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Sciroppo d'acero: l'oro liquido del Vermont

syrupIl maggior produttore al mondo di sciroppo d’acero è il Canada (non a caso, la foglia d’acero è presente sulla bandiera canadese) ma il maggior produttore degli Usa si trova nel New England ed è lo stato del Vermont.

Lo sciroppo d’acero (maple syrup) è un concentrato che si ottiene bollendo la linfa estratta da alcune specie d’acero (principalmente l’acero da zucchero e l’acero nero). E’ uno dei dolcificanti meno calorici in circolazione. Certamente non il più economico ma neanche troppo esoso se si pensa che per ottenere 1 litro di sciroppo occorrono ben 40 litri di linfa.

Lo sciroppo d’acero è un ottimo ricostituente naturale, ha proprietà antidepressive e disintossicanti, migliora la risposta immunitaria dell’organismo, previene mal di testa, deficit di memoria e gastriti da stress.

A seconda del grado di raffinazione della linfa, si possono ottenere diverse qualità di sciroppo e ogni paese ha, in tal senso, i propri standard di classificazione. Negli Stati Uniti esistono due gradazioni: grade A e grade B. Il grade A è a sua volta suddiviso in: Light Amber (più noto come Fancy), Medium Amber e Dark Amber. Le qualità chiare hanno un gusto più delicato e sono considerate le più pregiate. Nelle tipiche colazioni americane, pancakes e waffles vengono solitamente serviti con sciroppo d’acero di grado Fancy.

treeSecondo il metodo tradizionale, la linfa viene raccolta in secchi (sap buckets), collocati lungo la corteccia degli alberi. Qualche produttore usa invece un metodo più all’avanguardia e si serve di un’ampia (e antiestetica, aggiungo io) rete di tubi in plastica per convogliare la linfa nei serbatoi. Una volta raccolta, la linfa viene trattata ovvero bollita in un’apposita struttura detta sugar house (o sugar shack).

Alcuni sugar farmers aprono le loro fattorie ai visitatori tutto l’anno. Altri lo fanno solo durante il Vermont Maple Syrup Open House Weekend che si svolge generalmente a marzo. Qui potete trovare un interessante motore di ricerca dei produttori del Vermont, organizzato per contee.

sugarA Pittsford si trova il New England Maple Museum, nel cui gift shop è possibile acquistare, tra le altre cose, degli accattivanti lecca-lecca di sciroppo d’acero a forma di testa di alce (vi sentite tentati?). A proposito, girovagando per fattorie produttrici, potreste trovarvi di fronte ad una scena di questo tipo: un po’ di sciroppo ancora bollente viene versato sulla neve a formare una striscia; dopodiché un bastoncino di legno viene passato sulla striscia in modo da arrotolare lo sciroppo intorno ad esso. Con questi semplici passi si ottiene un lecca-lecca artigianale, tutto da gustare. Slurp! Linguaccia

Nel video, la giornata-tipo di uno sugar farmer del Vermont...

[Photo from Flickr by Nathalie Babineau-Griffiths ( Licenza )]

Posted by YES at 8:00:00 Commenti [0]

SCA #3: metti, una sera d’inverno, a Santa Cruz…

Non dico di sentirmi esattamente una del luogo, questo no, ma è da qualche giorno che mi sento meno turista, meno in vacanza. Non fate facile ironia, sono qui per lavorare e durante la settimana lo faccio, ma i miei weekend continuano ad avere il sapore delle vacanze. Quella voglia di gironzolare così, senza meta (salvo chiedere aiuto a Google Maps quando il dubbio esistenziale ti assale ad un incrocio), con la macchina fotografica al collo, sorridere ai passanti, scambiare qualche parola con questo o quello (che qui si può, si può parlare con gli estranei, ed è anche divertente farlo, nella maggior parte dei casi).

