Forum
Benvenuto, Visitatore. Per favore, effettua il login o registrati.
Hai perso la tua email di attivazione? GO!
Homepage -> Hollywood -> Recensione: Gangs Of New York
Hollywood
Recensione: Gangs Of New York
6.3.2004 - - - > Hollywood
Scheda Film
Titolo originale: Gangs Of New York
Genere: Drammatico
Durata: 166 minuti
Regia: Martin Scorsese
Sito ufficiale: www.gangsofnewyork.com
Cast: Leonardo Di Caprio, Cameron Diaz, Daniel Day-Lewis, Liam Neeson, Henry Thomas, John C. Reilly, Jim Broadbent, David Hemmings
Uscita in Italia: 24 Gennaio 2003
TRAMA - l film si apre nella New York del 1846, dove le continue lotte tra Nativi (non gli Indiani, ma "quelli che l'America l'hanno fatta"), ed Irlandesi immigrati, spargono sangue lungo le vie della città.
Due bande si stanno per scontrare, i Nativi appunto, protestanti guidati dal leader Bill il Macellaio (Daniel Day-Lewis), e i Conigli Morti, con in testa il reverendo papista Vallon. Nel sanguinoso scontro il reverendo viene colpito da Bill: Scorsese chiude la scena mentre il piccolo Amsterdam Vallon, si mette in fuga per fuggire ai Nativi, e la riapre sedici anni dopo, nel secondo anno della Guerra Civile. Amsterdam (Leonardo Di Caprio) ormai adulto, ha ancora dentro di se l'odio per l'assassino del padre, di cui si mette sulle tracce.
Giunto a New York si trova di fronte ai soliti scontri e disordini: continua a regnare odio e razzismo nei confronti dei neri e degli immigrati; in più alcuni alleati dei Conigli Morti sono ora entrati a far parte della gang del Macellaio che è, ormai, il leader incontrastato della città. Amsterdam approfitta del fatto che nessuno lo riconosce per accattivarsi le simpatie di Bill, il quale non sospettando nulla, lo accoglie nella sua banda fino a permettergli di diventare il suo braccio destro e, nel frattempo, conosce la giovane e attraente Jenny (Cameron Diaz), abile borseggiatrice ed ex-pupilla del Macellaio. Nonostante la simpatia che Bill dimostra al ragazzo, Amsterdam Vallon non ha dimenticato il motivo per cui e lì, e, durante una festa per celebrare la memoria della morte di "Prete" Vallon, cerca di uccidere Bill lanciandogli un pugnale. Ma Bill, che nel frattempo è venuto a conoscenza della vera identità di Amsterdam, si difende e lancia a sua volta un pugnale al giovane uomo, atterrendolo. La scena sfuma su un isterico Macellaio che tortura brutalmente il giovane, lasciandolo sfigurato. Sarà Jenny a medicarlo e, dopo tre mesi di reclusione e cure, Amsterdam è di nuovo pronto ad affrontare il suo nemico. Uscito allo scoperto, appende ad un recinto un coniglio scuoiato (il vecchio simbolo dei Conigli Morti) in segno di sfida, cosa che fa irritare Bill, che fa uccidere l'uomo scelto da Amsterdam per rappresentare politicamente gli Irlandesi immigrati. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Amsterdam sfida Bill allo scontro, e il Macellaio, con un ironico sorriso, accetta la battaglia. E qui si assiste ad un finale spettacolare che Scorsese ci regala facendo venire i brividi anche ai più esigenti spettatori.
Se durante tutto il film non mancano pugni, sparatorie, sangue sui cadaveri e sulla neve bianca, nel finale il tutto viene amplificato dalla rivolta popolare dei Five Points, malfamato quartiere della New York del XIX secolo, proprio nello stesso momento in cui le due gang si devono scontrare.
E' il delirio più totale: tutti urlano e picchiano, mentre la polizia vedendosi assalita, chiede aiuto all'esercito il quale ha l'ordine di fare fuoco sui rivoltosi. Anche la marina prepara i colpi nei cannoni, e dopo qualche minuto, in cui Scorsese ci lascia riflettere su cosa sta per accadere, scoppia l'inferno. I soldati fanno partire i colpi dai fucili, la gente urla, i cannoni delle Ammiraglie ancorate al porto, sparano anch'essi, e nella polvere, nel fumo e nel delirio generale, Bill e Amsterdam si cercano a vicenda per colpirsi. Al dissolversi della polvere ritroviamo i due uomini a terra, ma solo uno è ferito a morte, e questa volta è proprio Bill il Macellaio.
