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Discorso sullo Stato dell'Unione 2007

Il 23 gennaio il Presidente degli Stati Uniti George Bush, davanti al Congresso, ha tenuto l'annuale discorso sullo stato dell'Unione, come previsto dalla Costituzione Americana.

Le prime parole del Presidente sono state per la nuova speaker del Congresso, Nancy Pelosi, prima donna a ricoprire questa carica istituzionale.

Davanti a un Congresso in cui i democratici nelle scorse elezioni di mid-term hanno ottenuto la maggioranza, il Presidente Bush ha più volte invitato i democratici al lavoro di squadra, a superare le differenze di opinioni per agire insieme nell'interesse della nazione.

Il primo argomento è stato l'economia. Bush ha proposto tre riforme per migliorare l'economia americana, che oggi soffre di un pauroso deficit nel bilancio, anche a causa degli altissimi costi della guerra al terrorismo. Un discorso a parte è stato rivolto ai previsti incentivi economici per le famiglie meno agiate che sottoscrivono una polizza assicurativa medica. Oggi sono milioni gli statunitensi che non possono permettersi un'assicurazione medica, e che potrebbero usufruire degli incentivi del Governo.

Riguardo all'immigrazione, Bush ha proposto una riforma che dovrebbe rendere più sicuri i confini, rallentare l'immigrazione illegale e nello stesso tempo regolamentare gli immigrati clandestini che lavorano negli Stati Uniti.

Un elemento di novità è stato il discorso circa le fonti di energia: l'obiettivo della nuova linea di politica energetica si chiama "Twenty in Ten", e prevede di diminuire del 20% l'uso di petrolio nei prossimi dieci anni; per raggiungere questo traguardo Bush ha fatto appello a scienziati e industriali, promettendo d'altra parte un migliore sfruttamento delle risorse nazionali, preservando però l'ambiente, al fine di raddoppiare le riserve strategiche di petrolio.

Il tema più sentito è stato sicuramente l'andamento della guerra al terrorismo e in particolare la situazione in Iraq. Entrambi gli schieramenti si sono trovati concordi nell'affermare che il successo in Iraq è fondamentale per garantire stabilità al Medio Oriente e sicurezza agli Stati Uniti. Bush ha esplicitamente sottolineato la necessità che anche il Governo Iraqueno collabori maggiormente con gli Stati Uniti contrastando i ribelli e i terroristi. Se gli Stati Uniti si ritirassero dall'Iraq, il terrorismo e gli estremisti prenderebbero il controllo del Paese e creerebbero uno stato tirannico che rappresenterebbe una base sicura per tutti i nemici degli Stati Uniti.

La guerra al terrorismo, ha detto Bush, sarà ancora lunga, e per vincerla occorre lavorare uniti e dimostrare alla Nazione e ai nemici degli Stati Uniti la determinazione nel combattere questa difficile guerra; a questo proposito il Presidente ha sottolineato l'importanza di creare una commissione speciale per la guerra al terrorismo, composta da membri di entrambi gli schieramenti.

Un ulteriore piano prevede l'aumento delle Forze Armate di 92.000 uomini tra soldati e marines nei prossimi cinque anni e la creazione di un "Corpo di Riserva Civile", su base volontaria, che permetta all'Esercito di usufruire di civili addestrati in caso di necessità.

"Lo Stato dell'Unione è forte", ha concluso Bush, "e la nostra causa giusta; anche se molte sfide ci attendono, continuiamo ad andare avanti".

Il testo completo del discorso è reperibile al sito ufficiale della Casa Bianca: www.whitehouse.gov.

Ulteriori approfondimenti su Pro American Movement: Gli interessi nazionali americani oltre la presidenza Bush.

Posted by Joker at 18:50:35 Commenti [0]

Ancora sulla base USA di Vicenza

Aggiungo qualche altra considerazione in tema a questo argomento così di attualità.

Non mi voglio addentrare nei meandri della politica italiana, perché non è questo il luogo, bensì puntualizzare alcuni dati di carattere più militare.

Innanzitutto, rassegniamoci (si fa per dire) all'idea che la maggior parte della Difesa Italiana è garantita dalla NATO, e di conseguenza dagli Stati Uniti (tra l'altro, è di questi giorni la notizia che due nuovi sommergibili italiani varati da poco sono ancora inutilizzati per problemi di vulnerabilità delle comunicazioni cifrate).

