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Halloween tra attrazione e repulsione

HalloweenSono un po' di anni ormai che mi interesso ad Halloween. Gli articoli che trovate sul sito risalgono, infatti, al 2002. In questi anni mi sono documentata, ho imparato a intagliare le zucche, a fare biscotti a forma di dita mozzate e altre simpatiche diavolerie.

Lo scorso anno ho partecipato ad una festicciola a casa di una mia amica, portando con me la zucca e i biscotti di cui parlavo. Una scusa per passare un po' di tempo insieme, una scusa come un'altra.

Anni prima ero andata a visitare un vecchio borgo decorato in tema, con zucche e gente in maschera e l'avevo trovato bellissimo.

Dove abito io non ci sono (ancora) i ragazzini che si mascherano e vanno a chiedere dolcetti casa per casa, ma se ci fossero glieli darei.

Quest'anno non ero molto in vena, per cui non ho organizzato nulla, ma nel periodo prefestivo avevo addobbato il sito e scritto post a tema sul blog; inoltre mi ero divertita a creare un costume per il mio avatar in Second Life e a visitare land in tema con gli altri del gruppo.

Insomma, a me Halloween piace, e non perché amo indistintamente tutto quello che viene dagli Stati Uniti, ma perché è una festa simpatica, che non fa male a nessuno. E' una festa che piace ai bambini, un'occasione per farli mascherare, giocare, divertirsi, mangiare. Che male c'è?

E se vogliono divertirsi anche i grandi, di nuovo, che male c'è?

Ah già, il consumismo, questa malattia che ci hanno attaccato quei cattivoni degli americani... Noi povere anime misericordiose che festeggiano il Natale sobriamente, senza eccessi, con semplicità... Ma per favore!

Diciamola tutta va... Halloween, così come lo si festeggia oggi, viene dall'America, e per questo va combattuto con tutte le forze, a prescindere. Anche se ai nostri figli piace, anche se li facciamo piangere, anche se quello che gli stiamo vietando è di mascherarsi e giocare con i loro amichetti, anche se, in sostanza, stiamo decidendo al loro posto quello che deve piacergli o meno.

L'obiezione più comune è che Halloween non fa parte delle nostre tradizioni, è una festa estranea alla nostra cultura. Infatti, al contrario di tutti gli altri paesi, per l'America non vale il discorso dell'integrazione, dello scambio. Ai bambini insegniamo a rispettare il prossimo, nelle mense serviamo pasti tipici di altre culture, ma l'America no, non va bene, non fa parte di tutto questo.

Ma fin dove arriva l'antiamericanismo in Italia?

Vi lascio con una poesia che mi ha inviato poco fa Joker (trovata su Metro), ispirandomi questo post...

Halloween, o la Notte delle Streghe,
che sarebbe la Notte d'Ognissanti,
ci prepara, tra le sue mille pieghe,
a sfoggi di costumi affascinanti.
Viene da lontano oltre mille leghe,
la festa "nuova", piena di rimpianti,
quando in Europa c'eran le botteghe,
e gli Stati Uniti erano distanti.
Una festa nostra, e dimenticata;
forse perché non ci piaceva tanto...
però adesso l'abbiamo reimportata:
festeggiar Halloween è oramai un vanto,
perché Ognissanti sa di cosa andata,
Halloween... sa d’esotico e d'incanto!

[ Foto from Stock.xchng ]

Posted by Lady Blackice at 17:32:47 Commenti [3]

Pizza: meglio italiana o americana?

PizzaPizza, pizza e ancora pizza. Quante volte avremo sentito pronunciare questa parola! La sua musicalità mi fa venire l'acquolina in bocca, specialmente nei momenti in cui ho molta fame, come adesso che sto scrivendo. Noi italiani siamo famosi in tutto il mondo per questo alimento, ma spesso abbiamo l'assurda pretesa di essere i più grandi produttori in assoluto, in fatto di bontà... E un simile atteggiamento mi sembra poco corretto.

