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On The Road

Magica New York

8.10.2004   - - - > On The Road

New York I (Foto scattata da una delle Twin Towers)Nel lontano 1993 avevo solo 16 anni e un sogno ricorrente che mi perseguitava: dovevo andare in America ad ogni costo! La cosa era, per ovvi motivi, più complicata che mai. Casualmente però, venni a conoscenza di certe vacanze studio che si svolgevano prevalentemente negli Stati Uniti, così, dopo aver avuto il consenso dei miei, mi iscrissi al volo. Ero felice, un torpore misto ad incredulità e adrenalina aveva invaso il mio corpo per i giorni che precedevano la partenza... La consapevolezza che stavo per coronare il sogno della mia vita si era fatta finalmente concreta! Ricordo con affetto questa avventura per tante buone ragioni, ma soprattutto perchè è stata la prima di una lunga serie di viaggi negli States che, a tutt'oggi, non ho ancora interrotto.

Appena uscito dal mega aeroporto "JFK", rimasi colpito dall'immagine di un barbone che sonnecchiava sopra una panchina pubblica, con in mano una bottiglia di chissà quale bevanda alcolica, avvolta totalmente nella carta.

La prima impressione non è stata certo positiva: "Ma è questa l'America?", mi domandai... Certo che con queste premesse il morale, unito allo stress del viaggio appena concluso, non era certo alle stelle. Quello che non sapevo però era che l'America, nonostante questi problemi, tra l'altro comuni in tutte le città del mondo, aveva anche altri volti che avrebbero cambiato per sempre il mio modo di pensare.

New York IICaotica come poche, la Grande Mela, è un gomitolo di arterie che si irraggiano per chilometri a partire dal centro. I grandi quartieri che la caratterizzano (Chinatown, Queen, Bronx, Brooklyn, Staten Island) vivono ognuno con la propria identità e i propri abitanti, che tendono a rimanere tra le mura dei loro "confini". Inutile dire che per conoscere New York non basta certo un mese, ma in questo breve periodo di tempo si può familiarizzare e si può capire il funzionamento della città più grande di tutti gli Stati Uniti. La prima cosa che non può non essere notata quando si passeggia per la Fifty Avenue è l'altezza delle costruzioni. Un merito particolare va sicuramente all'[b]Empire State Building[b]: costruito intorno agli anni trenta e completato in tempi record, ancora si erige maestosamente come se la vita si fosse fermata a settant'anni fa. Nonostante non sia il più grande in assoluto, è sicuramente il grattacielo più affascinante che ci sia. Per i suoi tempi era un'opera fantastica anche per la terra dei primati, gli Stati Uniti appunto. Già a quell'epoca tutte le più grandi costruzioni della città erano provviste di aria condizionata e di ascensori, cose che in Italia, a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, non si conoscevano nemmeno. Finiti i tempi bui degli anni settanta, quando camminare da soli nella metropolitana o in certi quartieri periferici era poco igienico, New York è diventata via via più vivibile, fermo restando che uscire in gruppo, piuttosto che da soli, rimane sempre una saggia scelta.

Generalmente la mia vacanza era strutturata in modo tale che ogni week-end, veniva speso per visitare un posto diverso e, certe volte, anche molto lontano da New York. Ma la grandezza della città era talmente tanta che spesso si preferiva continuare a visitare le parti ancora inesplorate della metropoli, piuttosto che andare fuori e vedere chissà cosa.

New York IIILa Statua della Libertà fu la prima meraviglia che vidi non appena arrivato: era immobile, sembrava che fosse li ad aspettarmi da tempo per darmi il benvenuto nella sua città. Questo capolavoro di tecnica architettonica fu finita di costruire in Francia nel 1884. Nata come monumento all'amicizia Franco-Americana, venne trasportata negli Stati Uniti via mare, solo dopo essere stata smontata pezzo per pezzo e riposta in duecento gabbie metalliche. All'epoca era la più grande costruzione di tutta l'America. Questo simbolo, forte ed affascinante, sembra vegliare da lontano su tutta New York, e i suoi ideali di libertà, a distanza di più di cento anni, sono ormai conosciuti ovunque.

I giorni che seguirono, furono spesi per fare quanto più possibile si potesse fare: spesso uscivo con gli amici, altre volte invece andavo con la mia famiglia ospitante che, chiaramente, sapeva farmi vedere i luoghi più interessanti. Non scorderò mai il pomeriggio passato allo "Yankee Stadium" a vedere una partita di baseball, sport che ignoravo prima di partire. Così come non potrò mai scordare la serata trascorsa al "[b]Broadway Show[b]", mitico teatro nel quale sono passati i più grandi musical della storia. Piccolo ma ben curato, è un groviglio di luci ed effetti scenici, che lo rendono unico nel suo genere. Anche New York è unica d'altra parte, soprattutto per la sua stravaganza. Tra i suoi quartieri capita spesso di assistere alle esibizioni degli artisti di strada più svariati, che cercano di guadagnarsi la giornata mostrando ai passanti quello che sanno fare meglio.

I giorni se ne andavano veloci ma io e gli altri continuavamo, senza tregua, nell'esplorazione di questa strana metropoli, scoprendo luoghi sempre più belli: Harlem, quartiere dove trovare una persona dalla pelle bianca è quasi impossibile; Chinatown luogo nel quale la cultura cinese trabocca da ogni angolo; Park Avenue, il quartiere dei benestanti. In mezzo a tante diversità etniche e culturali, l'unica cosa che accomunava New York era lo sfrecciare continuo dei classici "Yellow Cab", i taxi gialli più famosi al mondo che non conoscono confini.

New York IVUn ricordo particolare va sicuramente alle Twin Towers. Con un altezza di 450 metri, si erigevano in pieno centro e dalla loro vetta era possibile ammirare New York che si estendeva per molti chilometri fino a sparire nel blu dell'orizzonte. Da lassù gli elicotteri che si trovavano a passare da quelle parti spesso volavano molto più bassi della vetta stessa, tanto per rendere l'idea della grandezza di queste costruzioni che qualche mente contorta ha cancellato per sempre. Non saranno certo quei fasci di luce azzurra messi al loro posto a farle tornare in vita, ma il ricordo non sparirà mai dalla mia mente nè, certamente, da quella degli Americani. Dopo i fatti dell'undici settembre una parte di questo paese è inevitabilmente cambiata.

Nonostante per me la California rappresenti il massimo del massimo, anche New York è riuscita a penetrare nella sede delle mie emozioni, suscitando in me sensazioni così forti da farmi rimanere letteralmente scioccato come in altri momenti "americani" vissuti in seguito... Si, scioccato è la parola più adatta per descrivere quello che provo e quello che voglio continuare a provare ogni volta che il mio aereo mette la sua prima ruota sul suolo americano. Di cose impresse me ne sono rimaste molte, nonostante gli anni si sono accumulati come strati di polvere su una vecchia foto, ma il ricordo, per quanto sbiadito, è ancora dolce, anche se fa ormai parte di un mondo passato per sempre.

Written by Mark at 18:58:21 Commenti [1]