Cessati gli scontri, il sindaco da ordine che tutti gli immigrati Irlandesi in arrivo vengano accolti con una bevanda calda e delle coperte. Nel finale Amsterdam e Jenny depongono dei fiori sulla tomba del Reverendo Vallon, accanto al quale è sepolto anche Bill, divisi dalla fede, ma uniti di fronte al loro unico Dio. E sulle magiche note di "The Hands That Built America" degli U2 la New York dell'800 si popola pian piano di grattacieli fino a trasformarsi nella New York di oggi. Ci sono anche le Twin Towers... da pelle d'oca!
COMMENTO - La pellicola di Scorsese si appoggia su un romanzo a lungo dimenticato negli States: "The Gangs of New York" di Herbert Asbury, pubblicato nel 1927. Il romanzo si basa su una tesi di fondo: New York è nata dal sangue degli scontri tra le gangs rivali che la popolavano nel XIX secolo. Una tesi a lungo confutata dalla maggior parte degli storici americani, poco propensi a diffondere un'immagine così cruda degli States, già ampiamente criticati per i loro interventi bellici all'estero. Niente di nuovo o di inventato quindi, ma solo storia che parla, e che un abile regista ha avuto il coraggio di trasformare in immagine per rendere noti, a chi forse non li conosceva ancora, i fatti che forse stanno dietro ai lussuosi palazzi della New York dei nostri giorni. E' un film che mette un po' a nudo le realtà più nascoste delle origini di una grande Nazione, in cui, alle origini, odio, ipocrisia e razzismo, erano all'ordine del giorno.
L'Academy, si sa, è un ambiente un po' bacchettone, ma qualcosa di poco chiaro dev'essere accaduto: com'è possibile che un film così non abbia ricevuto nemmeno un Oscar? Forse è la paura della verità che ha impedito a Gangs of New York, di ricevere la statuetta d'oro, ma la grandiosità di questo film, credo stia proprio nel far apparire la realtà per quello che è, dove il sangue esce veramente, dove i pugni e gli schiaffi li senti vivi e veri, dove gli effetti digitali sono solo una piccolissima corona al film, non il film stesso.
L'Oscar lo avrebbe meritato sicuramente Scorsese, ma anche i bravissimi attori, tra cui l'irraggiungibile Daniel Day Lewis, nel ruolo di Bill; va sottolineato che non è stata premiata nemmeno la stupenda colonna sonora su cui spicca il brano "The Hands That Built America" cantata dagli U2, stracciati "nientepopodimenoche" da Eminem, personaggio scomodo per l'Academy forse più di Scorsese, ma questa è un'altra storia... (per maggiori info leggi la recensione di 8 Mile). E l'Oscar, lo darei volentieri anche ai costumi e alla scenografia, curata dall'italiano Dante Ferretti.
E i luoghi delle scene? Lo sappiamo che Gangs of New York è stato girato interamente a Cinecittà, e forse è questo il motivo per cui in Italia il film è stato tanto pubblicizzato. A dire il vero la solita sinistra nostrana ha anche cercato di usare il film come pretesto per attaccare gli USA: "...ecco la vera faccia dell'America... ecco cosa c'è alle origini di un paese così prepotente e sanguinario...", ma anche qui meglio sorvolare!
Vale la pena di vederlo, e magari di acquistarlo in DVD o VHS, per metterlo nella collezione dei film d'autore; film che fanno la storia del Cinema perchè hanno il coraggio di metterti a confronto con la realtà che sta dietro a tante libertà, che ti lasciano sulla pelle i brividi e il coraggio di quegli uomini che hanno dato la loro vita per rendere una nazione gloriosa come gli Stati Uniti.
Scorsese questo l’ha capito bene, e con lui ogni persona che sa apprezzare questo film, staccandosi dal perbenismo ipocrita della massa.
Bravo Martin! E grazie per averci regalato un film come questo.
Written by American Eagle at 16:00:00 Commenti [0]

















