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La componente civica del nazionalismo americano

24.1.2011   - - - > Research LAB Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Questa serie di articoli prende spunto dal testo seguente:

Giusto o sbagliato è l'AmericaGiusto o sbagliato è l'America
Anatomia del nazionalismo americano
di Anatol Lieven
edito da Sperling & Kupfer

L'opera di Anatol Lieven mette sotto la lente di ingrandimento il sentimento nazionalista della popolazione americana, per arrivare a spiegare come esso favorisca il messianismo degli Usa e ne condizioni fortemente la politica estera, soprattutto nei confronti di Israele. Si tratta di un argomento di grande attualità se si pensa che questo nazionalismo, nella misura in cui accresce i sentimenti antiamericani dei mussulmani, potrebbe limitare il successo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo islamista.

La componente civica del nazionalismo americano

"Al pari di ogni altro nazionalismo, anche quello americano, presenta molti volti differenti". Tra questi i più importanti sono senz'altro il nazionalismo civico e il nazionalismo etno-religioso.

Il nazionalismo civico trova le sue fondamenta nel cosiddetto Credo americano ovvero quell'insieme di principi mediante i quali gli Stati Uniti definiscono se stessi.

Gli elementi essenziali del Credo sono libertà, uguaglianza, democrazia, costituzionalismo, individualismo, accesso egualitario alla ricchezza (da non confondere con l'egualitarismo economico che è tutt'altra cosa), capitalismo e libero mercato.

"Respingere le idee centrali di questa dottrina significa essere antiamericani". (Samuel Huntington)

L'uso del termine "Credo" non è casuale. Stiamo infatti parlando dei dogmi della "religione civile americana".

Accanto a queste verità indiscutibili, gli Stati Uniti nutrono altre convinzioni.

Credono fermamente che il loro sistema politico-economico sia il migliore mai realizzato, nonché realizzabile, e rappresenti dunque la "fine della storia", teorizzata da Francis Fukuyama. Essi "vedono la storia come una linea retta e loro stessi al suo vertice, come campioni dell'umanità intera".

Sono inoltre convinti che i principi del Credo siano universali. "Ci sono principi americani, politiche americane. Noi non ne conosciamo altri […] Sono i principi dell'umanità e devono prevalere". (Woodrow Wilson)

Ritengono infine che il Credo sia applicabile a popoli e società in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Alla "fine della storia" gli Usa associano dunque il "rifiuto della storia".

"E' una convinzione fondamentale ed erronea della politica estera statunitense credere, a dispetto di ogni evidenza che tutti i popoli, ovunque, siano subito idonei a un governo liberale costituzionale, per giunta completamente democratico".

Quest'ottica missionaria, in base alla quale tutte le nazioni sono in grado di aderire al Credo americano, così come tutti i popoli sono per natura in grado di ascoltare e imparare il Vangelo, spinge gli Stati Uniti a basare le proprie politiche su bizzarre teorie pseudo-scientifiche piuttosto che su un'approfondita conoscenza delle realtà locali.

Tra le suddette teorie, una delle più estreme, nonché delle più apprezzate nel campo delle relazioni internazionali, è quella della "Scelta Razionale", secondo la quale tutti, prima o poi, diventeranno americani perché diventare americani è la condizione naturale dell'uomo.

"La grande maggioranza delle discussioni ufficiali e semiufficiali sull'argomento della democratizzazione alle quali ho preso parte a Washington venivano condotte come se non fosse mai stato scritto nessun serio studio di storia, sociologia o antropologia politica […] Ho perso il conto del numero di volte che ho sentito commentatori che trattavano dell'Afghanistan parlare dei signori della guerra locali come se fossero marziani trapiantati invece che i capi di gruppi potenti e il prodotto – pessimo ma autentico – della società afgana, del traffico di eroina e della guerra che fin dagli anni Settanta travagliano quel paese".

Secondo i suoi sostenitori, queste teorie antistoriche hanno il pregio di essere antirazziste: in fin dei conti vi si afferma che qualunque Paese, messo di fronte alla possibilità di farlo, può diventare immediatamente democratico indipendentemente dalla razza, dalla cultura e dal livello economico della sua società civile.

In realtà il potenziale razzismo insito in questo tipo di approccio è fin troppo evidente. Difatti "se il messaggio è palesemente vero, universale e universalmente apprendibile allora qualunque fallimento non può essere imputato al messaggio stesso ma a qualche difetto da parte di chi lo riceve". Per cui deve essere irrimediabilmente malvagio e ostile per natura quel popolo che rifiuta una tale opportunità di liberazione.

