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Bill Bryson e l'America degli anni Cinquanta

Ho letto diversi libri sugli Stati Uniti negli ultimi mesi, ma non ho avuto modo di commentare le mie letture né qui né sul forum. Cercherò di rimediare partendo da due libri che ritengo veramente imperdibili per chi, come noi, è interessato a conoscere gli USA in tutti i loro aspetti.

I libri in questiono sono "America perduta - In viaggio attraverso gli Usa" (The Lost Continent) e "Vestivamo da Superman" (The Life and Times of the Thunderbolt Kid), entrambi di Bill Bryson. Benché pubblicati a 17 anni di distanza (il primo è del 1990, mentre il secondo del 2007), a causa della consequenzialità degli argomenti trattati, consiglio di leggerli uno dopo l'altro, come è capitato di fare a me.

Prima, però, qualche dato biografico: William McGuire, noto come Bill Bryson è un giornalista/scrittore nato nel 1951 a Des Moines, Iowa. Innamoratosi dell'Europa durante un viaggio fatto in gioventù, vi si trasferì poi in maniera definitiva nel 1977, nello specifico in Inghilterra, mettendo su casa con una donna conosciuta lì. Bryson rimase in Inghilterra per quasi 20 anni prima di rientrare negli Stati Uniti e di trovarli completamente diversi dalla terra che ricordava tutto sommato con affetto. I due libri partono proprio da questo punto...

America Perduta - In viaggio attraverso gli Usa America perduta è la storia di una interminabile traversata - 22.475 chilometri, 38 stati - degli Stati Uniti fatta dall'autore a bordo della vecchia Chevrolet della madre. Dopo anni di vita in Europa, Bryson si mette alla guida allo scopo di ritrovare i luoghi della sua infanzia e di riviverne le emozioni. Viaggia per strade secondarie e piccole cittadine di provincia, raccontando aneddoti dolci, amari, sarcastici, quasi sempre esilaranti. Non lesina le stoccate alla sua madrepatria, ma le critiche all'America e a quello che è diventata, alle manie e alle ossessioni degli americani, hanno un sapore ben diverso in bocca a qualcuno che parla con cognizione di causa. Per gran parte del libro ci si chiede cosa abbia spinto l'autore a ritornare a casa, quando sembra evidente che sono poche le cose che apprezza del suo Paese. Solo nell'ultimissima pagina, infine, diventa chiaro quanta nostalgia l'autore provi per l'America degli anni Cinquanta, quella della sua fanciullezza, quella che non esiste più...

Vestivamo da Superman Vestivamo da Superman è il racconto di quell'America magica, vista dagli occhi di un bambino, il Bryson degli anni Cinquanta, Thunderbolt Kid. Non manca il sarcasmo neanche in questo libro, ma è meno amaro del precedente, proprio perchè presenta ricordi di un passato in cui l'autore è stato felice. Un'infanzia comune la sua, fatta di giochi semplici all'aria aperta, scorribande con gli amici, viaggi con il papà, sport, tutte cose che non sembrano più concesse ai bambini di oggi. Attraverso i suoi occhi vediamo tutti i cambiamenti che l'America ha visto in quegli anni, l'ottimismo e la spensieratezza - talvolta l'ingenuità - con cui sono stati vissuti in un Paese in cui nessuna idea era troppo folle per non meritare un chance. Si parla di tutto in questo libro: delle cittadine di provincia, del dopoguerra, dell'ossessione per il comunismo e la bomba atomica, della leggerezza degli esperimenti nucleari di quegli anni, di MacCarthy, dei fumetti, di Disneyland, del cinema, dei centri commerciali e dei cibi precotti.

E' così che va il mondo, naturalmente. Le cose vengono gettate via. La vita prosegue. Ma spesso penso che sia un peccato non aver tenuto le cose che ci rendevano diversi e speciali e attraenti negli anni Cinquanta. [...] Che bel mondo sarebbe. Che bel mondo era. Non rivedremo mai più nulla di simile, temo.

Alla luce di questo secondo libro diventa ancor più evidente qual è l'America perduta inseguita nell'altro testo. Cosa resta di quel mondo? Quanto è rimasto del Sogno Americano (che nell'immaginario collettivo corrisponde, probabilmente, proprio all'America degli anni Cinquanta)? Se emigrassimo in America, parleremmo dell'Italia nello stesso modo brontolone in cui Bryson parla del suo Paese? O forse lo facciamo già?

Sono molti gli interrogativi aperti da questi due testi, il cui pregio principale è che Bryson non ride degli americani, ma ride con gli americani. Essendo uno di loro può permettersi di dire quello che dice, spiegandoci il perchè di tante piccole cose che fanno degli USA il Paese che tanto amiamo.

L'unica pecca, se mi permettete, è l'adattamento in italiano, che ho trovato abbastanza approssimativo nel primo volume. Ma a parte questo sono due letture che mi sento di consigliare personalmente a tutti i visitatori di questo sito e che candido come letture di gruppo, qualora si volesse ripetere l'esperimento del Book Club nel forum.

Posted by Lady Blackice at 15:05:22 Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Commenti

Sam (Torino)

Io il primo ce l'ho lì, pronto per essere letto. Prima o poi. Scrivendo questo post, però, mi hai incuriosito... Felice

Commento n° 1 [ 17:42:28, 9.9.2009 ]

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