Dicevo, apprezzo molto questa atmosfera di eterna vacanza che mi cattura durante i weekend, ma tra un giretto e l'altro ho cominciato a fare alcune cose che fa la gente del posto. Santa Cruz è una città molto particolare nel panorama americano, eternamente in bilico tra ciò che è giusto (il rispetto dell'ambiente, la sostenibilità, i diritti degli omosessuali) e ciò che è cool (qui si trova la maggiore concentrazione di Apple-maniaci d'America, credo, nonché di ragazze trucidamente vestite come Rihanna), felicemente rilassata nelle sue contraddizioni, dove puoi passare da Gap ad un Thrift Store solo attraversando la strada... In Europa diremmo che è un posto di sinistra, pieno di radical chic. Qui, si dice che è un posto pieno di hipsters.

Che li vogliate chiamare in un modo o nell'altro, una cosa che sicuramente li caratterizza, nel loro intellettualismo ostentato, è l'amore per i libri, quelli veri, di carta. Bookshop Santa CruzEd il simbolo di questa città, il luogo che senza dubbio ne esprime meglio l'essenza, è la libreria. Definirla semplicemente libreria, poi, è riduttivo: il Bookshop Santa Cruz è sì una libreria, ma anche una specie di luogo di culto, il cuore di questa città, l'emblema dei suoi pregi e dei suoi difetti. Se non lo fosse, farebbe fatica a restare a galla come le poche altre librerie indipendenti che ancora sopravvivono. Ma questo è un posto speciale... La prima volta ci sono entrata per pura curiosità, e mi sono messa a gironzolare affascinata fra gli scaffali colmi di libri e note seminate qua e là. La seconda perché ero in giro da ore e mi serviva il bagno, lo ammetto, ma poi sono rimasta di nuovo a curiosare per un bel pezzo. La terza perché il freddo era improvvisamente arrivato a Santa Cruz, e anziché congelare, avevo deciso che era arrivato il momento di comprare questo testo fondamentale, non disponibile in ebook e nemmeno in formato cartaceo su Amazon, "228 Interesting, Odd, Beautiful & Historic Things to See in Santa Cruz County", scritto da qualcuno del posto ed in vendita solo qui e in un'altra libreria. La quarta volta, quella che mi ha spinto a scrivere questo post, ci sono tornata perché, nonostante il fastidio che in genere mi creano gli hipster con le loro ossessioni finto-originali, così ottusi da non rendersi conto di essere omologati quanto gli altri, ho capito che questo posto mi piace, molto. Mi piace con le sue contraddizioni, con quell'aria snob da posto elitario, con quel malcelato disprezzo della modernità, ma con il reparto gadget, riviste da due soldi e, soprattutto, con la possibilità di ordinare online, anche in formato ebook. Aldilà delle contraddizioni, però, entrando qui dentro si ha la sensazione di essere approdati in un'isola felice, un paradiso per lettori. Dovete essere lettori accaniti, di quelli che con la carta stampata ci sono cresciuti, preferendola spesso alla compagnia di coetanei con zero argomenti in comune, per apprezzare posti come questo. Aggirarsi tra montagne di libri e scoprire qua e là i post-it lasciati da qualcuno dello staff per consigliare questo o quel libro, con le sue personali motivazioni, da l'idea di essere finiti in un universo parallelo in cui la cultura conta.

Sapete come si dice in America? When in Rome, do as the Romans do". Beh, vale lo stesso per Santa Cruz, e poiché uno dei luoghi da frequentare assolutamente pare essere proprio il Bookshop, per confondermi perfettamente con gli indigeni due giorni fa ho deciso di sfidare le temperature polari e partecipare ad una public reading dell'ultima fatica di Jonathan Franzen, di cui sono casualmente venuta a conoscenza proprio leggendo un post-it...

Franzen, ho scoperto, vive un po' a Santa Cruz e un po' a New York, poiché la sua compagna è di qui, e non sta facendo un tour per promuovere il libro, ma ha fatto quest'unico evento nella libreria di Santa Cruz. I casi della vita!

