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On The Road
Passeggiando su Michigan Avenue
28.9.2003 - - - > On The Road
Sensazioni ed impressioni da un veloce passaggio attraverso questa città.
Il tutto si svolse qualche anno fa, quando mi ritrovai, turista, a passeggiare per la "Michigan Avenue" nel centro della città di Chicago. E' la prima volta che vengo a contatto con il mondo degli Stati Uniti, ed i miei occhi sono pronti ad osservare ogni più piccolo dettaglio dell'ambiente circostante. Sono assolutamente intento nella sfida di verificare se tutto ciò che vedo corrisponde effettivamente all'immagine trasmessami in tanti anni di programmi televisivi.
Comincia la mia passeggiata, e non può non impressionarmi immediatamente la grandiosità dell'architettura, l'ampiezza degli spazi, il continuo sfoggio di magnificenza tipico delle vetrine dei negozi. Tutto sembra ingigantito, ed i miei concetti di spazio e dimensione cittadini devono essere completamente rivisti. Passo molto tempo con il naso all'insù per osservare le altissime facciate dei palazzi e le bandiere che con orgoglio vengono fatte sventolare ovunque. I miei occhi si muovono in tutte le direzioni, un poco increduli di fronte a tanta grandezza.
Cammino lentamente; la fretta non è mai stata mia compagna di viaggio e mi viene quindi spontaneo fermarmi un attimo. Sono stato infatti incuriosito dalla vetrina di una di quelle stazioni radio che trasmettono sotto gli occhi dei passanti: mi trovo di fronte alla sede del famoso "Chicago Tribune", i cui muri sono incastonati di decine di pietre e mattoni provenienti dai più importanti monumenti del mondo (dalle Piramidi egizie, alla Grande Muraglia, al Colosseo). Mi sembra incredibile, ma decido di mettere da parte lo stupore: in fondo questi sono gli "States".
La gente cammina per la strada senza mostrare frenesia, e così faccio io mentre osservo le varie vetrine che si susseguono davanti ai miei occhi. Un paio di artisti di strada stanno guadagnandosi qualche dollaro e mi fermo volentieri qualche minuto. Ho visto molte scene simili in diversi paesi del mondo, e non manco mai di dare qualche soldo. Lo spettacolo non è un gran che, ma aggiunge comunque un tocco di colore alla giornata.
Mi trovo adesso davanti all'ingresso di un grande magazzino. Alcuni cartelli mi indicano la disposizione dei negozi e dei ristoranti, insieme a come raggiungerli; una fontana lunga una ventina di metri decora la scalinata dell'ingresso e dei tappeti rendono più piacevole il camminare tra i vari corridoi. Sono tutti negozi più o meno eleganti, non troppo diversi dai nostri. Ciò che cambia, e non di poco, è la sensazione di magnificenza che tutti insieme nel loro complesso mi vogliono trasmettere.
Dopo un'oretta a girovagare senza meta, decido di recarmi direttamente verso quella che è la mia destinazione più ambita: la cima del secondo grattacielo più alto della città. Entro dall'ingresso principale e dopo non molti passi vengo fermato da una poliziotta che mi intima di aprire lo zainetto. Sono passati dodici mesi da quel famoso 11 settambre ed in alcuni aspetti della vita la tensione si sente molto chiaramente. Passato il controllo salgo sull'ascensore per premere il pulsante che mi porta più alto. In realtà non è proprio la cima, ma pochi metri più sotto non rappresentano un gran problema se ci si trova intorno al novantacinquesimo piano. Lo spettacolo è mozzafiato, non si vede la fine della città, che si estende a perdita d'occhio con un susseguirsi di casette di pochi piani, in netto contrasto con i grattacieli del centro cittadino.
La fame mi spinge a questo punto a cercarmi un posto particolare dove mangiare, e devo dire che a Chicago questo non è un problema. Mi fermo in un ristorantino in cui stava suonando una band jazz. Ottima musica ed ottimo cibo per un prezzo ragionevolissimo. Osservo ogni dettaglio, dagli ornamenti del locale agli strumenti dei musicisti. In realtà non ci capisco niente di jazz... ma in fondo che importa? Sto bene, e tanto mi basta.
Si è fatta oramai sera tardi, l'ultimo autobus utile per tornare in albergo sta per partire e mi affretto per evitare di prenderlo. La giornata è finita, così come la mia piccola avventura americana; ho potuto osservare la bella facciata che questo paese offre al mondo, e forse in futuro avrò occasione di conoscerlo un po' più in profondità.
Questo articolo mi è stato gentilmente inviato da Andrea De Capoa, un ragazzo che ama viaggiare. Per approfondire l'argomento vi consiglio di visitare il suo sito: Andrea De Capoa. Andrea non fa parte dello staff di APP.
- Lady Blackice -
Written by Guest at 17:28:25 Commenti [0]

















