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Old State House...la casa della libertà americana

houseNel cuore di Boston sorge un edificio in mattoni rossi che sembra quasi soffocare lì dove si trova, in mezzo ai grattacieli del Financial District, ma solo ad un occhio disattento perché invece, per chi ne conosce la storia, esso si erge come un gigante al di sopra di ogni altra costruzione che lo circonda. Stiamo parlando della Old State House.

La Old State House fu costruita tra il 1712 e il 1713. Nel 1747, un terribile incendio ne distrusse gli interni ma fortunatamente lasciò integra gran parte dei mattoni originali.

Tra il 1713 e il 1776 fu sede del governo coloniale britannico, tra il 1776 e il 1798 lo fu del Parlamento del Massachusetts e tra il 1830 e il 1841 ospitò il municipio di Boston. Oggi accoglie un museo gestito dalla Bostonian Society.

lionLa fama di questo edificio è legata ad un evento in particolare. Dal suo unico balcone, sulla facciata est, la Dichiarazione di Indipendenza venne letta per la prima volta ai bostoniani, il 18 luglio 1776. Questa è anche la ragione per cui la Old State House costituisce una tappa fondamentale del Freedom Trail.

Ogni anno, il 4 luglio, una folla si riunisce sotto questo amato emblema, per ascoltare, ora come allora, “…We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness…

aquilaSoffermiamoci un attimo su ciò che sta ai lati del balcone: un leone e un unicorno. Il leone è sempre stato il simbolo dell’Inghilterra e l’unicorno della Scozia. Dal 1603, in seguito all’Unione delle Corone, questi due animali insieme simboleggiano il Regno di Gran Bretagna. Quelli attuali sono ricostruzioni poste lì nel 1882. Gli originali furono dati pubblicamente alle fiamme subito dopo la proclamazione dell’Indipendenza americana. A proposito, sulla facciata ovest, si trovano, giustamente, un’aquila calva, animale simbolo degli Stati Uniti, e lo stemma dello stato del Massachusetts.

Nel luglio del 1976, nell’ambito dei festeggiamenti per il bicentenario degli Stati Uniti, la regina d’Inghilterra Elisabetta II, si affacciò dal balcone della Old State House e da lì pronunciò queste storiche parole:

If Paul Revere, Samuel Adams and other patriots could have known that one day a British monarch would stand on the balcony of the Old State House, from which the Declaration of Independence was first read to the people of Boston, and be greeted in such kind and generous words…well, I think they would have been extremely surprised! But perhaps they would also have been pleased to know that eventually we came together again as free peoples and friends to defend together the very ideals for which the American Revolution was fought”.

Altro che sorpresi…ai Sons of Liberty sarebbe caduta la mascella! Molto Felice

[Photo from Flickr : I by Peter Whelerton ( Licenza ), II by dave patten ( Licenza ), III by cmh2315fl ( Licenza )]

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Le ville di Newport

Oggi approdiamo a Newport (Rhode Island) per scoprire le sue famose “Mansions”.

aerialQueste ville furono commissionate durante la cosiddetta “Gilded Age”. A coniare il termine fu Mark Twain che così intitolò il romanzo satirico scritto nel 1873 in collaborazione con il giornalista Charles Dudley Warner. Da allora l’espressione identifica quel periodo della storia americana compreso tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Epoca di forti contraddizioni, quella, caratterizzata da una straordinaria crescita economica ma anche da gravi squilibri sociali. Un mercato senza regole e uno stato ridotto al minimo avevano favorito la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi eletti. A ragione dunque “Gilded” e non “Golden”, un’età solo “dorata” ma che, a scavar oltre la superficie, nascondeva tutto tranne che oro.

Gli industriali dell’epoca ( parliamo di grandi famiglie quali quelle dei Vanderbilt, degli Astor ecc.) scelsero Newport come meta privilegiata delle loro vacanze e si fecero costruire qui i loro cottage estivi, con vista sull’Oceano.