Copertina Time (2010)Ora mi pento di non avervi parlato prima di Jonathan Franzen, le mie buone intenzioni di recensire tutte le mie letture a tema USA si sono perse fra i vari impegni dello scorso anno. Per riassumere brevemente, vi dico che si tratta di uno degli scrittori americani più acclamati degli ultimi anni. Il suo romanzo precedente, "Libertà" è stato in cima alle classifiche dei bestseller per tutto il 2010, l'anno in cui è uscito, ed è finito sulla copertina del Time (l'ultima scrittore ad aver avuto quest'onore era stato, dieci anni prima, Stephen King). Io l'ho scoperto così, scegliendo di leggere quel libro, con un po' di sospetto, aspettandomi l'ennesimo caso letterario e perdendomi invece tra pagine scritte magistralmente e personaggi così umani e ben caratterizzati da provare dispiacere nel salutarli, a lettera ultimata. E' stato il suo precedente romanzo, però, che ho letto solo qualche mese fa, a convincermi realmente che non fosse un caso letterario, ma un autentico genio. "Le correzioni" non è solo un incredibile, tagliente ritratto della famiglia americana (o della famiglia, in generale), è anche uno dei libri che più mi ha toccato a livello personale, è stato il libro che mi ha fatto vedere, lucidamente, quanto sia labile il confine tra le proprie aspettative, ed il desiderio di non disattendere quelle dei genitori, è stato il libro che ha cambiato, in qualche modo, impercettibilmente, la mia percezione della famiglia. E guardare negli occhi la persona che l'ha scritto, e dirglielo, è stato emozionante. Senza retorica. Così come il sorriso che gli è apparso sulla faccia. Immagino che se decidi di fare lo scrittore, per vivere, possa farti piacere sapere che sei arrivato al cuore delle persone. Persone che vivono dall'altra parte del mondo, che hanno avuto una vita completamente diversa dalla tua, ma che hanno capito di cosa stavi parlando. Ma che ne so io, dopotutto nella vita ho scelto di occuparmi di informatica.

The Kraus ProjectNon so se il suo ultimo libro, "The Kraus Project", avrà lo stesso impatto su di me, probabilmente no. Ma l'idea di tradurre dei saggi sui mali dell'era moderna, scritti agli inizi del novecento da un criptico pensatore austriaco, Karl Kraus, uno che se la prendeva con tutto e tutti e che nel 2013 definiremmo un hater, cercando di spiegare con dettagliatissime note margine quanto questo messaggio sia ancora attuale, è insieme folle e geniale. I pochi estratti che ha letto, mi hanno fatto ridere e riflettere al tempo stesso, e tanto è bastato per convincermi a comprarlo e mettermi in fila per farglielo firmare e stringergli la mano. E sorridere, uscendo dalla libreria con il libro sotto il braccio. Faceva ancora freddissimo, ma lo sentivo di meno...

[ Foto I from Santa Cruz Life ]

Posted by Lady Blackice at 8:30:17 Commenti [2]

La casa di Mark Twain

twainOggi parliamo dello scrittore Samuel Langhorne Clemens. Il suo nome non vi dice niente? Ma il suo pseudonimo sì, però: Mark Twain.

Twain fu, in giovane età, apprendista pilota sul battello “Alex Scott” in servizio sul Mississippi e da questa esperienza trasse il suo soprannome: nel linguaggio del traffico fluviale si era soliti usare l’espressione “by the mark, twain” ovvero “dal segno, due” per indicare la profondità di sicurezza di due tese (circa 3,7 metri).

Twain visse ad Hartford, nel Connecticut, per ben 17 anni, tra il 1874 e il 1891. Di questa cittadina disse “non sai che cos’è la bellezza se non sei stato qui”. La sua dimora, al 351 di Farmington Avenue, è stata costruita apposta per lui da un affermato architetto di New York, Edward Tuckerman Potter. La villa (19 stanze e 5 bagni), in stile gotico, ha un’estetica del tutto particolare. Un biografo di Twain la definì “un incrocio tra un battello a vapore e un orologio a cucù”.

houseQui Mark Twain scrisse o ultimò alcune delle sue opere più famose: Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn, Vita sul Mississippi, Un americano alla corte di re Artù, Il principe e il povero.