Poiché uscire dalla NATO equivale a un suicidio, è inutile commentare i discorsi di coloro che credono possibile difendersi da soli. Che si voglia dirlo o no, la situazione militare italiana è tragica e la presenza di Forze Armate americane rappresenta certamente più un guadagno che una perdita. Una concessione al Governo americano significa una concessione che il Governo americano potrà fare a quello italiano; dal momento che Italia e Stati Uniti sono alleati, si può parlare di "scambi di favori"... E un aiuto, di qualsiasi tipo sia, proveniente dagli USA può sempre essere comodo.

Sul piano internazionale, e qui le sinistre si mettano il cuore in pace, si "conta" intervenendo ed agendo in prima linea negli scenari più o meno bellici, avendo in cambio tornaconti economici e politici. Una politica isolazionista nei confronti degli USA è un altro suicidio. E anche puntare su un esercito europeo che scalzi la NATO dall'Europa è quantomeno assurdo e controproducente in termini militari.

Consideriamo, poi, quelli che potrebbero essere i lati negativi di una rottura tra Italia e Stati Uniti: oltre a un calo delle esportazioni negli USA, si parlerebbe di restare esclusi dalle principali iniziative militari e dalle ultime tecnologie belliche.

Concedere un aeroporto quasi inutilizzato, già precedentemente utilizzato in ambito NATO, che non porterà grandi fastidi alla città (andate a vedere un'immagine satellitare per vedere a che distanza è dalla città), in cui saranno presenti pochi armamenti (la 173° è essenzialmente fanteria) rappresenta in conclusione più un vantaggio che uno svantaggio.

Resta al Governo italiano saper sfruttare l'occasione.

Posted by Joker at 10:33:25 Commenti [3]

Approfondimenti sulla base USA di Vicenza

Si fa un gran parlare, in questi giorni, della della base militare americana di Vicenza, la "Ederle", che dovrebbe essere ampliata inglobando parte dell'area dell'aeroporto "Dal Molin". Sull'argomento sono già stati versati fiumi di inchiostro e di bit, per cui mi limiterò a segnalare una serie di letture e di approfondimenti utili a coloro che vogliono conoscere come stanno le cose, al di là delle manifestazioni di pacifisti e no-global tanto care ai nostri media.

Partiamo con "La caserma Ederle è una base italiana a tutti gli effetti", un articolo chiaro e oggettivo che spiega il funzionamento e le dinamiche interne della base attuale. Molto utile per capire di cosa si sta parlando, data la quantità di cose senza capo né coda che si leggono in giro. Ne riporto qualche passaggio:

Una enorme base, dentro e intorno alla quale gravitano circa 12mila tra militari e civili americani [...].
La Ederle è una caserma italiana a tutti gli effetti, con un comandante italiano dell'istallazione, un colonnello. Questi, secondo un organigramma americano, è sottocapo di stato maggiore, mentre il capo di stato maggiore è un colonnello Usa. Al di sopra di quest'ultimo ufficiale c'è un generale a due stelle americano che è il comandante generale della Setaf (Southern European Task Force), nonché il comandante di tutte le forze americane presenti a Vicenza [...].
Nell'ambito della Setaf opera la 173° brigata paracadutisti (Airborne) Usa, il reparto impiegato in Iraq tre anni fa e due anni fa in Afghanistan.

Passiamo poi ad alcuni interessanti link che ho ricevuto da un nostro sito partner, Pro American Movement.

Di questo blog segnalo due post che risulteranno sicuramente utili a chi vorrà approfondire ulteriormente l'argomento. Il primo, "Base Vicenza: Prodi incrina i rapporti Italia-USA", è una lucida analisi (risalente ai giorni precedenti alla risposta ufficiale) delle conseguenze che avrebbe portato un'eventuale no di Prodi. Il secondo, "Prodi e l'allontanamento da Washington" è più legato ai "fatti di casa nostra" e mette in luce le evidenti contraddizioni dell'attuale maggioranza di Governo, nella quale convive un'ala che fa dell'antiamericanismo la sua ragione di vita. Dal secondo post:

Prodi è riuscito in primo luogo a derubricare la concessione di una base militare straniera su proprio territorio come materia di mera urbanistica e amministrazione in capo all'autonoma scelta del Comune di Vicenza, in barba alle più elementari norme di diritto costituzionale italiano, dal momento che in materia di accordi internazionali ad avere il potere decisionale è e può essere soltanto il Governo centrale che di fatto determina la politica estera e gli interessi nazionali del paese[...].
In secondo luogo, montata la crisi politica interna alla maggioranza parlamentare che lo sostiene, ha provato a scaricare le responsabilità della sua scelta al precedente Governo, reo, secondo le sue parole, di aver tenuto nascosto il paese e il suo esecutivo degli accordi con Washington sull'ampliamento della base di Vicenza.

Inoltre, sempre grazie a Pro American Movement, ho scoperto altri due link che meritano un'attenta lettura. Si tratta del saggio di Andrea Gilli, "La presenza americana in Italia e i rapporti tra due alleati", altra analisi sulle nefaste conseguenze dell'atteggiamento verso Washington dell'attuale Governo, e "Gli Americani a Vicenza", la base di Vicenza vista con gli occhi di uno che ci è vissuto accanto (date un'occhiata anche al vivace dibattito nei commenti).

Per finire, ci tengo a precisare che la questione della Ederle era stata già trattata con largo anticipo nel nostro forum. Grazie al nostro Joker, come sapete particolarmente interessato al settore militare, era nato un dibattito in questo topic, risalente al 30 ottobre scorso. La discussione è ancora attiva; se volete dire la vostra vi invito ad iscrivervi al forum.

Posted by Lady Blackice at 13:05:41 Commenti [2]

Elezioni di mid-term amare per i repubblicani

Come molti avevano preannunciato, le elezioni di mid-term del 7 novembre hanno confermato una volontà di cambiamento negli Stati Uniti che era nell'aria da tempo. I democratici hanno infatti conquistato il controllo della Camera, con ampio margine (230 seggi su 435), e del Senato, grazie al 51° seggio conquistato per una manciata di voti in Virginia da James Webb sul repubblicano George Allen. Su quest'ultimo risultato manca ancora l'ufficialità, ma pare confermata la volontà di Allen di prendere atto della sconfitta evitando di trascinare ulteriormente il conteggio dei voti.

L'assetto del Congresso cambia, dopo dodici anni in cui il potere è stato saldamente nelle mani dei repubblicani.

Per il partito di George W. Bush si tratta di una sconfitta pesante, dovuta in gran parte alla gestione del conflitto in Iraq, che influirà molto sugli ultimi due anni del suo mandato. Le prime conseguenze si sono già avute, con le dimissioni del ministro della difesa Donald Rumsfeld, responsabile della strategia della guerra in Iraq, e la nomina dell'ex capo della Cia Robert Gates.

Bush si troverà a governare senza maggioranza e dovrà negoziare con i democratici che, dal canto loro, dovranno dar prova di non sapere solo criticare. L'unico punto propositivo della campagna elettorale era infatti l'aumento del salario minimo; il resto erano solo accuse ai repubblicani. Di fatto, però, potrebbe cambiare poco fino alle presidenziali del 2008, per le quali si continua a prospettare, e sempre con maggiore insistenza, l'eventualità di un presidente donna: Hilary Clinton, riconfermata Senatore di New York con il 70%.

Ottimo risultato anche per Nancy Pelosi, capogruppo alla Camera, prima donna e prima italo-americana a raggiungere questo traguardo, che con il suo primo discorso ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Rumsfeld.

Tra la marea di articoli scritti sull'argomento negli ultimi giorni, ve ne segnalo un paio che reputo interessanti.

Il primo, L'effetto della rivoluzione conservatrice non è ancora finito, mette bene in luce quanto il partito democratico americano sia spostato a destra su alcuni punti cruciali, e sottolinea il ruolo da spettatrice svolto dall'Europa negli ultimi anni.

Il secondo, La sconfitta era comunque nell'aria (La potenza della democrazia Usa resiste), analizza i segnali di apertura verso l'eventualità di un presidente donna.

Fonte: Ansa

Parliamone nel forum: Dimissioni di Rumsfeld

Posted by Lady Blackice at 15:08:16 Commenti [2]

Strage in una scuola Amish

Stamattina mi sono incuriosita vedendo dalle statistiche che in poche ore c'erano stati circa 150 accessi provenienti da Google con la chiave di ricerca "comunità amish". Poichè l'articolo non è dei più popolari, mi sono chiesta cosa avesse spinto tanta gente a informarsi sugli Amish (qui), così mi sono imbattuta nell'ennesimo fatto di cronaca che ricorda il massacro alla Columbine High School.

Charles Carl RobertsIl fatto è avvenuto ieri mattina nel villaggio di Nickel Mines, Lancaster County, nei pressi di Philadelphia. Charles Carl Roberts, un uomo di 32 anni incensurato, sposato e con tre figli, addetto al trasporto del latte, non apparteneva alla comunità Amish. Ha lasciato una nota alla moglie, in cui affermava di cercare vendetta, sembra per una vicenda vecchia di 20 anni.

In tarda mattinata l'uomo, armato di fucile da caccia e di pistola automatica, ha fatto irruzione nell'unica classe della scuola del villaggio, prendendo in ostaggio trenta persone, per la maggior parte ragazzini tra i sei e i tredici anni, insieme ad un insegnante e due assistenti. Dopo un paio d'ore ha rilasciato i ragazzi e gli insegnanti e si è avventato sulle ragazze. A nulla sono valsi i tentativi di negoziare: l'uomo ha aperto il fuoco uccidendo cinque ragazzine e ferendone altre tre. Poi si è tolto la vita.

Altri due fatti simili si sono verificati negli Stati Uniti la scorsa settimana: mercoledì un uomo ha preso in ostaggio sei studentesse in un liceo in Colorado, le ha molestate e ne ha uccisa una, per poi spararsi all'arrivo della polizia, mentre venerdì un quindicenne ha ucciso il preside della sua scuola nel Wisconsin.

Il presidente George W. Bush è apparso preoccupato da questa escalation di violenza nelle scuole, ed ha indetto per la prossima settimana a una conferenza per esaminare attentamente il fenomeno, dove riunirà esponenti delle forze dell'ordine ed esperti in ambito educativo allo scopo di capire quali possano essere eventuali riposte del governo per rendere più sicure le scuole.

Fonte: USA Today
Foto: Getty Images

Posted by Lady Blackice at 10:37:05 Commenti [0]

11 settembre e le teorie cospirative

Oggi è il quinto anniversario della tragedia dell'11 settembre e in rete non accennano a diminuire delle fantasiose ricostruzioni dei fatti che individuano proprio nel Governo Americano il responsabile dell'attentato. Fucile

Queste "Conspiracy Theories", che tanto piacciono a chi dell'antiamericanismo ha fatto una ragione di vita, ma che personalmente ritengo un cumulo di idiozie, scorrette e in malafede, hanno finalmente trovato una risposta.

Grazie al bellissimo blog "Spirit Of America", infatti, ho scoperto che il Dipartimento di Stato Americano ha messo in rete una lista di risposte alle principali teorie cospirative riguardo all'11 settembre e alcuni approfondimenti sull'aereo che colpì il Pentagono.

Chi vuole sostenere a tutti i costi la teorie dell'auto-attentato troverà sicuramente qualche speccchio su cui arrampicarsi, ma almeno qui si buttano giù ad una ad una tutte le ipotesi su cui si basano queste teorie.

I principali punti a cui controbatte questo documento sono i seguenti:

  • Le Twin Towers sono state distrutte grazie ad una demolizione controllata.
  • A colpire il Pentagono non è stato un aereo ma un missile lanciato dall'apparato di stato americano.
  • Gli aerei che hanno colpito il WTC erano controllati (pilotati) da terra.
  • L'aereo United Airlines 93, che si è schiantato in Pennsylvania, è stato abbattuto da un missile.
  • Al Qaeda non è responsabile dell'attacco.

Non ho tempo per tradurre l'intero documento, tuttavia vi consiglio di leggerlo perchè non è di difficile comprensione. Per chi è interessato il link è questo: The Top September 11 Conspiracy Theories.

Posted by Lady Blackice at 9:05:50 Commenti [0]

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