Homepage -> Research LAB -> La componente etno-religiosa del nazionalismo americano

Research LAB

La componente etno-religiosa del nazionalismo americano

26.1.2011   - - - > Research LAB Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Questa serie di articoli prende spunto dal testo seguente:

Giusto o sbagliato è l'AmericaGiusto o sbagliato è l'America
Anatomia del nazionalismo americano
di Anatol Lieven
edito da Sperling & Kupfer

L'opera di Anatol Lieven mette sotto la lente di ingrandimento il sentimento nazionalista della popolazione americana, per arrivare a spiegare come esso favorisca il messianismo degli Usa e ne condizioni fortemente la politica estera, soprattutto nei confronti di Israele. Si tratta di un argomento di grande attualità se si pensa che questo nazionalismo, nella misura in cui accresce i sentimenti antiamericani dei mussulmani, potrebbe limitare il successo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo islamista.

La componente etno-religiosa del nazionalismo americano

"Ma se un ingrediente del nazionalismo statunitense è radicale perché volge lo sguardo verso la futura, specifica grandezza della nazione, un altro lo è perché guarda continuamente indietro, in direzione di un passato scomparso e idealizzato". Passiamo dunque ad esaminare l'altro volto del nazionalismo americano: quello etno-religioso.

"Il nazionalismo radicale ha molti padri ma sua madre è la disfatta e il suo latte si chiama umiliazione".

Il senso di sconfitta, che ha sempre alimentato e ancora alimenta i nazionalismi, non necessariamente riguarda le nazioni nel loro complesso; può interessare anche classi sociali, minoranze etniche, gruppi religiosi che si percepiscono in declino o si sentono in qualche modo assediati.

Questo è il caso soprattutto degli Stati Uniti che, in confronto ad altri paesi, non hanno subito grosse disfatte, né tantomeno hanno visto il loro territorio occupato da paesi stranieri, o il loro stile di vita messo in discussione dal predominio culturale di qualcun altro. Eppure "negli Usa, la nazione più supremamente vittoriosa dell'età moderna, moltissimi americani si sentono sconfitti".

In America, poi, il peso del fallimento si fa sentire di più che altrove "perché fallire è riconoscere qualche grave difetto dentro di sé, dato che la responsabilità non può risiedere in una società la cui ragion d'essere è la promessa di felicità e di opportunità".

Tanto per cominciare, nel corso del tempo, vasti settori della classe media statunitense, nonché della popolazione rurale, hanno iniziato a pagare le conseguenze dei mutamenti economici e sociali (apertura del Paese all'immigrazione, urbanizzazione, cambio di destinazione economica di intere regioni), dell'incessante modernizzazione e di un capitalismo privo di ammortizzatori sociali finanziati dallo Stato.

Alle inquietudini socio-economiche si sono spesso aggiunti timori etnici e razziali.

Per comprendere il panorama culturale nel quale si muove – per non dire sguazza – il nazionalismo etno-religioso dobbiamo passare in rassegna: il nativismo delle popolazioni WASP (White Anglo-Saxon Protestant), la tradizione jacksoniana, la particolare esperienza storica del Sud Bianco e le convinzioni dei fondamentalisti religiosi cristiani.

Lasciando da parte neri e indiani (che in effetti erano considerati al pari della flora e della fauna), ai tempi dell'Indipendenza dalla madrepatria, gli Stati Uniti erano un paese fortemente omogeneo dal punto di vista etnico, religioso e culturale.

La popolazione era costituita essenzialmente da due etnie (anglosassoni e scozzesi d'Irlanda), parlava inglese e professava la religione protestante. Le Chiese e sette protestanti erano tante e anche molto diverse le une dalle altre, ma a tenerle unite c'era la comune avversione nei confronti del cattolicesimo.

Quando sulle coste americane cominciò a riversarsi un'ingente massa di stranieri, queste popolazioni originarie, sentendosi minacciate, reagirono dando vita a tutta una serie di società segrete nativiste. Attorno al 1853 tali società si aggregarono e costituirono l'Ordine della bandiera a stelle e strisce, anche detto Partito Americano o Know-Nothing.