Nel 1891 Twain si trasferì in Europa senza però cedere la casa. Nel 1896, tuttavia, la sua adorata figlia Susy morì di meningite proprio ad Hartford, fatto che rese troppo doloroso un ritorno in quei luoghi. Ciononostante, la decisione di vendere arrivò solo con la morte della moglie Olivia ovvero nel 1903.

La casa è stata dichiarata National Historic Landmark ed è visitabile. Al suo interno si trovano ancora gli arredi originali e moltissimi oggetti appartenuti alla famiglia Clemens.

Mark Twain, oltre ad essere scrittore di romanzi, lo fu anche di aforismi. Voglio concludere questo post proprio con una delle sue massime “c’è gente tanta brava da scrivere due libri contemporaneamente: il primo e l’ultimo” e voglio farlo per dire che non era certo il suo caso! Sorriso

Sito Ufficiale

[Photo from Flickr by Daniel Hartwig ( Licenza )]

Posted by YES at 8:00:00 Commenti [0]

SCA #2: di mele, farfalle e tacchini

Un mese. E' già passato un mese da quando ho messo piede nella mia amata California. Un mese per cercare di prendere le misure, un mese per rimettere tutto in scala: le taglie, le distanze, le porzioni, le sequoie, la generosità del prossimo. Un mese per riscoprire l'America, per sentirsi a casa.

Bene, vi avevo promesso una frequenza variabile, ma non avevo intenzione di farla diventare una rubrica mensile... è solo che questioni più imminenti hanno preso il sopravvento. Cosa ho fatto, dunque, nel mio primo mese americano?

Ho cambiato due case.
VistaO meglio: per i primi dieci giorni sono stata in un bed & breakfast, poi ho preso una stanza in affitto e mi sono trasferita. Qui voglio aprire una piccola parentesi... Probabilmente tutti, o quasi, conoscerete AirBnB, la piattaforma web che mette in contatto proprietari di case/appartamenti che vogliono affittare le loro proprietà per periodi più o meno lunghi, con viaggiatori in cerca di una sistemazione un po' più familiare rispetto al solito asettico hotel. Nonostante l'indiscussa convenienza di molte delle offerte su AirBnB, prima di Santa Cruz, non mi ero mai decisa a provare questo servizio, principalmente per diffidenza, per quell'approccio molto italiano tipo: "Stanno tutti lì per fregarti...". Beh, dopo aver prenotato e disdetto an Motel che faceva molto "assassino in fuga dalla polizia", alla fine sono riuscita a superare le mie perplessità iniziali e a fidarmi. Questa, a posteriori, si è rivelata una scelta molto positiva, perché non solo mi sono ritrovata a trascorrere i primi giorni in una deliziosa mansarda con vista sulla baia, da cui di notte si poteva ascoltare il verso dei leoni marini sul molo, ma ho anche fatto amicizia con la proprietaria di questa incantevole casetta vittoriana, Caroline. Caroline è una di noi (non nel senso che è italiana, è inglese), è una che ce l'ha fatta: si è innamorata della California, l'ha desiderata, inseguita e alla fine eccola qua, vive il suo sogno. Per questo le è piaciuto ascoltare il mio, forse ci si è rivista, non so... Fatto sta che non solo è stata un'ottima padrona di casa, ma ha voluto condividere con me un altro pezzetto della sua fortuna, portandomi a Cupertino a visitare l'azienda per cui lavora. Non so, magari l'avete sentita nominare, si chiama Apple (A-P-P-L-E)... Linguaccia