E' interessante notare che questo rifiuto della storia riflette l'essenza del Sogno Americano, ovvero la cieca fiducia nella possibilità di un rinnovamento e la convinzione che ogni cosa sia possibile. In fondo stiamo parlando di un paese che ha fatto della mobilità in ogni sua forma (sociale, geografica ecc.) un modus vivendi. Non deve pertanto sorprendere che i suoi cittadini non accettino di farsi inchiodare dagli eventi e temano che "chi è ossessionato dalla storia produca profezie che si auto-avverano". (Henry Kissinger)

La forte identificazione dei principi del Credo con la nazione americana (fine della storia) e le infinite possibilità di esportazione di questi principi (rifiuto della storia) alimentano il messianismo degli Stati Uniti. E con il messianismo arriviamo anche a definire la ragione per cui, nel caso degli americani,  è più corretto parlare di nazionalismo piuttosto che di patriottismo.

Una classica distinzione tra patriottismo e nazionalismo fu enunciata dallo storico Kenneth Minogue. "Quest'ultimo definiva infatti il patriottismo come essenzialmente conservatore, un desiderio di difendere la patria così come attualmente è laddove il nazionalismo si consacra ad una concezione ideale, astratta, irrealizzata del proprio Paese, non di rado combinata con la credenza in qualche forma di più vasta missione nazionale per il bene dell'umanità".

Questa distinzione venne ripresa da Irving Kristol, uno dei padri della scuola neoconservatrice che nel 1983 disse: "Il patriottismo sgorga dall'amore per il passato di una nazione; il nazionalismo nasce dalla speranza della sua futura specifica grandezza".

Ora, la dedizione alle missioni speciali da compiere dimostrata dagli americani in tutto l'arco della loro storia va palesemente oltre una mera esaltazione dello status quo.

Paradossalmente però il Credo, che costituisce la base ideologica del messianismo americano, ne rappresenta anche il suo più grande limite.

E' infatti ovvio che il modello statunitense debba per definizione, ovvero proprio per come è definito, essere adottato volontariamente. Non si può predicare libertà e democrazia e nello stesso tempo pensare di imporle, ignorando il principio di autodeterminazione dei popoli. Né si può sperare di conciliare l'esportazione del Credo con le ambizioni geopolitiche americane senza che questo esponga gli Stati Uniti all'accusa di ipocrisia.

L'uso selettivo della democratizzazione (tipico soprattutto dei neocons) nonché l'assoluzione di alcuni alleati strategici degli Usa responsabili di gravi violazioni dei diritti umani "dà l'impressione che la coscienza degli Stati Uniti possa accendersi e spegnersi a seconda del vantaggio tattico come le luci di una discoteca particolarmente squallida".

Anche l'Europa occidentale diffida fortemente del messianismo americano. Il fatto è che "l'esperienza fatta da diverse nazioni europee nel processo di decolonizzazione, non di rado sanguinoso, caotico e deludente, nonché nel fallimento della democrazia e dello sviluppo in parecchie ex colonie, ha già considerevolmente vaccinato contro le forme più ottimistiche e virulente di missione civilizzatrice". Per questa ragione l'Europa, rispetto agli Usa, è molto meno convinta che soldati e carri armati possano esportare alcunché.

Sarebbe però sbagliato credere che questa visione messianica dell'America implichi necessariamente una qualche "azione". Del messianismo americano esiste sì una versione interventista (salvare il mondo con la forza delle armi), ma ne esiste anche una isolazionista (salvare il mondo con la forza dell'esempio). Quest'ultima variante si rifà al mito puritano della "city upon a hill", descritto per la prima volta da John Winthrop. "Perché dobbiamo considerare che noi saremo come una città sulla collina, gli occhi di tutte le genti sono sopra di noi".

Negli Stati Uniti il nazionalismo civico ha contribuito al processo di assimilazione di un gran numero di immigrati. Il Credo, infatti, consente all'America di svolgere il ruolo che solitamente spetta agli imperi civilizzatori.

Un impero può definirsi "civilizzatore" quando è disposto – e di fatto riesce -  a sostituire i segni di appartenenza basati sulla razza e sulle origini etniche con altri fondati sulla lingua e sulla cultura. Oggi è più facile condividere le parole del giudice della Corte Suprema Oliver Wendell Holmes "siamo i romani del mondo moderno, il grande popolo assimilatore".