Scopo del movimento non era tanto la riduzione dell'immigrazione, quanto piuttosto la restrizione della naturalizzazione e la negazione dei diritti politici agli stranieri, specie ai cattolici. Alcuni di questi gruppi erano difatti convinti dell'esistenza di una congiura papista mirante a sovvertire i valori e le istituzioni della Repubblica Americana.

Il Partito riscosse un successo straordinario, dopodiché sparì dalla scena politica con la stessa rapidità con la quale vi aveva fatto la sua comparsa. Ciò che non svanì invece fu il nativismo che lo aveva generato.

Nel corso del tempo questo sentimento si è evoluto e la corrente nativista ha attirato a sé, inglobandole, parecchie di quelle etnie immigrate che inizialmente venivano considerate una minaccia. Il problema è che questi stessi gruppi etnici, una volta assimilati, riversarono la loro paranoia sugli immigrati di data più recente. E così "ad ogni generazione la paura di essere sommersi o invasi si rinnova".

In verità "per quanto alcuni settori dei vecchi gruppi originari si sentano aggrediti, persino sconfitti, la forza e la convinzione della loro cultura è stata tale da riuscire a trasformare nel corso di due secoli un'America fatta in gran parte di immigrati in una nazione protestantoide".

In altre parole, mentre la popolazione anglo-protestante è ormai in declino, la cultura anglo-protestante la fa ancora da padrone.

Passiamo ora a parlare della tradizione jacksoniana, cosiddetta dal nome del Presidente Andrew Jackson.

Questa tradizione deriva principalmente dall'esperienza individualista della Frontiera, un'esperienza che, in un periodo o nell'altro, ha interessato tutti gli Stati dell'Unione ma che ha lasciato la sua impronta soprattutto nel Sud e nell'Ovest.

Elementi definitori della tradizione jacksoniana sono: l'antipatia per il Nord-Est e l'espansionismo voluto dal popolo.

Gli scozzesi d'Irlanda nutrivano una profonda avversione per le classi colte inglesi, a causa della discriminazione che avevano subito da parte delle elite episcopaliane anglo-irlandesi.

Dopo essere approdati in America e aver colonizzato gran parte del Sud e delle zone di Frontiera, essi riversarono questa antica antipatia sulle classi colte yankee. Queste ultime, poi, avevano delle colpe loro proprie. Essendosi già liberate dei propri pellerossa, ora si sentivano libere di criticare, prima di tutto da un punto di vista umanitario, le politiche espansioniste del Sud e dell'Ovest. Per giunta, agli occhi di un sudista o di un uomo di frontiera, le elite della costa orientale costituivano i principali elementi parassiti della società: snob dalle calze di seta, intellettuali, burocrati, esperti strapagati che risucchiavano ricchezza da coloro i quali la producevano.

Gli abitanti bianchi del Sud e dell'Ovest erano determinati ad espandersi, anche se questo voleva dire farlo a spese dei selvaggi e contro le leggi degli Stati Uniti.

Lo stesso Presidente Jackson si fece portavoce e rappresentante di questa volontà popolare quando si rifiutò di far rispettare una decisione della Corte Suprema e di difendere i cherokee contro lo Stato della Georgia. Lasciò, al contrario, che gli indiani venissero obbligati a spostarsi al di là del Mississippi in una migrazione forzata passata alla storia come "Pista delle Lacrime" e nella quale a migliaia morirono di fame e di stenti.

La legge del popolo aveva la precedenza rispetto alla legge degli Stati Uniti anche in materia di giustizia. La pratica del linciaggio nacque nei territori di Frontiera e rispecchiava il diritto che la comunità pretendeva di avere di punire da sé i malfattori.

Questo concetto di "legge popolare" è ancora vivo nella cultura del Sud e dell'Ovest. E' visibile nell'antistatalismo dei cittadini, che manifestano spesso la loro radicata sfiducia nel governo federale, ma anche nel culto delle armi personali. Ad essere ancora presente è pure l'ostilità per il Nord-Est. Molti sudisti continuano a pensare che gli intellettuali e i politici della costa orientale, con le loro idee atee e decadenti, mettano a rischio i grandi valori nazionali.

