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Curiosity

La storia del vino americano

24.10.2005   - - - > Curiosity

VinoQuello che dobbiamo riconoscere alla nostra Italia è che, in mezzo a tanti problemi, ha il pregio di produrre cibi e vini effettivamente apprezzati in tutto il mondo. Questi ultimi, poi, al pari di quelli francesi, spopolano il mercato ponendosi ai vertici sia per qualità sia per quantità; qualcosa di cui poterci vantare insomma! Tuttavia quello che l'italiano medio ancora non sa è che, al giorno d'oggi, anche altri paesi del mondo hanno iniziato a produrre dell'ottimo vino, facendo correre ai ripari tutti gli enologi italiani che si sono sentiti, ovviamente, in pericolo. Uno di questi paesi produttori è sicuramente gli Stati Uniti d'America e, più in particolare, la California.

La storia del vino Americano, seppur recente, vede i suoi primi bagliori all'epoca delle colonie fondate dagli abitanti del nord Europa. I primi colonizzatori, almeno questo vuole quella che, secondo alcuni, è solo una leggenda, furono i Vichinghi (Norvegesi, Irlandesi, Scozzesi), ovvero i "re dei mari". Questi avventurieri, dopo aver conquistato buona parte del nord Europa, espansero, a poco a poco, le loro esplorazioni. Dopo circa un secolo di conquiste, Leif Ericson, figlio del noto avventuriero Eric il Rosso, scoprì lungo le coste dei futuri Stati Uniti (e più precisamente all'altezza dell'attuale stato di New York), una regione coperta da viti selvatiche che chiamò "Vineland". Leif e i suoi uomini credevano che quello fosse un buon posto per vivere, grazie anche al clima ideale e alla terra piuttosto fertile. Alcuni ricercatori, però, ritengono che questa dei Vichinghi sia solo una storia priva di fondamento. Dello stesso parere sono anche gli italo-americani, che vedono nei Vichinghi solo un modo per gettare fango sul loro Cristoforo Colombo. Nel 1965 un articolo pubblicato dal New York Times affermava che cinquecento anni prima di Colombo questi pionieri avevano già colonizzano una parte degli Stati Uniti. Quest'affermazione creò talmente tanto scalpore, che Little Italy fu sede di enormi manifestazioni contro tale tesi, considerata assurda.

UvaBisogna aspettare cinquecento anni per trovare del vino in territorio Americano. Questo accadde quando Cristoforo Colombo attraccò sull'isola di Guahani, nelle Bahamas. Le sue navi: la Pinta, la Nina e la Santa Maria, trasportavano delle scorte di vino che venne fatto assaggiare alla gente del luogo. Dopo Colombo una scia di Conquistadores colonizzò queste nuove aree e molte viti selvatiche vennero sostituite con delle viti d'importazione.

Con il passare degli anni anche altri paesi, come la Francia e l'Inghilterra, si spinsero dall'altra parte dell'oceano per i più svariati motivi; tuttavia il sogno di fare del buon vino nelle colonie era ancora un'utopia. Un primo cambiamento positivo avvenne intorno al 1670, quando la persecuzione degli Ugonotti in Francia indusse un certo numero di vignaioli a lasciare il loro paese. Questo fattore, unito alla prolificità delle viti selvatiche, (in particolare la vitis rotundifoglia), fece rinascere la speranza di riuscire finalmente a fare un vino che fosse degno di chiamarsi tale. Il prodotto che si ottenne era bevibile anche se, purtroppo, aveva un sapore decisamente aspro.

Altri anni trascorsero e qualcosa sembrava concretizzarsi sempre di più: la manualità dei viticoltori Americani migliorava ogni giorno, nascevano sempre nuove aziende produttrici e anche gli enologi "made in usa" iniziavano ad acquistare una certa fama. Ecco che, pian piano, il vino Americano diventava interessante, tant'è che, a partire dalla fine del XVIII secolo, gli insuccessi della vinificazione prodotta dalle viti selvatiche cominciarono a diminuire costantemente. Ormai le aree di vigneto erano considerevoli e si produceva un vino accettabile. Anche gli ibridi prolificavano velocemente: l'Isabella nel 1816, il Catawba nel 1823, l'Accord trent'anni più tardi e, infine, l'Elvira che ebbe molta importanza verso la fine del secolo. Grazie ad una migliore selezione dei vitigni e al raffinarsi del gusto del popolo, cominciava ad affermarsi la buona reputazione dei "vini della east cost". Questa fama si stava diffondendo anche per via del completamento della linea ferroviaria intercontinentale, che consentiva di trasportare tutti i prodotti ottenuti da un luogo all'altro degli Stati Uniti. Quasi tutti gli hotel di lusso, ma anche i ristoranti di media importanza, si munirono di una carta dei vini, che dava, chiaramente, una certa importanza al locale.

