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11 Settembre: cinque anni dopo
11.9.2006 - - - > Institutions
As long as the United States of America is determined and strong, this will not be an age of terror; this will be an age of liberty, here and across the world.
- President George W. Bush -
L'attacco dell'11 settembre 2001 fu una catastrofe senza precedenti nella storia americana. La città di New York pagò in vite umane un prezzo altissimo; a Washington fu il simbolo del potere militare ad essere colpito, e solo grazie all'eroismo dei passeggeri del volo "United 93" un'altra strage fu evitata. Da quel giorno gli Stati Uniti hanno intrapreso una lunga e difficile lotta al terrorismo islamico, sostenuti da numerosi Paesi di tutti i continenti.
Dopo cinque anni possiamo tracciare una breve analisi di ciò che è stato fatto e di cosa si può e si deve ancora fare.
Operazioni militari in Afghanistan
Un mese dopo l'attacco, il 7 ottobre 2001, gli Stati Uniti, con l'appoggio della Gran Bretagna e di vari Paesi della NATO, davano inizio alla campagna "Enduring Freedom" in Afghanistan, volta a eliminare l'organizzazione di Al Qaeda e i suoi leaders, protetti dai Talebani. Alla rapida vittoria della Coalizione NATO seguivano una serie di riforme istituzionali, con l'obiettivo di trasformare l'Afghanistan in uno stato democratico e libero dall'influenza dei terroristi islamici. In appoggio a Enduring Freedom le forze NATO organizzavano l'ISAF (International Security Assistance Force) col compito principale di provvedere alla ricostruzione e alla difesa del nuovo Afghanistan; gli Stati Uniti e gli alleati hanno investito milioni di dollari per l'educazione, la sanità, i servizi e lo sviluppo economico.
Nel 2004 si svolgevano le prime elezioni libere, terminate con la vittoria di Hamid Karzai; un anno dopo era la volta delle elezioni per l'Assemblea Nazionale. Mentre i campi di addestramento dei terroristi venivano distrutti, i leaders di Al Qaeda e Osama Bin Laden venivano messi in fuga.
A distanza di cinque anni la situazione è ancora precaria: a causa delle insufficienti forze militari impiegate e dell'orografia del territorio afgano i Talebani negli ultimi mesi si sono riorganizzati e hanno intrapreso un'offensiva su vasta scala contro le forze NATO; nelle ultime operazioni della Coalizione i Talebani hanno subito molte perdite, dimostrando però, allo stesso tempo, di avere organici di migliaia di uomini. Grazie ai guadagni ricavati dall'oppio e ad aiuti provenienti da vari Paesi, tra cui Pakistan, Iran e Russia, i Talebani rappresentano ancora una minaccia per il debole stato afghano e per le forze della Coalizione.
I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro del governo afghano, che ha la possibilità concreta di voltare le spalle a decenni di guerre e diventare uno stato libero e democratico, partner degli Stati Uniti e della NATO nella lotta al terrorismo. Solo con l'aiuto economico e militare di tutta la Coalizione si potrà raggiungere questo importante obiettivo: rinunciare ora significherebbe cancellare cinque anni di sforzi e far ricadere l'Afghanistan nelle mani dei fanatici islamici.
Operazioni militari in Iraq
Nel corso del 2002 un'altra crisi internazionale si aggiungeva alla guerra in Afghanistan. Il presidente George W. Bush accusava Saddam Hussein di nascondere armi di distruzione di massa (WMD), in virtù delle quali gli Stati Uniti iniziavano una dura lotta di contrasto. Le Nazioni Unite approvavano la risoluzione 1441 con la quale si intimava all'Iraq di disarmare, a cui seguiva il rifiuto del regime iracheno. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna davano così inizio a un'operazione militare su larga scala, per eliminare il regime di Saddam Hussein e la minaccia delle WMD. L'offensiva, iniziata il 20 marzo 2003, si concludeva il 9 aprile dello stesso anno con la caduta di Baghdad. Il 14 dicembre un commando americano catturava Saddam Hussein, dopo mesi di fuga continua. Terminate le operazioni militari contro l'esercito regolare iraqeno, iniziava una difficile ricostruzione del Paese, contrastata dalla guerriglia prima e dai terroristi poi. Molti Paesi europei decidevano di inviare truppe per iniziare le necessarie operazioni di peace-keeping e assistenza al governo iraqueno. I successi politici, le libere elezioni, la nuova costituzione e un presidente democraticamente eletto non impedivano alla violenza di dilagare in tutto l'Iraq; come se non bastasse, le divisioni tra sciiti, sunniti e curdi rendevano ancora più problematico il dopo-Saddam.