Ho girato in lungo e in largo West Cliff Drive.
West Cliff DriveDalla casetta vittoriana alla zona residenziale di Santa Cruz, quella da marito, moglie e marmocchi biondi e sorridenti, che la domenica escono tutti insieme a correre, per intenderci. A due passi dalla casa in cui mi sono trasferita c'è uno dei luoghi più incantevoli della città: West Cliff Drive. Come il nome lascia facilmente intuire, si tratta della strada che corre lungo la costa nel lato ovest della città, per 3 miglia (poco meno di 5 km) partendo da Natural Bridges State Beach fino al colossale Wharf (il molo). La strada si può percorrere tranquillamente a piedi se volete smaltire un tipico hamburger americano di dimensioni titaniche, ed è anche un luogo molto popolare per fare jogging, ma la maggior parte degli abitanti della zona preferisce percorrerla in bicicletta o in skateboard. Da qui si possono ammirare alcuni dei panorami più impressionanti che mi sia capitato di vedere in vita mia. E' stato amore a prima vista!

Ho visto le farfalle.
Monarch ButterfliesNon nel senso che ho sbattuto la testa, né che mi sono unita alla comunità hippy, che qui è ancora parecchio presente. No, ho proprio visto le farfalle! Presso la Natural Bridges State Beach c'è un sentiero che si perde tra gli alberi e conduce a quello che, molto suggestivamente, chiamano "Butterfly Sancturay", una zona in cui, da fine autunno e per gran parte dell'inverno, si possono ammirare migliaia di esemplari di monarch butterfly (farfalla monarcha), agglomerati sui rami più alti, intenti a scaldarsi al sole nel tentativo di sopravvivere. Quelle che ad un primo sguardo distratto possono sembrare solo delle foglie dai tipici colori autunnali, si rivelano creature vive e molto animate, non appena una di loro si unisce al gruppo... Incantevole!

Ho fatto tante foto che, di questo passo, non vedrete mai.
West Cliff DriveChi mi conosce di persona lo sa già, ma la fotografia, da qualche anno a questa parte, è una delle mie più grandi passioni/ossessioni, preceduta solo dall'informatica e, beh, dagli USA ovviamente. Ho una reflex da due anni e l'ho portata con me in quest'avventura, insieme a tre obiettivi. Oltre all'indiscutibile rottura di scatole che rappresenta il portarsi dietro un oggetto così pesante ed ingombrante (specie se decidi di fare 10km a piedi), scattare con la reflex richiede un bel po' di tempo e dedizione anche dopo lo scatto. Se si è un po' maniacali in fase di editing, come la sottoscritta, la maggior parte delle foto rischia di non uscire mai dall'hard disk. Bene, la mia cartella Santa Cruz conta 316 foto, di cui (se siete tra i miei contatti su Facebook) ne avete viste... rullo di tamburi... TRE! Il resto di quello che pubblico è scattato col cellulare, che regala anche lui delle soddisfazioni, ma non è di certo la stessa cosa. Mai dire mai, comunque, forse un giorno deciderò di mettere mano alla cartella!

Ho mancato il Thanksgiving.
Wharf Ieri. Non è tutto oro quello che luccica, nemmeno nel Golden State. Il Ringraziamento non è andato come previsto. Avrei dovuto partecipare ad un tipico pranzo del Ringraziamento in grande stile, organizzato dalla proprietaria della casa in cui abito adesso. Ero così contenta, dopo tutti i telefilm in cui mi sono sorbita l'immancabile (e spesso inutile) puntata del Ringraziamento, non vedevo l'ora. Ero anche pronta a contribuire con un piatto tipico come il tiramisù (vaglielo a spiegare che ai miei, per le feste, preparo il cheesecake...), quando baaaam, doccia fredda, il tutto è stato annullato per questioni di salute della signora. Sigh! Morale della favola: non si sfugge al proprio karma, se hai sempre avuto problemi con le feste comandate, e soprattutto con quelle che si è obbligati a passare in famiglia, non serve a niente cambiare continente, e non aiuta nemmeno la famiglia "acquisita"... resti fregato comunque! Ho ripiegato andandomene in spiaggia. Ok, niente tacchino, ma i 22° aiutano a vedere le cose nella giusta prospettiva...