Ora, non vorrei che qualcuno fraintendesse ciò che in realtà voglio dire: la pizza italiana è ottima e questo è un fatto che non oso minimamente mettere in dubbio. Tuttavia, avendo viaggiato molto in giro per il mondo, e più in particolare nei miei adorati Stati Uniti d'America, devo ammettere che anche altri paesi sanno il fatto loro sotto questo punto di vista. No, per carità, non è una sfida tra stati, ma mi sembra giusto dire le cose come stanno e portare le mie esperienze anche agli altri, in modo da fornire loro degli elementi in più su un argomento tanto caro al nostro paese.

Togliendo l'est Europa, che osa cospargere di ketchup tutte le pizze, rendendole tutt'altro che appetitose, molti altri stati, sia in Europa che fuori, sono capaci di fare un prodotto decisamente interessante. Gli States poi, almeno per quanto mi riguarda, sono semplicemente fantastici, nel senso che ne fanno di sbalorditive. Ma cosa diavolo ci metteranno dentro? Il sapore è particolare, intenso e completamente diverso da quello tipico italiano. Di certo in America gli ingriedienti di base hanno un'altra origine, per il fatto che vantano una tradizione completamente distaccata dalla nostra. Non sono poi rari i casi di prodotti italiani copiati (ingiustamente) di sana pianta, come alcune specialità regionali, oggi protette dal marchio DOP. Ma confidando che anche nella terra a me cara ci siano prodotti altrettanto ottimi, frutto della loro cultura e della loro manodopera, e non di una semplice opera di copiatura, non posso che complimentarmi con tanta squisitezza, che nel caso specifico della pizza, si traduce in un prodotto da dieci e lode.

Quando ero alla USIU di San Diego, durante uno dei miei tanti corsi di lingua, mi capitava molto spesso di ordinare qualche bella cheese pizza (una specie di margherita), che consumavo avidamente nella mia stanza, infischiandomene delle calorie e dei grassi che indisturbati si accumulavano giorno dopo giorno e fregandomene, altresì, delle schifezze che passavano a mensa.

La pizza, insomma, è proprio una bella cosa e non sta a me dire chi l'abbia inventata. Quello che mi interessa è sapere che quando ho fame un bel trancio di questa antica e preziosa pietanza (preziosa non certo sotto un punto di vista nutrizionale!), me lo faccio fuori molto volentieri e tutti i discorsi sulla sua paternità li lascio a chi, a differenza mia, non ha nulla di meglio a cui pensare.

Insomma, italiana o straniera poco importa... Ciò che conta è che sia buona.

Posted by Mark at 10:42:29 Commenti [5]

Come rintracciare parenti americani

Molti di voi (i più fortunati) avranno già sentito parlare in famiglia dello zio d'America emigrato tanti anni fa, di cui la nonna vi raccontava, ma di cui non sapete più niente.

Partiamo da un po' di storia...

L'epopea dell'emigrazione italiana verso gli Stati Uniti d'America risale a tempi addirittura antecedenti la Guerra Civile. Anzi, molti italiani combatterono nelle fila dell'esercito Unionista. Venivano arruolati appena sbarcati a New York poichè la promessa di una paga sicura era talvolta irrinunciabile.

Il flusso di italiani emigranti aumentò sempre di più fino ai primi decenni del Novecento... Nemmeno il crollo di Wall Street e le limitazioni legislative all'immigrazione spense il richiamo ad imbarcarsi per raggiungere la terra delle opportunità. L'emigrazione italiana in terra statunitense rappresentò esenzialmente manodopoera. Gli italiani si adoperarono in tutte le mansioni più umili e pesanti con l'ulteriore fardello di una lingua incomprensibile e la difficoltà di mantenere i contatti (spesso economici) con le terre natie.

Spesso l'emigrazione italiana viene erroneamente considerata fenomeno esclusivo del Sud Italia. Veneto e Friuli contribuirono significativamente ad accrescere la massa emigratoria ma si stabilizzarono in zone differenti del Paese. Napoletani, calabresi e siciliani rimanevano spesso a New York e dintorni. Little Italy era quasi esclusivamente abitata da emigrati del sud, mentre gli italiani del nord si stabilivano più frequentemente nel Massachusetts e negli altri stati del Mid-Atlantic. La California fu abitata prevalentemente da italiani del nord.