A tre anni dall'inizio di "Iraqi Freedom, la situazione è ancora molto critica. L'appoggio di molti Paesi agli Stati Uniti, seguito all'11 settembre, è venuto meno, soprattutto a causa del mancato ritrovamento delle WMD. La sicurezza resta una grave carenza: alla guerriglia contro le forze della Coalizione si aggiungono le tensioni sempre più diffuse tra sciiti e sunniti e gli attacchi terroristici contro la popolazione, condotti da membri di Al Qaeda, che hanno causato migliaia di morti.
L'alto numero di caduti tra i soldati statunitensi (21.000 tra morti e feriti) ha avuto forti ripercussioni sull'opinione pubblica americana, che ora preme per un rientro delle truppe. Ci sono però segnali di un netto miglioramento, soprattutto grazie al contributo delle forze di sicurezza irachene, impegnate con le forze della Coalizione nella lotta ai terroristi. L'uccisione di Abu Musab Al Zarqawi, membro di Al Qaeda, e di numerosi altri suoi luogotenenti è stato uno dei più grandi successi degli ultimi mesi. Essendo il principale bersaglio degli attacchi terroristici, il governo iracheno è necessariamente coinvolto nella lotta al fondamentalismo islamico al fianco degli Stati Uniti. L'Iraq oggi ha ancora bisogno dell'aiuto degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, per far sì che continui il cammino che ha intrapreso, verso la democrazia e la libertà, a fianco della Coalizione internazionale nella lotta al terrorismo.
Successi diplomatici
Se da un punto di vista prettamente militare i risultati sono ancora incerti, anche se abbastanza positivi, dall'altro la diplomazia ha ottenuto grandi successi. Paesi come la Libia hanno rinnegato i loro trascorsi terroristici e si sono schierati con gli Stati Uniti; altri Paesi musulmani, Arabia Saudita e Pakistan in testa, sono attivamente impegnati nel contrasto al terrorismo, di cui sono anch'essi bersagli. Sono più di 160 gli Stati nel mondo che hanno accettato di congelare i fondi bancari di organizzazioni sospettate di sostegno ad Al Qaeda e altri gruppi terroristici, e il contrasto alla raccolta di denaro per finanziare il terrorismo continua incessantemente.
I Paesi NATO e l'intera Unione Europea sono attivamente impegnati nel controllo delle frontiere, e in generale si stanno attuando misure per ostacolare gli spostamenti dei terroristi. In particolare sono sempre più severe le misure di sicurezza negli aeroporti, in vigore oggi in moltissimi Paesi, secondo precisi standard volti a impedire ai terroristi di salire a bordo degli aerei. Accordi tra Stati Uniti e 26 Paesi sono stati stipulati per il controllo dei container trasportati sulle navi cargo verso gli USA. Sono state inoltre varate nuove leggi anti-terrorismo, prima inesistenti in molti Stati, e conferiti alle forze di polizia maggiori poteri nel contrasto di sospettati di appartenere a cellule terroristiche.
Quella che sembrava una minaccia solo agli Stati Uniti si è rivelata invece rivolta a tutto l'Occidente, con gli attacchi a Madrid e a Londra, senza considerare un numero imprecisato di attacchi che sono stati tempestivamente sventati. Gli Stati europei hanno tuttavia ancora molta strada da fare, ma la consapevolezza del pericolo e la necessità di fare fronte comune sono un ottimo incentivo a ulteriori miglioramenti.