Le dimore sono ispirate ai palazzi della vecchia Europa e infatti, agli occhi di un europeo, non risulterebbero eccezionali se non si trovassero in America, quel posto in cui credevamo che il seme aristocrazia non avesse mai messo radice.

Le Mansions sono costruite secondo i più svariati stili architettonici (rinascimentale, gotico, shingle ecc) e, guardandole, verrebbe da chiedersi “ma era per caso una gara a chi la faceva più grande e più bella?

walkLa maggior parte di esse possono essere ammirate percorrendo il celebre “Cliff Walk”, un sentiero pedonale lungo 5,6 Km che si snoda lungo la costa. Una promenade di grande valore, paesaggistico oltre che architettonico: da un lato le ville nel loro splendore, dall’altro, oceano e spiagge, ancora più splendidi.

Alcune dimore come, ad esempio, quelle gestite dalla Preservation Society of Newport County, sono aperte al pubblico, altre sono state destinate a nuove funzioni (è il caso di Ochre Court, oggi sede amministrativa della Salve Regina University), altre ancora sono rimaste residenze private. Tanto è vero che il Cliff Walk è stato anche al centro di vicende giudiziarie, con i residenti impegnati nella battaglia per la sua chiusura. Battaglia persa, per fortuna!

Tra le mansions più conosciute (cliccate sul nome per vedere la foto):

Vi lascio un breve filmato di presentazione. Chi volesse approfondire, invece, può farlo partendo dal video “America’s Castles” (part 1, part 2, part 3, part 4). Sorriso

[Photo from Flickr : I by CorpsNewEngland ( Licenza) , II by Kristopher W ( Licenza )]

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Sulle tracce dei Pellegrini (part 2)

Chi erano i Padri Pellegrini e perché decisero di fondare una colonia in Nord America lo abbiamo visto la volta scorsa. Oggi concentriamoci sulla traversata e sul mezzo utilizzato per essa: la Mayflower.

Quello dei Padri Pellegrini fu sicuramente il viaggio che la rese celebre; sarebbe però un errore supporre che la Mayflower fosse stata costruita appositamente per quello scopo. La verità è che questo galeone era stato progettato per trasportare merci (e non essere umani!) e con queste merci a bordo aveva già solcato molti mari del Nord Europa. Quando l’impresario Thomas Weston decise di noleggiarla per la traversata dei Pellegrini, la Mayflower si trovava a Londra. windNel luglio del 1620 lasciò il porto di Londra per dirigersi a Southampton. Prima importante precisazione: i Pellegrini partirono da Plymouth o da Southampton? C’è chi sostiene una cosa e chi l’altra. Chiariamo la questione. A Southampton, la Mayflower attese l’arrivo della Speedwell la quale, salpata da Delfshaven (Olanda), stava trasportando in Inghilterra i “saints” della comunità di Leida. Già durante questo primo viaggio la Speedwell aveva incontrato dei problemi tecnici. Il 5 agosto 1620, come sappiamo, le due navi lasciarono il porto, dirette nel Nuovo Mondo. La Speedwell cominciò subito ad imbarcare acqua e costrinse tutti a fare scalo a Dartmouth per le necessarie riparazioni. Il 21 agosto, la Mayflower e la Speedwell insieme, fecero un nuovo tentativo di prendere il largo. Dopo circa 300 miglia in mare aperto, la Speedwell imbarcò di nuovo acqua il che costrinse entrambe le navi ad una nuova sosta, stavolta a Plymouth. Da Plymouth, infine, i Pellegrini decisero di proseguire con la sola Mayflower. Questo spiega perché le due città continuino a contendersi il titolo di “luogo di partenza” nella vicenda. Qui viene mostrato per bene tutto il tragitto dei Pellegrini.

