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On The Road
Luci e colori a Las Vegas
28.7.2004 - - - > On The Road
Una strada senza fine, il tramonto che cala ad Ovest attraverso i monti, il vento nei capelli e "Riders on the storm" alla radio; questi sono i momenti in cui mi sento davvero libero.
Era un maggio come tanti altri, se non fosse stato per il fatto che decisi di partire alla volta di Las Vegas. Non ci arrivai in aereo, sarebbe stato troppo banale. Preferii noleggiare una Chevrolet bianca e attraversare tutto il deserto del Nevada con alcuni amici conosciuti poco prima, durante un corso di lingua. Eravamo in quattro, ci conoscevamo appena e passammo insieme un fine settimana che mai scorderò.
Dopo aver lasciato Los Angeles alle nostre spalle, iniziammo ad addentrarci nel cuore del Nevada. Sembra impossibile che a pochi chilometri dalla seconda città più grande degli Stati Uniti possa esserci un vero e proprio deserto, talmente deserto che in alcuni punti non passano neanche i cavi dell' elettricità. Non avrei mai pensato di poter toccare con mano cose viste solo in televisione. Dopo diverse ore di macchina e aride pianure sterminate, iniziammo a scorgere, in lontananza, una specie di massa luminosa senza forma: era Las Vegas!
Un concentrato di pura energia circondata dall'oscurità più totale del deserto. Faceva uno strano effetto vederla, "Chissà quanta elettricità servirà per soddisfare la richiesta di tutta quella luce?" domandavo a me stesso. L'effetto aumentava quando ci si trovava a pochi chilometri. Finalmente arrivammo e uscimmo dalla freeway. Il caldo afoso che ci aveva accompagnato per tutto il tragitto sembrava essere addirittura aumentato: ci saranno stati 38-39 gradi nonostante le 22:00 fossero passate da un bel pezzo. Giusto il tempo di trovare il nostro albergo, sbrigare le varie formalità ed eccoci giunti in pieno centro, stupiti e meravigliati dallo spettacolo che ci trovammo davanti. Luci, luci e ancora luci, fontane ogni trenta metri che spruzzavano ettolitri di acqua, Casinò ovunque, alberghi dalle forme più strane, il rumore delle slot-machines, i sottofondi musicali, il rombo delle limousines; ci trovavamo davanti a quella che alcuni hanno definito "la città dei sensi". Continuammo per qualche miglio ed ecco altre meraviglie che contribuiscono alla spettacolarità di questa città. Non feci in tempo a girare lo sguardo verso destra che subito vidi "Piazza San Marco", si, l'esatta riproduzione della famosa piazza di Venezia, ovviamente più piccola dell' originale. Più avanti padroneggiava la mitica "CN Tower" di Toronto, la costruzione più alta al mondo e, poco distante da essa, un albergo che raffigurava fedelmente la Piramide di Cheope. Las Vegas è conosciuta per queste perfette riproduzioni di luoghi famosi. Tra le tante cose, ho potuto vedere il mitico MGM, hotel conosciuto in tutto il mondo, nel quale si svolgono importanti manifestazioni sportive e musicali.
Ogni Casinò, hotel e ristorante a cui passavamo vicino, era adornato, in maniera più o meno sfarzosa, con vortici di colori, suoni e danze senza fine. Quello che traspariva a prima vista era un senso di inutile spreco. Ma eravamo a Las Vegas, non in un città qualsiasi, ma nella città dove tutto è possibile, nella città dove puoi arrivare povero e diventare miliardario o perdere tutto nel giro di un ora… nella città dove puoi sposarti in dieci minuti in una delle tante "Wedding Chapel", nella città più strana del mondo. Dopo qualche decina di miglia trascorse in macchina ad ammirare l'esagerazione che ci circondava, decidemmo che era arrivato il momento di entrare in uno dei tanti Casinò che popolavano tutta la "Strip", via principale di Las Vegas.
Non appena entrati, venimmo accolti, con nostro stupore, da un lusso spesso esagerato, tipico di una città anch'essa esagerata, sia nel bene che nel male. All'epoca non avevo ancora compiuto 21 anni, pertanto non potevo giocare, ma questo non era un problema, d'altra parte non mi era mai piaciuto farlo, ma vedere gli altri presi dalla loro frenesia, mi faceva sentire parte di un mondo affascinante che non avevo mai vissuto. Sopra al Casinò c'era un albergo, anch'esso lussuoso, dal quale ogni tanto scendevano personaggi stravaganti in giacca e cravatta e sigaro in bocca, che si piazzavano davanti al primo tappeto verde spendendo ingenti somme di denaro: cose mai viste!
A Las Vegas non esiste il tempo, tutto funziona in maniera continua ed è impossibile non lasciarsi travolgere da quel motore sempre attivo. Sviluppatasi all'inizio degli anni trenta, questa città è considerata oggi la capitale mondiale del gioco d'azzardo. Anche chi non ama giocare può trovare il modo di svagarsi, di giorno infatti ci sono programmi culturali non indifferenti che si contrappongono nettamente alla vita notturna, completandone magnificamente lo splendore.
Questa esperienza durò pochissimo, un solo weekend. Tre giorni vissuti fino in fondo a fare cose che mai avrei fatto nel mio paese. La domenica, ultimo giorno, ripartimmo per Los Angeles dopo aver gettato indietro un ultimo sguardo: la nostra avventura si era ufficialmente conclusa. Vedere la città fatta di luce allontanarsi ci aveva reso tutti un po’ tristi, soprattutto perchè eravamo consapevoli del fatto che non ci saremmo tornati per un bel pezzo. Arrivammo di notte e ripartimmo di notte. La luce fu la cosa che mi rimase più impressa nella mente.
Las Vegas non sarà certo il posto ideale in cui vivere, ma è di sicuro, e lo affermo con certezza, un posto da vivere fino in fondo… anche solo per tre giorni!
[ Foto II,III e IV scaricate da Free Foto ]
Written by Mark at 17:32:30 Commenti [0]

