La difesa degli Stati Uniti
In prima linea nella guerra, e principali bersagli del terrorismo, gli Stati Uniti hanno investito moltissimo nella sicurezza, sia con interventi in patria che all'estero. Dopo l'ordine dato da George Bush alla CIA di catturare o eliminare tutti i terroristi che costituivano una minaccia per gli Stati Uniti, le operazioni dell'agenzia si sono anche spostate all'estero, con la collaborazione di numerosi Stati e Servizi segreti. In cinque anni sono più di tremila i membri di Al Qaeda ad essere stati catturati in tutto il mondo, e decine di cellule dormienti sono state smantellate. I terroristi catturati più pericolosi, provenienti in massima parte dall'Afghanistan, sono stati rinchiusi a Guantanamo, nella base della Marina Statunitense a Cuba. I prigionieri, ai quali non si può applicare la Convenzione di Ginevra, avranno comunque il diritto di difendersi in un tribunale. Pare inoltre, con una dubbia decisione, che il carcere speciale verrà smantellato.
Il maggior impegno è rivolto al contrasto delle Weapons of Mass Destruction, in collaborazione con molti Paesi in tutto il mondo. Il rischio maggiore viene dalle armi nucleari e dalle armi chimiche. Numerosi programmi sono stati creati dagli Stati Uniti per il controllo delle sostanze radioattive e dei materiali necessari alla fabbricazione di un'arma atomica.
Per quello che riguarda la difesa interna, il dato più significativo è la creazione, nel 2003, del "Dipartimento di Homeland Security", a cui fanno capo le forze di polizia e le agenzie federali. La difesa militare è garantita d'altra parte dall'U.S. Northern Command (USNORTHCOM), che ha il compito di pianificare, organizzare ed eseguire la difesa nazionale militare in tutto il territorio statunitense e nelle acque territoriali.
Per la difesa dei confini il personale è passato dalle 9.000 unità del 2000 alle 18.000 del 2006, e la Border Patrol in questi anni ha inoltre incrementato le proprie strutture e migliorato le tecnologie. Esistono inoltre programmi specifici per la protezione di obiettivi militari e civili, come le centrali nucleari, le dighe e i ponti.
Le moderne tecnologie offrono un contributo notevole nel campo della sicurezza: sistemi di sicurezza passivi, come i passaporti digitali e i rilevatori dei dati biometrici, sono diventati obbligatori negli aeroporti americani, mentre sensori di sostanze chimiche e radioattive sono stati installati in molte metropolitane e nei principali scali merci portuali. Il programma BioWatch prevede inoltre il monitoraggio di 30 città americane per la prevenzione contro attacchi chimici e biologici, e sempre nel campo della difesa dagli agenti biologici, sono state incrementate le scorte di vaccini contro il vaiolo e l'antrace.
Dopo l'11 settembre i Servizi segreti americani sono stati messi sotto accusa per l'inefficiente gestione delle minacce terroristiche, che si erano susseguite prima degli attacchi. Proprio per evitare ulteriori inefficienze si sta cercando in questi anni di favorire la cooperazione tra le varie agenzie, unificando le banche dati e i rapporti d'intelligence. Per questo è nato il National Counterterrorism Center (NCTC) che raccoglie il lavoro di tutte le strutture impiegate nella lotta al terrorismo.
Conclusioni
Gli Stati Uniti sono più sicuri di cinque anni fa, come sono più sicuri molti Paesi europei. Nessuno Stato però oggi si può dire realmente sicuro di fronte al terrorismo, a causa della sua natura sfuggente e imprevedibile. Lo smembramento di Al Qaeda non ha significato la vittoria sul terrorismo, e anche l'auspicabile cattura di Osama Bin Laden non porterà alla fine degli attacchi. Il terrorismo si alimenta attraverso il fanatismo e un'ideologia perversa, e sono proprio questi due aspetti che vanno combattuti. Agli interventi militari vanno affiancati interventi mirati della diplomazia internazionale, continuando a combattere le dottrine fondamentaliste con tutti i mezzi a nostra disposizione, opponendo a un'ideologia di morte i valori della giustizia e della libertà.
Fonti utilizzate:
Whitehouse.gov
[ Foto from Wikipedia - Public Domain ]
Written by Joker at 8:05:06 Commenti [0]

















