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On The Road

Alcatraz tour: un affascinante mito californiano

4.10.2006   - - - > On The Road

Resoconto del mio viaggio nel febbraio 2004

"Grazie per la vostra partecipazione alla visita guidata nelle celle del carcere di Alcatraz". Così inizia l'audiocassetta creata appositamente per accompagnare i visitatori tra i corridoi del penitenziario più affascinante che esista.

Carcere di AlcatrazOgni giorno centinaia di turisti, provenienti da ogni angolo del globo, si radunano nel Pier 41 aspettando, ansiosi, l'imbarcazione che li condurrà nella meta tanto attesa. Il viaggio dura poco, forse una ventina di minuti, durante i quali è possibile ammirare le meraviglie della baia. I gabbiani che svolazzano all'orizzonte accompagnano i visitatori in questo breve tragitto. La brezza mattutina, per quanto non sia eccessivamente fredda, può far venire voglia di entrare nella parte chiusa della nave, dove, grazie a delle grosse finestre, è comunque possibile vedere l'isoletta sempre più vicina e sempre più grande.

Eccoci arrivati: la nave attracca in un piccolo molo consumato dal tempo e la gente, all'apice della curiosità, scende furtivamente per poi radunarsi in quello che dovrebbe essere il cortile principale. I finti "click" delle fotocamere digitali iniziano la loro sinfonia e intanto una guardia (o, per meglio dire, un animatore vestito come tale), prende la parola e inizia a raccontare i primi aneddoti relativi al posto in cui ci troviamo.

Nell'aria c'è qualcosa di magico, di impalpabile, e per un attimo questa strana sensazione che ci scorre imperterrita nelle vene ci fa sentire diversi. In effetti, pensandoci bene, non è da tutti i giorni calpestare con i propri piedi di comuni mortali un pezzo di storia che va avanti da più di cento anni. La semplice idea di ripercorrere i passi di un personaggio come Al Capone è una cosa difficile da capire se uno non l'ha vissuta con i propri occhi.

Non passano che pochi minuti quando, dietro invito della stessa guardia, ci addentriamo frettolosamente in una specie di "reception", forse la stessa che veniva usata per accogliere, magari in maniera meno gentile, i vari detenuti che provenivano da tutti gli Stati Uniti. Un'altra guardia ci munisce di cuffie e lettori digitali con in memoria un messaggio registrato: è la nostra guida vocale, stranamente tradotta anche in italiano, che ci terrà compagnia per una mezz'ora abbondante.

All'improvviso una scritta coglie immediatamente la nostra attenzione: "Alcatraz cell house tour begins here", il tour ha inizio! Subito davanti ai nostri occhi si aprono i blocchi C e D e tra questi due, al centro, parte il corridoio principale, che i prigionieri amavano chiamare "Broadway". Le celle di un colore verde deprimente colpiscono immediatamente la nostra attenzione. Sono talmente piccole che è difficile comprendere come sia stato possibile, per i detenuti, aver vissuto in ambienti simili per decine di anni senza impazzire; evidentemente l'abitudine fa miracoli!

Carcere di AlcatrazAlcune di queste celle sono aperte ai visitatori che, ovviamente, ne approfittano per farsi immortalare in una situazione decisamente fuori dal comune. Il gruppo, prima compatto come un gregge, inizia timidamente a disgregarsi per cercare di cogliere tutti i minimi particolari di questi ambienti, tanto lugubri quanto affascinanti. Le celle più importanti sono accompagnate da fotografie, ritratti e scritte che ricordano i vari personaggi che le abitavano. Al Capone, ad esempio, doveva essere sicuramente qualcuno all'interno di quel carcere visto che la sua foto, posizionata in maniera strategica, è la prima a cogliere la nostra attenzione. Ci soffermiamo un attimo, fissiamo quel luogo per alcuni istanti vedendolo così diverso dagli altri, se non altro per i nostri occhi ormai colmi di tanta suggestione, per poi continuare l'ispezione. La seconda cella che vediamo, non troppo distante da quella precedente, è quella di Robert Stroud, l'uomo degli uccelli.