La Mayflower pesava 180 tonnellate, era larga meno di 8 metri e lunga circa 33. Piuttosto piccola, considerando ciò a cui era destinata. I Pellegrini, infatti, non stavano andando in America a farsi una vacanza. Andavano a fondare un insediamento in un luogo completamente selvaggio. Ciò significa che la Mayflower non avrebbe dovuto contenere soltanto i 102 passeggeri e i membri dell’equipaggio (circa 25 persone). A bordo dovettero trovare posto cospicue riserve di cibo, sia per il viaggio che per i primi tempi a terra (non ci sarebbero stati campi coltivati ad attendere i coloni!), utensili da lavoro, cannoni per le esigenze di sicurezza, animali vivi, vestiario, coperte ecc...Con tutta quella gente e quella roba ammassata dentro, si allontanò dal porto il 6 settembre 1620. Sappiamo anche, grazie alla testimonianza del futuro governatore della colonia, William Bradford, che, quel giorno, il vento era favorevole: “Now all being compact together in one ship, they put to sea again with a prosperous wind”. Queste parole ispirarono Mike Haywood per il suo dipinto, “A Prosperous Wind”, per l’appunto (foto 1).

Il viaggio durò 66 giorni (senza contare le giornate che i Pellegrini avevano già trascorso a bordo tra un problema tecnico e l’altro prima della partenza definitiva). Il vento favorevole di cui sopra li abbandonò presto e – neanche a dirlo- si trovarono ad affrontare terribili tempeste in pieno Oceano.

E come trascorrevano il loro tempo? Beh, che ve lo dico a fare! Erano Puritani. Pregavano, leggevano la Bibbia, intonavano qualche salmo per intrattenere i bambini e, nei ritagli di tempo, cercavano di sopravvivere ad un’impresa che aveva dell’impossibile!

monumentIl 9 novembre 1620, finalmente, avvistarono terra, la penisola di Cape Cod per la precisione. Bella notizia? Mica tanto! In realtà i Pellegrini avevano ottenuto dalla Compagnia della Virginia una concessione territoriale nella valle dell’Hudson River dunque diverse miglia più a sud rispetto a dove si trovavano in quel momento. Tentarono di aggiustare la rotta e di scendere al di sotto del 41° parallelo, come era stato loro prescritto ma cominciarono subito ad essere sballottati da venti spaventosi e, all’altezza dell’isola di Nantucket, incapparono nelle secche. Già stremati dalla traversata oceanica, non se la sentirono di proseguire, fecero dietro front, risalirono Cape Cod e infine, l’11 novembre, gettarono l’ancora a Provincetown Harbor. Difficile dimenticare che questo fu il luogo del loro primo approdo. Tra le casette di legno della cittadina di Provincetown (Massachusetts) svetta una torre in granito alta 77 metri . E’ il Pilgrim Monument (foto 2).

Dopo tre esplorazioni del territorio circostante, scelsero come posto migliore dove insediarsi quell’area che, nelle mappe del capitano John Smith, era contrassegnata con il nome di New Plimouth. Si spostarono da Provincetown Harbor a Plymouth Harbor e lì gettarono nuovamente l’ancora il 16 dicembre 1620. Attenzione che gettare l’ancora non vuol dire scendere dalla nave. Per costruire delle case, anche se fatte solo di paglia e tronchi d’albero, occorreva tempo. I Pellegrini trascorsero dunque il loro primo durissimo inverno in terra americana a bordo della Mayflower. In primavera, ad aprile, la nave e quello che restava del suo equipaggio (molti erano morti di scorbuto, polmonite, tubercolosi ecc) ripartirono per l’Inghilterra. In Europa, la Mayflower fece ancora qualche viaggio prima di essere fatta a pezzi e venduta come legname. Per anni girò voce che quel legname fosse stato utilizzato per costruire un fienile nel villaggio di Jordans (Inghilterra). Una storia mai dimostrata e con tutta probabilità falsa ma ciò non ha impedito al fienile di assumere il nome di Mayflower Barn e trasformarsi in meta turistica.