Questa separazione così evidente ha profonde ragioni sociali. Entrambe le etnie-italiane provenivano da situazioni di estrema povertà, lontane dal richiamo industriale dei grandi centri. Era una fortuna possedere dei campi da coltivare. La lingua, paradossalmente, non aiutava l'integrazione oltreoceano poichè spesso, soprattutto per gli abitanti del nord, si parlava solo il dialetto. La crescita della criminalità a New York e Chicago ebbe effetti addirittura peggiori poichè rendeva gli italiani del nord diffidenti nei confronti dei compatrioti.

Con il passare degli anni le generazioni successive si integrarono completamente poichè i figli degli emigranti erano americani di nascita e di lingua.

Essere italo-americani divenne lo stesso motivo d'orgoglio per i figli di entrambe le etnie. Oserei dire che il sentirsi omogeneamente italiani è più sentito dagli italo-americani che da noi stessi italiani.

Ma veniamo ad un po di genealogia...

Il punto di partenza per ritrovare dei cugini e/o parenti figli di emigrati è certamente il sito di Ellis Island. Qui troverete le scansioni di milioni di certificati di imbarco per il Porto di New York dal 1892 al 1924. Se non trovate il vostro cognome tentate qualche spelling differente e vincolate il meno possibile i parametri di ricerca: solo il cognome è sufficiente.

Se vi trovate in difficoltà un'ottima risorsa è questo forum americano: i webmaster hanno accesso ai documenti censuari, agli articoli di giornale e ai record di "chiamata alle armi" per la prima guerra mondiale. Loggatevi, postate la vostra richiesta d'aiuto col cognome di chi cercate e nel giro di mezza giornata vi posteranno senza problemi ciò che trovano. Nonostante qualcuno di loro mastichi un po' l'italiano vi consiglio di scrivere in inglese e di fornire il maggior numero di informazioni possibile. Se avviate una buona corrispondenza avrete risultati enormi in breve tempo.

Per qualsiasi dubbio contattatemi, ormai ho esperienza nel settore e sono in contatto con amici americani molto più esperti di me in genealogia italo-americana. Grazie a loro ho ottenuto risultati ben al di sopra delle iniziali aspettative.

Buona ricerca!

Posted by Hitman at 11:23:25 Commenti [48]

L'inglese a portata di blog

Torno a postare nel blog dopo una lunga assenza, ma cercherò di farmi perdonare con questa chicca incredibile... Sorriso

Se siete stati in vacanza all'estero (magari negli States, come me! Molto Felice) avrete sicuramente avuto modo di mettere alla prova il vostro inglese. Io ho potuto verificare che non è affatto facile riprendere confidenza con la lingua se nel corso dell'anno (o, ancor peggio, degli anni) non ci si è esercitati.

Le lingue vanno parlate, c'è poco da fare, le regole di grammatica non bastano! Occorre esercitarsi costantemente per ampliare il proprio lessico ed essere pronti per la prossima vacanza.

E proprio al ritorno dalla mia vacanza "a stelle e strisce", cercando online qualche modo per tenere vivo il mio inglese, mi sono imbattuta in un'iniziativa eccezionale e totalmente gratuita del CLAM (Centro Linguistico d'Ateneo Messinese).

In collaborazione con "Blogo.it", infatti, il Centro ha creato "English Blog.it", un sito dedicato all'apprendimento della lingua inglese con l'ausilio di strumenti moderni e interattivi come blog e podcasting.

La possibilità di inserire commenti ad ogni lezione consente di interagire con altri "studenti" e di chiedere aiuto, se ce n'è bisogno. Le trascrizioni, che offrono da qualche giorno, completano il quadro di un servizio innovativo e professionale.

Cito dal loro sito:

Ogni giorno vengono pubblicate delle brevi lezioni di grammatica, lessico, lettura, Inglese Britannico e Americano, curiosità e tanto altro ancora, con chiari riferimenti ad episodi di vita reale: vacanze, cibo e salute, tecnologia, sport, vita sociale, ecc. Le lezioni pubblicate vengono alternate con contributi audio in formato podcast.

Il podcasting, per chi non lo sapesse, è la distribuzione di contenuti audio sottoforma di file compressi (tipicamente mp3) attraverso il web. Strumenti come iTunes di Apple consentono di ricevere automaticamente i nuovi contenuti pubblicati.

Mi viene chiesto spesso aiuto riguardo alla lingua inglese e la sezione "Slang Zone" è la più popolare del sito, per cui sono molto felice di segnalare questo servizio di ottimo livello e mi auguro che si mantenga totalmente free!