VinoNel XIX secolo anche lo stato dell'Ohio conobbe nella viticoltura periodi gloriosi, grazie alla figura di Nicholas Longworth. Quando Longworth arrivò a Cincinnati, nel 1803, non era ancora l'appassionato di vino che divenne più tardi. La cittadina dove si inserì contava appena 800 abitanti e godeva di una pessima fama... Nessuno intuì che questo ventunenne, senza un soldo in tasca, sarebbe riuscito a cambiare il destino di quella piccola comunità. Dopo la laurea, Longworth aprì uno studio di avvocato e i soldi iniziarono ben presto ad arrivare; nel giro di poco tempo divenne uno degli uomini più ricchi dello stato. Il suo sogno era quello di cambiare la mentalità rustica e antiquata del suo paese e credeva che il vino potesse essere il mezzo più adatto per farlo. Voleva creare una sorta di "wineland" dove ognuno avrebbe avuto la sua vigna e avrebbe potuto godersi del buon vino, allontanandosi dagli altri alcolici, considerati da lui più malsani. In pratica Longworth non voleva dedicarsi alla viticoltura per soldi, visto che li aveva già, ma semplicemente per dare lo stimolo ad un ritorno alla terra.

Il successo di Longhorth, unito alla forte crescita della produzione vinicola, nonché alla fama degli altri alcolici più noti, come il rum e la birra, che esistevano già da tempo, fece si che i puritani iniziarono una guerra contro quelle che per loro erano le "bevande del diavolo". Per costoro lo scopo predominante era quello di salvare l'America dall'alcol, considerato come un qualcosa di assolutamente negativo per la società. Questo simile spirito proibizionista si estese a macchia d'olio in tutto il paese, facendo aderire alla battaglia sempre nuovi stati. Nel frattempo, come alternativa all'alcol, vennero introdotte decine di bevande diverse tra loro, tra cui della semplicissima acqua ghiacciata resa pura, la stuzzicante acqua gassata e, più in generale, tutti i soft drinks: bibite analcoliche a base di succo di frutta, caffè, tè, latte etc.

Anche i saloon erano visti come luoghi di perdizione e la cosa negativa per i puritani era che questi locali verso gli inizi del '900 attraversavano un periodo molto propizio, tanto che ne spuntavano sempre di nuovi. Nell'agosto del 1917 venne votata la legge che proibiva la fabbricazione, la vendita e il trasporto di bevande alcoliche, che entrò in vigore tre anni più tardi, ovvero alla mezzanotte del 16 gennaio 1920, per via dei ritardi causati dall'entrata in guerra degli Stati Uniti. Prima di questa scadenza migliaia di persone presero d'assalto gli ultimi stock di alcolici disponibili, poiché era consentito consumare in casa le bevande acquistate prima dell'applicazione della legge. I puritani, enormemente soddisfatti, immaginavano per l'America momenti d'oro e di lucida sobrietà, senza sbandati e senza più quartieri miserabili: un paese perfetto insomma...

Negli anni successivi, però, gli Americani bevvero tanto più vino di quanto non avevano fatto prima del proibizionismo stesso. Molte persone, ad esempio, producevano il proprio vino in casa e di nascosto; altri vini erano reperibili per culto ed altri ancora erano venduti in farmacia con la scusa di essere medicinali, e quindi utili a curare coliche e dolori vari. Certo, la qualità dei prodotti era scarsa, ma almeno permettevano ai viticoltori di sopravvivere. Questi ultimi adottarono anche altri interessanti stratagemmi per continuare il loro lavoro e addirittura ampliarlo. La prima cosa che fecero fu quella di modificare parte dei propri vigneti per produrre uve da tavola; in soli tre anni la superficie dei vigneti raddoppiò. Un altro modo per fare fortuna era rappresentato dal succo d'uva, che gli Americani impararono a bere anche a pranzo. Molte aziende produttrici, non contente di produrre semplice succo, arricchirono queste bevande di grandi quantità di lieviti, riportando sull'etichetta l'avvertimento che il contenuto della confezione sarebbe potuto lievitare naturalmente, trasformandosi in vino. Ovviamente le persone approfittarono di questo fatto e la domanda di tale prodotto crebbe a dismisura.