mayflowerA Plymouth (Massachusetts), ancorata nella baia, si trova la Mayflower II (foto 3). Non la nave originale, evidentemente, ma una sua fedele riproduzione. Quanto fedele? Talmente fedele che, nonostante venne prodotta tra il 1955 e il 1956, fu realizzata con i materiali e i metodi di costruzione in uso nel XVII secolo (con chiodi forgiati a mano, tanto per fare un esempio). La replica fu pianificata dagli inglesi, fabbricata in Inghilterra e regalata agli Stati Uniti come simbolo di amicizia. Per rispettare fino in fondo il parallelismo con l’originale, la Mayflower II venne sottoposta alla stessa identica traversata. Il 20 aprile 1957 lasciò l’Inghilterra per raggiungere Plymouth, sua destinazione finale. Guardate qui.

Ultima precisazione: approfondendo la storia dei Padri Pellegrini, potreste riscontrare, tra le varie fonti, una certa discordanza circa le date di questa vicenda. Ciò dipende dal fatto che, all’epoca, gli Inglesi usavano il calendario Giuliano, non avendo ancora adottato quello Gregoriano. Tra i due calendari, per ragioni astronomiche che non vi sto qui a spiegare perché non le ho capite nemmeno io, c’era una differenza di 10 giorni. Ci sono fonti che, nel riportare le date, si basano su un calendario e fonti che invece si basano sull’altro. Tutto qui. Ah…quasi dimenticavo…tutte le date di questo post fanno riferimento al calendario Giuliano.

Vi lascio con un video davvero carino che ho scovato su Internet. Dopo averlo visto, la traversata dei Pellegrini vi rimarrà meglio impressa o almeno lo spero! Sorriso

[Photo from Flickr : I by Ted Eytan ( Licenza ),

II by Kunal Mukherjee ( Licenza )]

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Town Meeting

town lineSe si parla di New England, c’è un argomento che davvero non può essere tralasciato ed è il Town Meeting. Prima di addentrarci nel discorso, però, è necessario comprendere che le città (uso il termine italiano “città” anche se la Town è cosa diversa dalla City!), pur esistendo su tutto il territorio americano, rivestono in New England una particolare importanza. Nella regione, infatti, la Town, oltre ad essere la più antica forma di organizzazione, costituisce l’unità amministrativa più rilevante, anche in virtù della grande autonomia che le viene riconosciuta. Il potere delle contee, ad esempio, non è minimamente paragonabile. In alcuni stati (es. Connecticut, Rhode Island), addirittura, le contee non esistono proprio se non come mere linee di divisione, necessarie a definire la competenza territoriale dei tribunali.

In una Town, il potere esecutivo spetta al Board of Selectmen (o Select Board), costituito da 3, 5 o 7 membri (la formula a 3 è la più comune); il potere legislativo spetta invece al Town Meeting. Ed ecco che siamo tornati al nostro punto di partenza.

Il Town Meeting è nato in New England e qui è stato ed è principalmente usato, sin dai tempi coloniali, eccezion fatta per qualche tentativo ben riuscito di esportazione in alcuni stati del Midwest (es. Michigan, Minnesota). Il termine non identifica solo un corpo politico ma anche l’evento che rende possibile a questo corpo l’esercizio delle proprie funzioni. Immaginatevi una riunione condominiale, solo su scala più ampia. Il Meeting viene convocato dal Board of Selectmen o, in alternativa, dai cittadini stessi, per mezzo di una petizione e delibera sugli argomenti (Articles) di un programma (Warrant) prefissato e reso pubblico svariati giorni prima dell’incontro.

L’assemblea si riunisce annualmente in via ordinaria (Annual Town Meeting) ma anche ogni qual volta le circostanze lo richiedano (Special Town Meeting). La discussione viene coordinata da un Moderator.

Potrebbe sembrarvi uguale ad un qualsiasi parlamento e infatti lo è, nella sua forma “representative”, in cui il popolo legifera per mezzo di rappresentanti liberamente eletti. Ma esiste una versione di Town Meeting, la “open”, che si contraddistingue per il fatto di essere una delle poche forme di democrazia diretta ancora esistenti. In questo caso, il diritto di partecipazione e di voto spetta a tutti i cittadini.