Passo e chiudo per ora, alla prossima! Occhiolino

Posted by Lady Blackice at 8:25:57 Commenti [2]

Squalo bianco a Martha's Vineyard...ma per finta!

locandinaOggi voglio soffermarmi su un film del 1975 che, anche se non siete amanti del genere, sicuramente conoscete, almeno per sentito dire. Sto parlando de “Lo Squalo”, titolo originale “Jaws” (letteralmente “fauci”).

La pellicola è ispirata al romanzo best seller “Jaws” (1974) di Peter Benchley, a sua volta ispirato agli attacchi di squalo avvenuti lungo la costa del New Jersey tra il 1° e il 12 luglio 1916 e che provocarono la morte di quattro bagnanti.

Il film riscosse un successo straordinario (cosa che non si può dire dei suoi sequel), vinse tre premi Oscar (Miglior Montaggio, Miglior Colonna Sonora, Miglior Suono) e portò alla ribalta internazione Steven Spielberg. Paradossale se si pensa che il regista era convinto che “Lo squalo” gli avrebbe stroncato sul nascere la carriera! A causa di una serie di problemi tecnici, infatti, aveva accumulato un ritardo enorme nelle riprese e temeva che nessuno lo avrebbe più ingaggiato per questo motivo.

Nel romanzo i fatti si svolgono nell’immaginaria isola di Amity ma il film fu interamente girato a Martha’s Vineyard (Massachusetts). L’isola fu scelta come location anche per via del suo fondale sabbioso e poco profondo che, almeno in teoria, avrebbe dovuto agevolare l’utilizzo degli squali meccanici, ben tre, tutti soprannominati “Bruce” dal nome dell’avvocato di Spielberg. Risata

Gli abitanti di Martha’s Vineyard si divisero sulla questione “riprese”. Come era prevedibile, c’era chi era contento a causa soprattutto del ritorno economico o della possibilità di essere utilizzato come comparsa e chi, invece, non gradì l’idea di ritrovarsi per mesi in mezzo a quel trambusto fatto di attori, cavi, attrezzature ecc..

bridgeDunque, se doveste capitare a Martha’s Vineyard e percepire tanti luoghi come “già visti”, adesso sapete perché. Se invece voleste andarli a cercare appositamente, vi consiglio una capatina al porticciolo di Menemsha, piccolo villaggio di pescatori sul lato ovest dell’isola o – perché no- un tuffo dal ponte all’entrata di Edgartown, reso celebre dal film e per questo ribattezzato “Jaws Bridge”. In teoria, sarebbe vietato ma – tranquilli- il divieto è stato imposto per ragioni di sicurezza che non hanno nulla a che fare con gli squali. Guarda eh…le ultime parole famose! Molto Felice

Vi lascio un video che mette a confronto le scene del film con i luoghi dell’isola in cui sono state girate…

[Photo from Flickr by Matt Cottam ( Licenza )]

Posted by YES at 14:18:00 Commenti [0]

SCA #1: i sogni, la California, Eminem e tutto quanto

La coscienza è un qualcosa di intangibile e incontrollabile, e la mia non fa di certo eccezione. Sputa consigli indesiderati, si fa sentire quando non è richiesto e tace invece quando non dovrebbe. Che rapporto avete con la vostra? La mia, nella sua stranezza, quando mi parla, lo fa spesso attraverso le canzoni di Eminem... Questo, oltre a darvi un'idea piuttosto accurata di quanto io sia fuori di testa, serve ad introdurre l'argomento di questo post e che spesso ricorre su questo sito: i sogni, l'American Dream.

La prima volta che si è palesata la possibilità di fare questa esperienza, la prima volta in cui se n'è parlato in modo concreto e non come un'ipotesi lontana e fantasiosa, nella mia testa andava in scena un botta e risposta confuso di "Be careful what you wish for, cause you just might get it, and if you get it then you just might not know what to do with it, cause it might just come back on you ten-fold...*", ma anche "Look, if you had one shot, one oppurtunity, to seize everything you ever wanted, one moment, would you capture it, or just let it slip?**".