La prossima volta che andrete negli States farete un figurone! Figo

Posted by Lady Blackice at 19:50:46 Commenti [3]

Denigrare gli States

Gli americani sono stati accusati di tutto: di pensare solo ai propri interessi, di mettere le mani in questioni che non li riguardano e di fare guerre ovunque, sia per il petrolio che per altre richezze.

Non giudico questo, anche perché le questioni politiche non sono il mio forte, tuttavia credo che generalizzare (ed esagerare!) non porti da nessuna parte.

HamburgerPochi giorni fa, come se non bastasse, mi è capitato di sentire alcune affermazioni, per la verità un po' campate per aria, di uno di quei tanti nutrizionisti che vengono puntualmente invitati in televisione a fare salotto, giusto per osannare la tanto "miracolosa" dieta mediterranea.

Il nutrizionista in questione, dopo aver messo in luce la percentuale di obesi in Italia, costantemente in crescita e ormai non molto diversa da quella degli Stati Uniti, se n'è uscito con una frase che mi ha fatto letteralmente cascare le braccia:

Gli italiani hanno compiuto il grave errore di importare le sbagliatissime abitudini alimentari americane: cibi grassi e bibite gassate eccessivamente caloriche, a discapito della dieta mediterranea, ovviamente, più salutare!

Quando sento queste affermazioni mi innervosisco e non poco, soprattutto perché leggo negli occhi di questa gente, una spudorata voglia di essere antiamericani che fa quasi schifo.

Cerchiamo di analizzare la faccenda sotto un'ottica meno di parte e più neutrale. Siamo sicuri che la causa dell'obesità, che in questi ultimi anni sta colpendo il nostro popolo, sia da attribuire agli Stati Uniti e ai suoi modelli alimentari? E soprattutto, chi ci assicura che siano poi così sbagliati?

Per prima cosa in America non ci sono solo hot dogs, hamburgers e patatine... Esiste anche una cucina sicuramente meno conosciuta ma decisamente apprezzabile e apprezzata da chi ha un minimo di conoscenza gastronomica.

In secondo luogo, parlando delle tanto denigrate bevande gassate va precisato che oggi, in commercio, esistono anche quelle "light", che non contengono zucchero e che quindi hanno un contenuto calorico decisamente basso. Ma poi, proprio noi italiani parliamo di calorie, che beviamo molto più vino degli americani? Cosa credete che sia l'alcol se non una bomba calorica? Qualcuno ha addirittura definito il vino come il fallimento di tutte le diete, quindi, prima di aprire bocca e sparare banalità, è meglio mettere in moto il cervello e farlo ragionare un poco.

Infine, la dieta mediterranea, tra l'altro scoperta da un medico americano, esiste ancora? Magari esistesse!

I tempi cambiano purtroppo e il suddetto "stile di vita", tipico dell'Italia post bellica, anticamente molto modesto e caratterizzato da verdura, legumi e frutta per i più fortunati è morto e defunto da decenni. Con gli anni, infatti, per via del maggior benessere e dell'industrializzazione, la stessa dieta mediterranea, a suo tempo sicuramente ottima, ha subito dei cambiamenti talmente radicali da divenire completamente diversa da come era alle origini. La cucina italiana come oggi la conosciamo, per quanto ottima sotto un punto di vista prettamente culinario, è di per sé ricca di grassi.

E' pertanto inutile incolpare gli americani... Siamo noi, caso mai, ad essere nutrizionisticamente ignoranti, ingordi a tavola e buoni solo a bacchettare tutto quello che viene da fuori. Un simile spirito conservatore e provinciale, secondo il mio umilissimo parere, non ci porterà mai da nessuna parte. Che ben vengano le ottime specialità italiane, ma che se ne stiano lontani i discorsi campati in cielo senza la seppur minima valenza pratica, ottimi soltanto a denigrare tutto ciò che è made in USA.

[ Foto by Stock Xchng ]

Posted by Mark at 20:14:10 Commenti [3]

La violenza nei telefilm americani

Ieri sera su Italia 1 sono andate in onda le ultime due puntate della seconda stagione del telefilm "The O.C.", di cui ci siamo già occupati tempo fa con questo articolo.