Nel 1854, Henry David Thoreau disse al riguardo: “When, in some obscure country town, the farmers come together to a special town-meeting, to express their opinion on some subject which is vexing the land, that, I think, is the true Congress, and the most respectable one that is ever assembled in the United States”.

meetingLe norme che regolano il Town Meeting variano da stato a stato. Nel Massachusetts, l’Open Town Meeting è l’unica forma consentita per cittadine che hanno meno di 6.000 abitanti; per quelle che contano più di 6.000 residenti, invece, è possibile – possibile, non obbligatorio!- scegliere la forma rappresentativa.

Nel New Hampshire, al posto dell’assemblea tradizionale, si può optare per l’Official Ballot Referendum anche detto SB2 (Senate Bill 2). Quest’ultimo sistema funziona più o meno così: si tiene una riunione del tutto simile ad un classico town meeting durante la quale però le proposte vengono solo discusse, senza essere approvate; subito dopo viene fissato un “election day” grazie al quale i cittadini hanno a disposizione un giorno intero per votare i provvedimenti precedentemente dibattuti; si tende a garantire in questo modo la partecipazione politica anche a quanti, a causa dei ritmi di vita sempre più frenetici, non riescono a conciliare i propri impegni con gli orari e i tempi di discussione delle riunioni tradizionali.

Quando esistono questioni che interessano due città e richiedono il voto congiunto di entrambe le comunità, viene convocato un Joint Town Meeting. Quando le città coinvolte sono tre o più di tre, il town meeting diventa Regional.

Più del 90% delle municipalità in New England sono Towns. La restante parte è occupata dalle Cities e - solo nel Maine- dalle cosiddette Plantations. Una plantation è un territorio organizzato a cui, per via della scarsa popolazione, non è attribuibile lo status di town.

Volevo postarvi un video su una di queste assemblee cittadine ma -diciamoci la verità- le questioni amministrative locali sarebbero risultate un po’ tediose. Allora vi lascio il video di un town meeting del tutto particolare. Siamo all’interno del film d’animazione “Nightmare Before Christmas”: Jack Skeletron, nelle vesti di Moderator, raduna gli abitanti del Regno di Halloween e spiega loro cos’è il Natale sulle note di un brano musicale che s’intitola appunto Town Meeting Song.

[Photo from Flickr by Mark Sardella ( Licenza )]

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Il re del ghiaccio

Come avrete sicuramente sentito, in queste ultime settimane, gli Stati Uniti sono alle prese con un’ondata di maltempo che ha portato neve, gelo e temperature polari su buona parte del territorio americano. winterUna delle zone colpite, peraltro avvezza alle cosiddette “bufere-mostro”, è la regione del New England. Si tratta, il più delle volte, di situazioni di emergenza eppure, nel XIX secolo, un uomo, appartenente ad una rispettabile famiglia bostoniana, trovò il modo di lucrare sulle conseguenze di inverni così rigidi. Quando Frederic Tudor palesò la sua intenzione di esportare il ghiaccio del New England in tutto il mondo, l’idea fu giudicata a dir poco stravagante e destinata a sicuro fallimento. Come si poteva pensare di vendere a caro prezzo qualcosa che si scioglieva al sole? Il ghiaccio veniva sì già adoperato, all’epoca, ma soltanto per il consumo personale o al massimo per un commercio a corto raggio; le famiglie nobili e alto-borghesi erano le sole a disporre di ice-houses nelle quali veniva conservato il ghiaccio che raccoglievano nei laghetti delle loro tenute. Nessuno, però, avrebbe mai pensato di trasportare questo ghiaccio lontano e tantomeno fuori dai confini nazionali. Nessuno, tranne Frederic Tudor, il quale aveva una visione e la seguì, a dispetto di ogni logica.

tudorNel 1806 Tudor acquistò un brigantino con il quale trasportò il suo primo carico dal Massachusetts alle Antille, nell’isola di Martinica. La gran parte del ghiaccio si sciolse prima di poter essere venduto. Tudor fece tesoro di questo insuccesso. Capì che era indispensabile poter disporre di un luogo di conservazione adatto una volta giunti a destinazione. Prese così a finanziare la costruzione di ice-houses in loco. Decise inoltre di sfruttare l’invenzione di Nathaniel Wyeth, l’ice cutter, che consentiva di raccogliere blocchi di ghiaccio di forma regolare e facilitava di molto il trasporto e l’immagazzinamento.