Beh, ha vinto Lose Yourself, ça va sans dire... ho raccolto tutto il coraggio che avevo a disposizione e ho fatto la mossa più cazzuta della mia vita, una di quelle cose a cui ripenserò da vecchia con un sorriso nostalgico stampato sulla faccia, vada come vada, perché se c'è una cosa che so sui sogni, è che non puoi pentirti di averli seguiti, puoi solo rimpiangere di non averlo fatto.

E allora via, un salto nel buio, un abbraccio ai familiari, un saluto agli amici, qualche lacrima qua e là... un bel respiro e via, sono volata a Santa Cruz, California, da sola, sola col mio bagaglio di sogni, speranze e paure.

Per me l'amore per l'America e per l'informatica sono sempre andati di pari passo, a tal punto che mi è difficile dire adesso quale sia venuto prima: ho creato questo sito dopo essere stata in America, e portarlo avanti mi ha aiutato ad imparare un sacco di cose relative all'informatica, tanto che, ad un certo punto, decidere di studiarla all'università mi è sembrata la scelta più naturale del mondo. Ma che sarebbe stata l'informatica a riportarmi in America, beh, questo era difficile immaginarlo anche per me. Che avrei finito per spendere in California l'ultima parte di un dottorato di cui ho dubitato per il 90% del tempo, francamente, neanche nei miei sogni più fantasiosi sono mai arrivata a pensarlo. Eppure...

Eppure sono qui, e so che devo ringraziare svariate persone, una fortuna sfacciata (le divinità no, lasciamole stare, che non ci ho mai creduto e non ho certo intenzione di cominciare adesso) forse, ma soprattutto me stessa, quella vocina interiore che mi ha spinto a non mollare, quella volontà di ferro che sono certa aver ereditato dalla mia nonna paterna, quella sensazione che ho provato la prima volta che sono stata in America, che mi si è incollata addosso, che non ho mai dimenticato e che rincorro da allora.

West Cliff Drive - Santa Cruz, CaliforniaE mentre mi godo il sole della California in una giornata di Novembre, con la sensazione di camminare da sola su Marte, mentre mi aggiro tra queste casette di legno che sembrano uscite da un telefilm, troppo perfette per essere vere, con le siepi ancora coperte di finte ragnatele per Halloween, mentre mi sporgo sul molo, lo sguardo perso all'orizzonte dove si staglia la costiera di una bellezza così incredibile da far male agli occhi, mentre cerco di ricacciare indietro le lacrime, anche se sono di gioia, mentre una parte di me ancora stenta a credere che tutto questo sia vero, finalmente mi rilasso. Nelle orecchie la musica di sempre, la voce incazzata ma ormai, per me, rassicurante, che ho sentito qui per la prima volta, in loop un album che aspettavo da 13 anni***, perfetto, perfetto come assaporare una cosa desiderata a lungo, perfetto come un sogno che si realizza... What's next?

P.S. Santa Cruz Adventures sarà una rubrica a cadenza variabile... avrei voglia di raccontarvi ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, perché ho le sensazione che questo sito sia nato per portarmi esattamente qui dove sono ora, ma devo essere onesta, sarà difficile. Vi posso promettere solo che farò del mio meglio.

Note
* "Fai attenzione a quello che desideri, perché potresti ottenerlo, e se lo ottieni potresti non sapere che cosa farci, perché potrebbe tornarti indietro moltiplicato per dieci" - Careful what you wish for - Relapse
** "Guarda, se avessi un'occasione, un'opportunità, di afferrare tutto ciò che hai sempre desiderato, la cattureresti, o te la lasceresti sfuggire?" - Lose Yourself – 8 Mile O.S.T.
*** The Marshall Mathers LP2 (Uscito ieri)

Posted by Lady Blackice at 8:00:25 Commenti [6]

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