Anche se Sud e Ovest vengono spesso e a ragione considerati come un tutt'uno dal punto di vista culturale, qualcosa ha sempre distinto la Frontiera occidentale da quella meridionale, qualcosa che il Sud aveva e che invece mancava all'Ovest: una popolazione nera e la schiavitù da difendere.

L'identità del Sud, che vista la sua specificità viene spesso considerata dagli studiosi totalmente a parte rispetto alla più ampia identità nazionale, fu chiaramente costruita come risposta alla minaccia portata alla "peculiare istituzione sudista".

Naturalmente la spaccatura Nord-Sud del 1861 fu determinata anche da altri fattori. "Ciononostante, basta togliere dall'equazione la schiavitù e l'antischiavismo nordista e scompare ogni vera ragione per pensare che le élite sudiste avrebbero dedicato uno sforzo così imponente alla costruzione di un'identità separata o che gli Stati del Sud si sarebbero spinti fino a battersi per l'indipendenza in quattro anni di guerra disastrosa".

Il fallimento del progetto secessionista lasciò un profondo senso di amarezza e di sconfitta nei confederati che vedevano la Terra per cui si erano battuti ridotta quasi alla stregua di un possedimento coloniale nordista.

Così, mentre alla ricostruzione radicale il Sud reagì con la creazione del Ku Klux Klan e con la segregazione razziale, al colonialismo culturale ill Nord rispose "sforzandosi di vincere gli yankee sul piano del nazionalismo e soprattutto superando i nordisti effeminati e codardi nell'ardore di battersi per la patria".

Gli atteggiamenti di superiorità culturale da parte del Nord-Est (in realtà meno imperanti di quanto potrebbe suggerire la suscettibilità meridionale) un tempo erano incentrati sul trascorso razzista del Sud. Oggi invece la regione è fatta spesso oggetto di scherno da parte dei liberal della costa orientale e della California per via del suo fondamentalismo religioso.

Quello della Bible Belt (espressione che designa grossomodo il territorio degli ex stati Confederati e zone limitrofe) è un protestantesimo di tipo evangelico.

Fondamenti della fede evangelica sono:

  • il biblicismo: la Bibbia è la Parola di Dio ed è infallibile per cui non esiste ragione per pensare che non debba essere seguita alla lettera;
  • la centralità della Croce: l'unico mediatore tra Dio e l'umanità è Gesù Cristo: soltanto nel suo sacrificio risiede la salvezza;
  • l'ortoprassia: i cristiani devono vivere coerentemente con quanto professano;
  • l'importanza della conversione individuale: molti di questi credenti si definiscono born-again perché si considerano nati di nuovo nel momento in cui hanno accolto Cristo nella loro vita;
  • l'impegno militante nell'opera di evangelizzazione da parte di tutti i fedeli secondo la regola del sacerdozio universale.

Intorno al 1920 i protestanti integralisti degli Stati Uniti coniarono il termine "fondamentalismo" per descrivere il loro desiderio di preservare i "fondamenti" della fede cristiana.

Le credenze religiose, un tempo diffuse durante i camp meeting, oggi vengono propagandate tramite i mezzi di comunicazione di massa, grazie alla presenza di un gran numero di telepredicatori.

I cristiani fondamentalisti vedono i loro valori continuamente insidiati dalla moderna cultura secolarizzata. Come è facile immaginare, non perdono occasione per dimostrare il loro antimodernismo quando intervengono su questioni quali l'aborto, l'omosessualità, l'eutanasia o, più semplicemente, l'insegnamento delle teorie evoluzioniste. E pensare che un tempo queste stesse Chiese protestanti svolsero un ruolo centrale nella civilizzazione – e dunque anche nella modernizzazione - delle arretrate società di Frontiera.

Ora, come notato anche da Samuel Huntington, i Paesi più religiosi tendono anche ad essere più nazionalisti. Oltretutto, quando si è così manicheisti come lo sono questi cristiani, il nemico viene presto o tardi demonizzato, e qualunque lotta intrapresa dagli Stati Uniti diventa la suprema lotta del Bene contro il Male.