Nel 1833 un altro brigantino di proprietà di Tudor trasportò con successo un carico fino a Calcutta. Nel giro di un paio d’anni il ghiaccio del New England veniva regolarmente esportato in direzione di Calcutta, Madras e Bombay. L’India, nel lungo periodo, si sarebbe rivelata una delle destinazioni più redditizie. Da quel momento, il commercio crebbe in modo esponenziale. Nel 1839 la Tudor Ice Company raggiunse l’Australia e negli anni ’40 del 1800 arrivò ad Hong Kong, in Nuova Zelanda e nel Sud-est asiatico. Poi toccò all’America Latina, con paesi come Brasile, Argentina e Perù. Nello stesso periodo Tudor si fece strada anche nel mercato della vecchia Inghilterra. Le classi colte inglesi avevano una vera e propria fissazione per il ghiaccio proveniente dal lago Wenham (Massachusetts), a causa della sua straordinaria trasparenza. Pare che a Londra vigesse la regola del “no wenham ice, no party”. Molto Felice Quando, negli anni ’60 del XIX sec., la Norvegia sottrasse questo mercato al New England, il lago norvegese di Oppegard venne ribattezzato Wenham Lake con il preciso scopo di ingannare gli inglesi circa la provenienza del prodotto.

Il ghiaccio del New England seguì anche i pionieri nella loro corsa verso Ovest. Il raggio d’azione della Tudor Ice Company si spostava insieme alla Frontiera.

Le iniziali fonti di approvvigionamento ovvero i laghi del Massachusetts cominciarono a non essere più sufficienti a soddisfare la crescente domanda. Tudor decise allora di trasferire gran parte della raccolta più a nord, nell’area del Kennebec River (Maine).

Il commercio del ghiaccio aveva un considerevole indotto. Innanzitutto l’industria del legname. Le stive delle navi venivano costruite in legno perché il legno era un materiale più isolante. Per gli stessi motivi anche la maggior parte delle ice-houses erano fatte di legno. Segatura e fieno servivano pure in gran quantità per isolare ulteriormente le stive. Per non parlare poi del fatto che sulle navi, insieme al ghiaccio e proprio grazie ad esso, divenne possibile trasportare merci deperibili. Molti furono i commerci bilaterali che si instaurarono in quegli anni. Sin dai primi viaggi nei Caraibi, Tudor aveva cominciato a riportarsi in patria la frutta tropicale usando per la sua conservazione la parte di carico rimasta invenduta.

cutterGrazie al ghiaccio, la carne fresca dell’area di Chicago e Cincinnati poté raggiungere la costa est degli Stati Uniti. Negli anni ’70 del 1800 il 15% del burro consumato nel Regno Unito proveniva dal Midwest americano. E questi non sono che pochi esempi.

Persino gli originali detrattori dovettero ammettere che Tudor era un abile uomo d’affari. Certo le cose non andarono sin dal principio nel verso giusto. All’inizio dell’esperimento, Tudor perse molti soldi e passò anche un paio d’anni in prigione per debiti ma seppe fare le mosse giuste per correggere i punti deboli del suo progetto. Era anche molto astuto. Benché fosse stato il primo a smerciare il ghiaccio, non restò a lungo il solo. Molti seguirono le sue orme. Per battere la concorrenza, di solito, mandava avanti il fratello e il cugino, entrambi legali, a stringere accordi con i governi locali per assicurarsi il monopolio del nuovo mercato e, dove ciò non era possibile, riusciva ad assicurarsi comunque un monopolio di fatto mediante la costruzione e il controllo delle ice-houses.