Il proibizionismo non rovinò solo il palato degli Americani, ma anche l'economia del paese.

Quando Roosevelt divenne presidente degli Stati Uniti, nel 1933, aveva il desiderio di revocare il proibizionismo per dare una spinta economia disastrata del paese e favorirne la ripresa. Con la legalizzazione dell'alcol, in effetti, potevano nascere nuovi posti di lavoro nella viticoltura e nell'industria delle macchine agricole e l'economia americana avrebbe potuto riprendersi a poco a poco. In breve tempo il desiderio di Roosvelt venne accolto e la riconversione all'alcol ebbe inizio. I singoli stati, però, non abolirono il proibizionismo tutti insieme; solo diciassette di essi lo abrogano all'istante e i viticoltori si rimisero al lavoro per riprendere quello che avevano lasciato molto tempo prima. I vigneti, spesso in condizioni pietose e comunque non adatti per la vinificazione, dovevano essere risanati, ma il problema principale era un altro:

gli Americani in questi anni di lontananza dal vino avevano perso il gusto e la mentalità di bere in un certo modo.

La loro bocca, abituata al sapore dolciastro delle bibite gassate, doveva necessariamente intraprendere un lungo cammino di rieducazione.

VignetoSolo negli anni '50 che le cose iniziarono ad andare per il verso giusto. In questo periodo il consumo di vino era molto elevato e il concetto del "bere bene" iniziava a instaurarsi nelle testa della gente. L'America, ma più in particolare la California, acquistava, piano piano, una fama sempre maggiore, consacrandosi leader del settore un paio di decenni più tardi, più precisamente il 24 maggio 1976. Steven Spurrier, gentlemen inglese che dirigeva un'enoteca a Parigi, dopo essersi recato in America per degustare alcuni tra i vini più importanti, decise, insieme alla sua socia Patricia Gallager, di fare uno storico confronto tra i buoni vini degli Stati Uniti e quelli, molto più conosciuti e stimati, della Francia. Questa comparazione si svolse all'Hotel Intercontinental di Parigi e le degustazioni furono fatte solo da esperti francesi, i massimi esperti di quell'epoca. Per i vini Americani si fece una scelta molto accurata, optando per lo Chardonnay Chateau Montelena, lo Spring Mountain e il Santa Cruz Mountains, tutti del 1973. Anche la selezione dei rossi fu rigorosissima: Cabernet Sauvignon Stag's Leap Wine Cellars del 1973 e il Martha's Vineyard del 1970. I francesi, da parte loro, optarono per quanto di meglio si poteva reperire in Francia: il Borgogna, il Puligny Montrachet del 1972, il Mersault Charmes del 1973 e, infine, per i rossi, alcuni Premiers Crus. Tutte le bottiglie erano coperte da un tovagliolo che nascondeva l'etichetta, in modo da celarne la provenienza.

I risultati di questa storica sfida hanno qualcosa di straordinario: i vini Americani risultarono nettamente superiori a quelli Francesi.

Tra lo sgomento generale, c'è chi obiettò e chi cercò le scuse più futili, ma i fatti parlano chiaro. Il settimanale "Time" contribuì a diffondere la notizia di questo strepitoso successo in tutto il mondo. Il 1976 rimarrà nella storia come l'anno di svolta per la viticoltura Americana.

La storia del vino degli Stati Uniti, fra singhiozzi e lunghe pause, partendo dai primi coloni, passando per il proibizionismo, fino ad arrivare alla ripresa economica del settore, ha raggiunto il suo obiettivo finale: quello, cioè, di riuscire a produrre alcuni dei vini più importanti del mondo, battendo gli inutili pregiudizi del passato. Ci è voluto del tempo certo e il percorso non è stato facile, ma alla fine è grazie a questi enormi sacrifici se oggi per "bere Americano" non si intende solo una semplice lattina di Coca Cola.

[ Foto scaricate da Stock Xchng ]

Written by Mark at 17:09:44 Commenti [2]