All'epoca di quell'articolo, cioè a ridosso della messa in onda degli episodi inediti della seconda stagione, scrivevo, riferendomi alla critica americana al telefilm:

L'America ha letteralmente adorato questo show, per il perfetto equilibrio nella definizione dei personaggi, sia adolescenti che adulti, e per il messaggio positivo di fondo: anche un giovane disadattato cresciuto in un borgo malfamato può farcela a conquistare il suo posto nel mondo. E' stata molto apprezzata, inoltre, la sincerità nel mostrare che "anche i ricchi piangono", come si suol dire!
Le poche cose che non sono piaciute sono tutte relative allo stile di vita mostrato nella serie: gli eccessi di fumo, alcolici e droghe esibiti nelle molte scene di party studenteschi possono avere una cattiva influenza sui giovani telespettatori, e in America sanno essere piuttosto bacchettoni su queste cose!

Ora, avendo visto per intero anche la seconda stagione, vorrei tornare un attimo su questo argomento. Le puntate di ieri sera mi hanno lasciato un po' sgomenta... Dopo aver visto la prima stagione ero dell'idea di aver visto un telefilm carino, con un target chiaramente adolescenziale ma decisamente più realistico dei suoi illustri predecessori "Beverly Hills 90210" e "Dawson's Creek".

Ebbene, ieri sera mi sono dovuta ricredere. "The O.C." è nettamente superiore a "Dawson's Creek", dove veniva mostrato un universo adolescenziale fittizio, filtrato oltre ogni modo, epurato da ogni malvagità e regolato dal potere della ragione.

"The O.C." è fatto di tutt'altra pasta: la seconda stagione racconta la progressiva discesa agli inferi di quasi tutti i personaggi, persi tra sesso, alcolici, cocaina e pistole, fino alla violenza inaudita del finale a cui abbiamo assistito ieri.

Altro che "Dawson's Creek", a me questa stagione ha ricordato la più bella e criticata stagione di "Buffy The Vampire Slayer": la sesta. Ci ho ritrovato la stessa voglia di verità, la stessa voglia di mostrare il lato oscuro che è dentro di noi. Ma qui non ci sono le metafore dei mostri, della magia e dell'apocalisse. Qui il male è male, mostrato in tutta la sua crudezza, e non c'è nemmeno il messaggio di speranza finale che c'era in Buffy. Qui la stagione finisce con un colpo di pistola alla schiena. Marissa e Tray come Warren e Tara... Difficile dire come si andrà avanti (a meno di non voler leggere gli spoiler americani, ovviamente!); quel che è certo è che questa stagione ha segnato un bel salto di qualità.

Quello che mi chiedo è come mai, come nel caso di Buffy, questo telefilm non ha avuto problemi di programmazione. Come è noto a tutti i fan della serie, le prime cinque stagioni di Buffy furono trasmesse dalla WB, mentre le ultime due, ritenute eccessivamente violente e dark, furono trasmesse dalla UPN. Trattamento ben peggiore è stato riservato alla serie in Italia, dove le prime cinque stagioni, seppur tagliuzzate a caso qui e là e censurate per non offendere il Moige, sono state trasmesse svariate volte nella fascia pomerdiana di Italia 1, mentre le ultime due sono state trasmesse in seconda serata e mai replicate.

La domanda è, stavolta tanto per gli americani quanto per gli italiani, possibile che mostri e vampiri come metefora del male possano essere ritenuti violenti e diseducativi più del male stesso? E' possibile che si ritenga che mostrare la dipendenza dalla magia come metafora delle dipendenza dalla droga (Willow in Buffy) sià più pericoloso che mostrare adolescenti che tirano cocaina e bevono (Tray e Marissa in The O.C.)?

Chissà, forse la discriminante è ancora il sesso, oggi come 50 anni fa. In Buffy 6 ce n'era troppo, quindi vai con la seconda serata, in The O.C. 2 siamo ancora sotto i livelli di guardia, per ora...

Beh, ragazzi, l'avrete capito, m'è venuta un po' di nostalgia. Adoro Orange County e ci farei volentieri anche una vacanza, ma cavolo, quanto mi mancano il Buffyverse, Sunnydale e la Los Angeles di Angel!

Posted by Lady Blackice at 13:09:04 Commenti [2]