Il commercio del ghiaccio raggiunse l’apice del suo sviluppo intorno al 1870. Da quel momento in poi andò incontro ad un lento ma inesorabile declino. Anche se qualcuno, già da tempo, stava sperimentando la produzione di ghiaccio artificiale, quest’ultima non aveva inizialmente preso piede, almeno per due motivi: primo, richiedeva una gran quantità di combustibile e notevoli investimenti in macchinari, tutte cose che facevano lievitare il prezzo del prodotto finito; secondo, il ghiaccio naturale restava qualitativamente superiore.

Quando però i miglioramenti tecnologici consentirono l’abbassamento dei costi, la produzione di ghiaccio artificiale cominciò ad imporsi, specie in luoghi molto distanti dal New England (es. Australia, India); improvvisamente importare ghiaccio naturale smise di rappresentare la soluzione più economica per questi paesi.

La nuova produzione, inoltre, rappresentava la soluzione ideale per risolvere il problema degli inverni caldi, i quali si presentavano di tanto in tanto dando luogo a vere e proprie “carestie del ghiaccio”.

Infine l’invenzione del frigorifero e la sua graduale diffusione su larga scala mise definitivamente la parola fine sull’impresa ideata da Frederic Tudor. A lui però rimase, giustamente, il titolo di “Ice King”.

[Photo from Flickr by Wayne Boardman ( Licenza )]

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I fari del Maine

In questa rubrica, abbiamo già avuto modo di constatare, più di una volta, come il mare caratterizzi la cucina (merluzzo, astice, vongole fritte), le storie (la tempesta perfetta di Gloucester), gli svaghi (crociere a bordo di velieri), i paesaggi (Cape Cod) del New England. Oggi siamo qui a dire che l’importanza delle attività marinare per la regione emerge chiaramente anche dalla presenza dei suoi fari.

nubbleIl Maine, sulla sua splendida costa, ne conta ben 61, di cui 52 ancora funzionanti. Alcuni, per un motivo o per un altro, sono particolarmente degni di nota…

Il Portland Head Lighthouse è il faro più antico dello stato (1791); il suo primo guardiano fu nominato da George Washington in persona.

bass harborQuello di Seguin Island, invece, è famoso per essere stato teatro di una tragica vicenda, con il custode e sua moglie come protagonisti. La donna si annoiava terribilmente a trascorrere gli interminabili e rigidi inverni del Maine sull’isola. Il marito, per porre rimedio, le fece recapitare un pianoforte. Unico problema: insieme al piano pervenne un unico spartito che la donna prese a suonare e a ri-suonare continuamente. Anche quando, in primavera, arrivarono nuovi spartiti la donna non smise di eseguire le stesse note. Questo comportamento fece uscire di senno il marito che, un giorno, imbracciata un’ascia, fracassò prima il piano, poi la testa della moglie e infine si suicidò. Da allora c’è chi giura (tra i visitatori del faro e persino tra i passeggeri delle navi al largo) di sentir echeggiare ancora quella melodia (un brano ragtime, per la precisione).

west quoddyDa un faro infestato da fantasmi, passiamo ad uno apparso nella pellicola di un celebre film. Sulla passerella del Marshall Point Lighthouse, Forrest Gump arriva al termine della sua famosa corsa da un oceano all’altro (qui dal min. 1:27).

Curiosità a parte, non possiamo non citare tre dei fari più belli e fotografati della costa: Cape Nedding Lighthouse (foto 1), conosciuto anche come “The Nubble”, Bass Harbor Lighthouse (foto 2), all’interno dell’Acadia National Park e infine il West Quoddy Lighthouse (foto 3), che ha la particolarità di sorgere sul punto più orientale degli Stati Uniti. Sorriso

Per il resto, buona visione...

[Photo from Flickr: I by Brent Danley ( L ), II by Chris Potako ( L ), III by outdoorPDK ( L )]

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