Per molto tempo, però, gli Stati Uniti si sono dimostrati incapaci di trascendere le divisioni razziali al loro interno. Solo durante la Guerra Fredda, consapevoli dei vantaggi che il trattamento riservato ai neri concedeva agli appelli rivolti dai comunisti al Terzo Mondo, decisero di limitare il loro razzismo o quantomeno le sue manifestazioni esteriori.

Un ruolo importante in questa direzione è stato svolto  da:

  • le forze armate che, dopo l'abolizione della segregazione, sono diventate la più multirazziale delle istituzioni;
  • certi registi di Hollywood che hanno fatto di taluni film vere e proprie riscritture della storia, all'insegna del politicamente corretto;
  • alcuni famosi telepredicatori, primo fra tutti il reverendo Billy Graham, che da convinzioni fondamentaliste si sono spostati su posizioni più ecumeniche, al solo scopo di portare nelle chiese evangeliche gli immigrati latino-americani e sottrarli così al cattolicesimo.

Se il Credo è universalista, tutta una serie di miti che, pur non facendone parte solitamente lo accompagnano e gli conferiscono forza, non lo sono altrettanto. Costituiscono anzi gli elementi chiave del cosiddetto "eccezionalismo americano".

I miti "sussidiari" in questione sono:

  • l'innocenza innata: la possibilità offerta agli Stati Uniti di cominciare daccapo a scrivere la storia del mondo su una tabula rasa configura per loro un'assenza di peccato originale che non è applicabile a nessun altra nazione;
  • il popolo eletto: la possibilità di cui sopra non è stata offerta – badate bene – dal fato. E' stato Dio a tenere in serbo il territorio americano per il suo popolo prediletto perché vi potesse trovare la Terra da Lui promessa.
    Questo mito affonda le sue radici nella convinzione dei primi coloni puritani di essere il nuovo Israele, soggetto in ogni circostanza alla provvidenza dell'Onnipotente.
    "Noi americani siamo il popolo specialmente eletto, l'Israele del nostro tempo; portiamo l'arca delle libertà del mondo. Dio ha predestinato la nostra razza a cose grandi, che l'umanità si aspetta da noi, e grandi sono le cose che noi sentiamo di avere nell'animo" (Herman Melville);
  • il monopolio nella custodia di libertà e democrazia: quest'ultimo elemento aiuta a spiegare perché il Credo è definito americano nonostante molti dei suoi principi siano considerati universali e vengano di fatto propugnati da gran parte dei Paesi sviluppati.
    Gli Usa sono infatti convinti di essere "eccezionali nella loro fedeltà alla democrazia e alla libertà e di conseguenza sono eccezionalmente buoni. Dal momento che l'America è eccezionalmente buona, merita di essere eccezionalmente potente e per natura non potrà usare il proprio potere per fini malvagi".

Poiché gli Stati Uniti si considerano un corpo sano per definizione, non tollerano il Male interno e promuovono una visione conformista della società.

Da notare però che il conformismo, pur essendo eletto a sistema, non è imposto dall'alto. E' piuttosto il frutto di quella che Tocqueville definiva la "tirannide della maggioranza".

"In America la maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero. Nell'interno di quei limiti lo scrittore è libero ma guai a lui se osa sorpassarli […] La potenza che domina negli Stati Uniti non vuole essere presa in giro […] La maggioranza vive dunque in una perenne adorazione di sé medesima". (da "La Democrazia in America")

Ad ogni modo la dissidenza americana non si è quasi mai espressa contro il Credo quanto piuttosto contro la mancata adesione ai suoi principi.

Chi non ricorda le parole pronunciate da Marthin Luther King il 28 agosto 1963? "Ho ancora un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel Sogno Americano, che un giorno questo Paese si leverà e vivrà secondo il vero significato del suo Credo".

Negli Stati Uniti la religione civile svolge infine un ruolo fondamentale nel tenere insieme una popolazione fortemente eterogenea dal punto di vista etnico e culturale. "Il nazionalismo civico del Credo e la fede nel valore di quest'ultimo per l'America e per l'umanità intera sono forse le sole cose sulle quali possono trovarsi d'accordo i pentecostali del Texas e i gay di San Francisco".

"Il Credo americano e le istituzioni delle quali è il fondamento sono indubbiamente la gloria più grande della nazione […] Nella lunga prospettiva, i frutti dell'economia americana possono dimostrarsi ambigui, addirittura disastrosi, ma i principi che hanno consentito a masse di persone diverse di vivere e prosperare insieme senza costrizioni in una terra immensa avranno sempre lezioni positive da insegnare."

Written by YES at 9:50:48 Commenti [0] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook