionalismo americano, dall'altro rischia di compromettere il progetto di democratizzazione del Medio-Oriente e con esso la forza civilizzatrice degli Stati Uniti.

Analizziamo dunque le principali ragioni che fanno dell'America una superpotenza votata al sostegno e alla protezione dello Stato Ebraico.

  • Israele è un bastione della democrazia in Medio-Oriente. Questa opinione, l'unica peraltro a far leva sui principi democratici del Credo, mal si concilia però con alcune azioni intraprese da Israele (ad es. l'espulsione di gran parte della popolazione araba, l'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e l'insediamento sul posto di colonie) e con la negazione dell'esistenza di un popolo palestinese in diritto di autodeterminarsi e autogovernarsi.
  • Israele rappresenta un blocco stradale contro il terrorismo. Gli attentati dell'11 settembre hanno creato, nella percezione dell'opinione pubblica statunitense, un legame tra i terroristi antiamericani e quelli antisraeliani, con la conseguenza che molti americani sono inclini a vedere nella questione israelo-palestinese semplicemente un aspetto della più ampia guerra al terrorismo.
  • Israele ha civilizzato e reso fiorente una terra che altrimenti sarebbe rimasta deserta e arretrata. Questa visione crea un parallelismo tra la colonizzazione statunitense del Nuovo Mondo e la colonizzazione ebraica ed esercita ancora un grande fascino sugli americani di tradizione jacksoniana. "Da quando in America non c'è più una Frontiera, cercano di ricrearne una nuova altrove" (Gordon Wetty).
  • Israele è un alleato strategico degli Stati Uniti. Affermazione discutibile, questa, se si pensa che Washington ha dovuto pregare lo stato israeliano di restare fuori da più di un conflitto medio-orientale per non irritare il mondo arabo. Davvero insolito un alleato al quale si deve sempre chiedere di rimanere in disparte!
  • I primi coloni identificavano se stessi con il Nuovo Israele di Dio e l'America con la Nuova Terra Promessa. E' possibile ravvisare in questo mito di derivazione puritana le origini di quello speciale legame che da sempre tiene incrociati i destini di Stati Uniti e Israele.
  • Israele ha diritto al possesso di tutta la Terra Santa (compresi i Territori Palestinesi) semplicemente perché così ha stabilito Dio.
    Questo punto di vista è stato ben chiarito da James Inhofe, un repubblicano dell'Oklahoma, in un discorso tenuto al Senato nel marzo del 2002: "La Bibbia afferma che Abramo tolse la sua tenda e venne a prendere dimora nella piana di Mamre, che è Hebron, erigendo qui un altare in onore del Signore. Hebron si trova in Cisgiordania ed è in quel luogo che Dio apparve ad Abramo e gli disse: 'Io ti dono questa terra', la Cisgiordania. Non è affatto una battaglia politica, questa: è una controversia sul fatto che la Parola di Dio sia vera o no".
    E' chiaro che una dichiarazione del genere, oltre ad annullare ogni possibilità di discutere razionalmente la questione, giustifica l'esproprio delle terre ai Palestinesi "in base a rivendicazioni etnico-religiose che, in qualsiasi altra circostanza, il governo e gran parte dell'opinione pubblica giudicherebbero del tutto illegittime".
    Quest'argomentazione, tra l'altro, assume un significato particolare per i cosiddetti "sionisti cristiani".
    Il sionismo-cristiano trova la sua base teologica nelle tesi dispensazionaliste elaborate da John Nelson Darby nel XIX secolo. Il dispensazionalismo afferma che la storia umana può essere suddivisa in sette periodi, o fasi, dette "dispensazioni": Età dell'Innocenza (prima della Caduta), Età della Coscienza (dalla Caduta a Noè), Età del governo umano (da Noè ad Abramo), Età della Promessa (da Abramo a Mosè), Età della Legge (da Mosè a Gesù Cristo), Età della Grazia (il tempo della Chiesa), Età del Regno (il Millennio).
    Le dispensazioni costituiscono una rivelazione progressiva dei piani di Dio nei confronti dell'uomo.
    Tutti i dispensazionalisti sono pre-millenaristi (credono che il ritorno di Cristo avverrà prima del Millennio) e pre-tribolazionisti (credono che il Rapimento dei Santi avverrà prima della Grande Tribolazione).
    Secondo i sionisti cristiani la Bibbia afferma chiaramente che, prima della Seconda Venuta di Cristo, gli ebrei torneranno in possesso di tutte le terre che Dio ha donato loro e che alcuni riconosceranno il Messia.
    In base a ciò questi credenti, non solo vedono nella creazione dello Stato di Israele e nella crescita del movimento degli ebrei messianici una conferma delle profezie bibliche, ma vorrebbero addirittura, attraverso la politica estera degli Stati Uniti, facilitare il compimento di tali eventi e accelerare la fine dei tempi.
    Le suddette opinioni sono particolarmente diffuse tra i protestanti evangelici della Bible Belt. A renderle ancora più popolari ha contribuito la serie "Left Behind": dodici romanzi (più tre prequel e un sequel) incentrati sulle profezie escatologiche che negli Usa hanno venduto oltre 60 milioni di copie.
    Il sostegno dei sionisti cristiani nei confronti di Israele è sicuramente più significativo, da un punto di vista numerico, di quello che potrebbero offrire gli ebrei americani liberal o le lobby sioniste ebraiche. E questo gli ebrei sembrano averlo compreso bene dal momento che accettano l'appoggio, fingendo di ignorare che questa gente prega per la loro conversione e preconizza la loro distruzione.
    Non tutti però sono favorevoli al compromesso. Lo scrittore Gershom Gorenberg, per esempio, ha dichiarato: "Loro non amano il popolo ebraico reale. Ci considerano comparse nella loro storia, nel loro gioco ma non è quello che siamo. Se ci fate caso, lo scenario che descrivono è grosso modo una piéce in cinque atti in cui gli ebrei spariscono al quarto".

Dove non arrivano le suddette motivazioni, arriva il potere che la lobby israeliana esercita sul Congresso e sull'opinione pubblica statunitensi. Per ridurre al silenzio tutti coloro che non sostengono a sufficienza lo stato di Israele, questa lobby non esita a far uso dell'argomento "antisemitismo".

"La campagna per bollare come antisemiti i critici di Israele e far sembrare che in Europa e nel mondo esista una mostruosa e terrificante ondata di antisemitismo ha negli Stati Uniti effetti che vanno molto al di là degli specifici problemi interessati. Contribuisce infatti ad ampliare l'ostilità americana contro il resto del mondo".

Gli Usa si rifiutano tra l'altro di comprendere che il pregiudizio nei confronti di Israele nel mondo ex-coloniale e in via di sviluppo deriva in gran parte dai risentimenti anticolonialisti nutriti contro gli occidentali e dalle circostanze che videro nascere lo stato di  Israele sotto il dominio britannico.

Insomma, per via soprattutto - anche se non unicamente -  di questa "storia d'amore" con Israele "gli Stati Uniti si ritrovano impegolati, in un modo senza precedenti nella loro storia, in una regione dominata da conflitti e aspramente antiamericana".

Gli Usa solitamente fissano i loro obiettivi, dopodiché cercano, per ogni caso specifico, tutti i paesi disposti a supportarli: una politica estera secondo cui la missione stabilisce l'alleanza. "L'unico caso nel quale l'alleanza dell'America continua assolutamente a definirne la missione [...] è l'alleanza tra Stati Uniti e Israele".

Written by YES at 11:20:14 Commenti [0] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook