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Martedi 23 Settembre 2008 - - - > Attualità
Domenica 21 settembre è calato il sipario sul mitico Yankee Stadium di New York.
Lo Yankee Stadium è stato inaugurato il 18 aprile 1923 con una schiacciante vittoria degli Yankees sui Red Sox, gli eterni rivali di Boston.
E questa è la fine di un'era.
L'altra era che finisce è quella dello Shea Stadium. E' il più giovane dei due stadi della città, ospita la squadra dei Mets dal 1964 ed è altrettanto leggendario. E domenica 28 settembre, calerà il sipario anche su di lui.
Al posto di ogni stadio, sorgerà un grande parcheggio.
Per buona parte dei newyorkesi questa duplice perdita è un evento quasi traumatico. Lo Yankee Stadium, oltre a rappresentare 85 anni di storia americana, è ricordato per gli incontri di boxe (tra Max Schmeling e Joe Louis e tra Mohammad Ali e Ken Norton), per le messe celebrate da tre papi e per i rally politici.
Lo Shea Stadium, invece, è stato soprattutto lo stadio che ha lanciato l'era dei concerti oceanici.
Entrambi gli stadi sono in vendita for profit al miglior offerente, mattone per mattone.
E i "poveri" New York Yankees dove giocheranno adesso?!
Dalla prossima stagione giocheranno in uno stadio tutto nuovo da 1,3 miliardi di dollari, che si sta realizzando nella stessa zona, con boutique, bar lussuosi, suite che potranno essere affittate a prezzi da capogiro (fino a un milione di dollari).
[ Fonte: Corriere della sera ]
Posted by Sam at 22:20:06 Commenti [1]
Mercoledi 17 Settembre 2008 - - - > Attualità
Era il 17 Settembre 1787.
E a Philadelphia veniva firmata la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Negli USA oggi non è una festa "ufficiale", ma credo che si possa comunque ricordare questa data, no?
Ecco, quindi, un video "augurale"... 
Posted by Sam at 17:11:06 Commenti [0]
Giovedi 11 Settembre 2008 - - - > Attualità
Si può fare finta di niente, o si può ricordare.
Ma ricordare è doveroso, in una posizione come la nostra.
Qual è la nostra posizione?
E' quella di gente che quando pensa a cosa è successo 7 anni fa ancora versa qualche lacrima.
E' quella di gente che guarda con disgusto alle squallide "teorie del complotto" che hanno sporcato persino la memoria di tante vittime innocenti.
E' quella di gente che pensa che questa sia la più grande ferita inferta agli USA, nella loro giovane storia.
E' quella di gente che in America ci è andata e ci andrà ancora, anche se adesso è più difficile.
La mia, in particolare, è quella di chi ha visto con i propri occhi l'America prima e dopo questo colpo al cuore, e sa che niente tornerà più com'era prima per tanto, tanto tempo.
E' brutto leggere la paura del prossimo, il dubbio, negli abitanti di una nazione che è stata fatta da immigrati e che tutto deve a questa massa di persone che si è riversata nelle sue terre in fuga da un mondo vecchio e corrotto, in cerca di sogni. Fuggiamo ancora dalle stesse cose, noi europei malati d'America, e sogniamo le stesse cose probabilmente. E forse oggi entrare è difficile come allora: controllo malattie a Ellis Island due secoli fa, impronte digitali al JFK oggi...
Cosa spingeva i nostri antenati? E cosa ci spinge ancora?
La libertà, credo. Un desiderio, un'idea, un simbolo un po' offuscato, ma che inseguiamo con la stessa determinazione.
E non è detto che sia effettivamente lì - come spesso mi scrivono - questa libertà per cui ci diamo tanto da fare, ma non siamo neanche degli illusi. E' che crediamo che la ricerca della felicità sia un diritto, come scritto nella Dichiarazione d'Indipendenza, e che ognuno dovrebbe cercarla dove ritiene più opportuno.
Per noi potrebbe essere ancora lì - nonostante le macerie dell'11/09 pesino come macigni - nascosta tra le ferite e la paura.
Bisogna saperla scorgere.
Posted by Lady Blackice at 10:34:58 Commenti [4]
Giovedi 16 Agosto 2007 - - - > Attualità
Non capita tutti i giorni di potervi presentare un'esclusiva direttamente dagli States, ma ogni tanto qualche colpo di fortuna riesce a fare miracoli.
Saprete sicuramente, visto che ne hanno parlato tutti i nostri TG, che lo scorso 8 agosto è stato lanciato lo Shuttle Endeavour, dal Kennedy Space Center in Florida.
Come sappiamo dai media, lo shuttle ha avuto qualche problema durante il lancio, e successivamente ha subito una lesione di cui ancora non è chiara la gravità. Alla NASA stanno valutando se è il caso di riparare la lesione nello Spazio per non mettere in pericolo il rientro, ma per ora non si sa nulla di certo.
Ma non è di questo che voglio parlarvi... La nostra forummista Lu si trovava, proprio in quei giorni, in vacanza a Orlando e ha pensato bene di immortalare l'evento con la sua digitale e di inviarmi questa esclusiva. Da brava inviata speciale, ha fotografato anche la folla in attesa del countdown... Immagino l'emozione!
Qui sotto potete vedere un piccolo estratto delle foto. Per visualizzarle tutte, invece, vi rimando all'album Lancio Shuttle Endeavour [08/08/07] nella nuova sezione Eventi della Gallery.



Grazie per aver condiviso quest'esperienza con noi Lu! 
Parliamone nel forum: Il lancio dello shuttle Endeavour
Posted by Lady Blackice at 16:30:59 Commenti [0]
Giovedi 29 Marzo 2007 - - - > Attualità
Dare oggi una risposta a questa domanda è difficile. Politologi e storici americani si sono divisi su questo tema, e anche all'interno delle due linee di pensiero esistono sostenitori e critici.
Vediamo di fornire un quadro il più chiaro possibile.
Prima linea di pensiero: c'è discontinuità col passato
Coloro che ritengono che la politica estera di Bush abbia prodotto una frattura radicale, vedono la fine del multilateralismo americano, e criticano il non coinvolgimento degli alleati nelle questioni internazionali, ritenendo altresì sbagliata il comportamento dell'amministrazione Bush nei confronti delle organizzazioni internazionali, prima fra tutte l'ONU, messe da parte sulle questioni internazionali.
Un altro gruppo, anch'esso convinto che ci sia discontinuità, sostiene invece questa rottura col passato. Approvano che il presidente abbia abbandonato una politica passiva e, ai loro occhi, immorale. Sostengono che la rottura col passato era inevitabile, e che il primato americano non può più accettare lo status quo in Medio Oriente: per troppi anni è stata accettata la presenza di stati non democratici e ostili, e nelle azioni di Bush vedono il tentativo di scardinare questa realtà.
Seconda linea di pensiero: c'è continuità col passato
Altri politologi vedono invece continuità nella politica estera. Tra questi c'è chi ha posizioni critiche, e vede Bush rispondere a logiche già viste, usare le solite giustificazioni per ricorrere alla guerra. In particolare, si critica il cosiddetto "interventismo umanitario", tipico dell'era Clinton. In secondo luogo, non ritengono che un altro presidente avrebbe potuto comportarsi diversamente.
I sostenitori della continuità invece vedono l'interventismo umanitario come un nobile aspetto della politica estera americana; Bush diventa ai loro occhi un nuovo Wilson, che si pone a salvaguardia della democrazia. In linea di massima sono i liberali interventisti a sostenere questa tesi.
Ma come influisce l'11/9 sull'amministrazione Bush?
Nel 2000 i repubblicani si erano presentati con un programma di politica estera molto chiaro: stop all'interventismo, stop all'invio di soldati americani in missioni di nation building. Sul piano economico, si punta a una politica protezionistica; sul piano militare, si sostiene l'allargamento della NATO ai Paesi dell'est europeo, e si punta sul riarmo, dopo anni di tagli alle spese militari.
Ma l'amministrazione Bush pre 11/9 non è affatto unita e disciplinata: ne fanno parte neocon, nazionalisti, realisti, la destra cristiana, internazionalisti repubblicani. Ci sono posizioni diverse riguardo il Medio Oriente.
Dopo l'11/9, prende piede però la teoria neocon: gli Stati Uniti non possono accettare ancora il compromesso storico del petrolio in cambio del non intervento negli stati mediorientali; gli Stati Uniti devono essere in grado di ristrutturare il Medio Oriente, attraverso l'esportazione della democrazia in primis.
Viene anche rivendicato il diritto ad agire da soli; l'ex Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sosteneva che la collaborazione tra stati era politicamente superflua e militarmente dannosa. In questo senso riemerge anche un nazionalismo sopito che giustifica, in un certo senso, l'unilateralismo.
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Posted by Joker at 9:07:37 Commenti [0]
Venerdi 26 Gennaio 2007 - - - > Attualità
Il 23 gennaio il Presidente degli Stati Uniti George Bush, davanti al Congresso, ha tenuto l'annuale discorso sullo stato dell'Unione, come previsto dalla Costituzione Americana.
Le prime parole del Presidente sono state per la nuova speaker del Congresso, Nancy Pelosi, prima donna a ricoprire questa carica istituzionale.
Davanti a un Congresso in cui i democratici nelle scorse elezioni di mid-term hanno ottenuto la maggioranza, il Presidente Bush ha più volte invitato i democratici al lavoro di squadra, a superare le differenze di opinioni per agire insieme nell'interesse della nazione.
Il primo argomento è stato l'economia. Bush ha proposto tre riforme per migliorare l'economia americana, che oggi soffre di un pauroso deficit nel bilancio, anche a causa degli altissimi costi della guerra al terrorismo. Un discorso a parte è stato rivolto ai previsti incentivi economici per le famiglie meno agiate che sottoscrivono una polizza assicurativa medica. Oggi sono milioni gli statunitensi che non possono permettersi un'assicurazione medica, e che potrebbero usufruire degli incentivi del Governo.
Riguardo all'immigrazione, Bush ha proposto una riforma che dovrebbe rendere più sicuri i confini, rallentare l'immigrazione illegale e nello stesso tempo regolamentare gli immigrati clandestini che lavorano negli Stati Uniti.
Un elemento di novità è stato il discorso circa le fonti di energia: l'obiettivo della nuova linea di politica energetica si chiama "Twenty in Ten", e prevede di diminuire del 20% l'uso di petrolio nei prossimi dieci anni; per raggiungere questo traguardo Bush ha fatto appello a scienziati e industriali, promettendo d'altra parte un migliore sfruttamento delle risorse nazionali, preservando però l'ambiente, al fine di raddoppiare le riserve strategiche di petrolio.
Il tema più sentito è stato sicuramente l'andamento della guerra al terrorismo e in particolare la situazione in Iraq. Entrambi gli schieramenti si sono trovati concordi nell'affermare che il successo in Iraq è fondamentale per garantire stabilità al Medio Oriente e sicurezza agli Stati Uniti. Bush ha esplicitamente sottolineato la necessità che anche il Governo Iraqueno collabori maggiormente con gli Stati Uniti contrastando i ribelli e i terroristi. Se gli Stati Uniti si ritirassero dall'Iraq, il terrorismo e gli estremisti prenderebbero il controllo del Paese e creerebbero uno stato tirannico che rappresenterebbe una base sicura per tutti i nemici degli Stati Uniti.
La guerra al terrorismo, ha detto Bush, sarà ancora lunga, e per vincerla occorre lavorare uniti e dimostrare alla Nazione e ai nemici degli Stati Uniti la determinazione nel combattere questa difficile guerra; a questo proposito il Presidente ha sottolineato l'importanza di creare una commissione speciale per la guerra al terrorismo, composta da membri di entrambi gli schieramenti.
Un ulteriore piano prevede l'aumento delle Forze Armate di 92.000 uomini tra soldati e marines nei prossimi cinque anni e la creazione di un "Corpo di Riserva Civile", su base volontaria, che permetta all'Esercito di usufruire di civili addestrati in caso di necessità.
"Lo Stato dell'Unione è forte", ha concluso Bush, "e la nostra causa giusta; anche se molte sfide ci attendono, continuiamo ad andare avanti".
Il testo completo del discorso è reperibile al sito ufficiale della Casa Bianca: www.whitehouse.gov.
Ulteriori approfondimenti su Pro American Movement: Gli interessi nazionali americani oltre la presidenza Bush.
Posted by Joker at 18:50:35 Commenti [0]
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