La storia di questo personaggio ha un fascino incredibile, talmente incredibile da ispirare un grande successo cinematografico degli anni sessanta, intitolato "Birds of Alcatraz", sapientemente interpretato da Burt Lancaster. Stroud divenne famoso in tutto il mondo per gli studi che condusse sui canarini, unici compagni di cella in tutti gli anni della sua prigionia. Nonostante la sua educazione elementare riuscì a diventare uno dei massimi esperti di ornitopatologia al mondo, suscitando l'invidia di molti scienziati e ricercatori. Nella sua vita, oltre a trovare i rimedi per molte patologie fino ad allora incurabili, scrisse addirittura due trattati di ornitopatologia passati alla storia: "Diseases of canaries" e "Stroud's digest of bird diseases". Va precisato, tuttavia, che Stroud trascorse ad Alcatraz solo gli ultimi periodi della sua detenzione. Le più grandi scoperte vennero fatte in un altro penitenziario diversi anni prima. Mori il 21 novembre 1963, all'età di 73 anni, buona parte dei quali passati in isolamento.

Infine, ormai sicuri di aver visto le cose più affascinanti, scorgiamo quello che tutti gli amanti del buon cinema dovrebbero vedere: la cella di Frank Morris, uno dei tre evasi della storia di Alcatraz. Il buco utilizzato per la fuga, reso celebre dal film "Fuga da Alcatraz", interpretato da Clint Eastwood, è ancora intatto come se la corrosione inesorabile del tempo non esistesse da queste parti. Di Frank Morris non si sa nulla, forse è morto nel tentativo di raggiungere la costa, oppure si è miracolosamente salvato e tutt'oggi vive felice e spensierato da qualche parte del mondo, godendosi gli ultimi anni della sua vecchiaia.

Lasciata alle spalle l'impresa impossibile di un simile personaggio, riprendiamo il nostro viaggio tra i meandri di questo "alveare". Dopo qualche decina di metri ecco apparire le famosissime celle di isolamento, tanto odiate dai detenuti. È impossibile nascondere l'inquietudine che si prova nel vederle, perché se quelle normali sono piccole e buie, queste vanno oltre, superando tutte le aspettative: la luce difficilmente riesce a penetrare attraverso le spesse porte di ferro e le stesse dimensioni delle celle, per via dell'oscurità più completa, assumono un'importanza marginale.

Carcere di AlcatrazLa nostra avventura si conclude nella mensa. I tavoli e le sedie sono ancora lì, fermi e immobili, come in attesa di ospitare altri commensali che mai arriveranno. Se ci si concentra un po' è quasi possibile sentire voci e schiamazzi provenire dal passato: il suono acuto dei piatti percossi nervosamente dalle posate, le urla delle guardie che pretendono ordine, suoni d'altri tempi, insomma, che la grande stanza conserva ancora, come vecchi "fantasmi" impossessatisi di quei luoghi.

È difficile capire Alcatraz ed è altrettanto duro comprendere come delle persone abbiano vissuto, sofferto e magari scherzato, in quello che oggi è il più grande mito della California. Fa uno strano effetto, certo, ed è normale che sia così, altrimenti non si spiega come questo penitenziario possa aver ispirato tanti film, libri, miti e leggende che ancora oggi stentano a morire.

L'imbarcazione per il ritorno, completamente in simbiosi con la nebbia che la circonda, ci sta aspettando. Dopo non ce ne saranno altre, pertanto bisogna correre, calpestando, per un'ultima volta, il suolo di quest'isola leggendaria. Alcatraz si sta allontanando, diventando sempre più piccola e lontana, come risucchiata dalla vacuità dello spazio circostante. La gente, felice e appagata, mentre osserva ciò che ha lasciato un attimo prima, ha tutto il tempo di riflettere e rimuginare chissà quali pensieri.

Eccoci tornati a terra. Non basterà la frenesia della città a cancellare le nostre emozioni, almeno in questa giornata ricca di esperienza, nonostante lo splendore di San Francisco ci inviti a fare altro.

[ Foto scaricate da Stock Xchng ]

Written by Mark at 12:40:53 Commenti [2]