"Per i non americani l'elemento religioso radicale del nazionalismo statunitense è qualcosa di nuovo e di profondamente inquietante […] Un po' in tutto l'Occidente ai vecchi pregiudizi antiamericani si aggiunge il sospetto che importanti settori degli Stati Uniti siano mossi da motivazioni del tutto aliene alla cultura del resto del mondo industrializzato nonché fondamentalmente irrazionali".

Nel corso degli ultimi vent'anni il Sud ha acquistato un considerevole peso nella politica americana a causa della "meridionalizzazione" del Partito Repubblicano.

"I bianchi sudisti costituiscono il più compatto e affidabile bacino di voti repubblicani dell'intero Paese e ciò naturalmente conferisce loro un'influenza enorme".

Invero dal 1877 fino agli anni Sessanta del XX sec. il Sud bianco fu democratico e ciò semplicemente perché era impensabile che votasse il Partito Repubblicano di Abraham Lincoln. Poi negli anni Sessanta e Settanta la maggioranza del Sud bianco, infastidito dall'appoggio offerto dai democratici alla lotta per i diritti civili, passò a sostenere i repubblicani.

Paradossalmente, dunque, questi conservatori religiosi sono fautori di un capitalismo liberista in campo economico anche se sono proprio i cambiamenti sociali e culturali che il capitalismo produce a minare il mondo che essi si ostinano a difendere. Questo accade perché molti lavoratori bianchi si considerano membri della classe media, non di quella operaia. Di conseguenza tendono a votare in sintonia con l'immagine che coltivano di sé, più che con i propri interessi.

Ovviamente "non tutti gli evangelici sono fondamentalisti in campo religioso o nazionalisti di destra in campo politico […] I neri rappresentano una porzione notevolissima della popolazione evangelica negli Usa e nel Sud; per ovvie ragioni storiche, raramente il loro credo religioso li ha portati su posizioni di destra".

Anzi possiamo senz'altro affermare che "se oggi il Sud non è totalmente repubblicano come una volta era democratico è solo perché i neri hanno il diritto di voto e se ne servono per sostenere in blocco i democratici".

"Se la storica esperienza di sconfitta del Sud confederato è unica fra le aree geografiche degli Usa ciò non vale di certo per le sue componenti etniche: irlandesi, polacchi e altri immigrati portavano tutti con sé memorie etniche di fallimenti molto peggiori di quelli del Sud […] Tutti questi gruppi avevano una certa tendenza a cercare una rivalsa per le passate sofferenze e umiliazioni tramite l'esaltazione della potenza nazionale statunitense".

Gli irlandesi ad esempio, all'epoca di McCarthy, riuscirono grazie al loro anticomunismo e attraverso un nazionalismo bellicoso, a guadagnarsi la fiducia delle classi dominanti e a integrarsi così nella vita del Paese.

Arrivati a questo punto occorre specificare che le due anime della cultura nazionalista americana non sono necessariamente antitetiche. Le componenti etno-religiose del nazionalismo, per esempio,  aderiscono fortemente al Credo liberal e democratico. "Ritengono però anche, consapevolmente o meno, in pubblico o in privato, che questo sia il prodotto peculiare della civiltà bianca, cristiana e statunitense e che sia minacciato dall'immigrazione, dalle minoranze razziali e dalle influenze straniere".

Eppure, nonostante questa visione elitaria del Credo, decisamente in contrasto con il suo presunto universalismo, il sostegno unanime, compatto e trasversale offerto dalla nazione alla democrazia "ha costituito la componente essenziale di quello che potrebbe essere chiamato il meccanismo di autoregolazione dell'America, la capacità del Paese di attraversare periodi di isteria popolare, panico morale ed estremismo nazionalista senza consentire che diventino un carattere permanente della società o che vengano istituzionalizzati in una dittatura".

Persino la libertà, altro principio del Credo, è un concetto che sta molto a cuore ai nazionalisti ultra-conservatori. Il problema è che essi vorrebbero riconoscerla solo ai non dissidenti così come vorrebbero circoscrivere l'applicazione della legge ai soli cittadini americani. "Per i rapporti fra di noi abbiamo un codice di regole ma con il mondo esterno applichiamo regole assai diverse". (Walter Russell Mead).

Written by YES at 11:40:02 Commenti [0] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook