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Natura e letteratura si incontrano nel New Hampshire

Forse in questa rubrica non abbiamo ancora dato al New Hampshire lo spazio che merita; il suo territorio è così ricco di bellezze naturali che una visita da queste parti non può che lasciarvi soddisfatti.

Il soprannome dello stato, “The Granite State”, è dovuto in parte all’indole dei suoi abitanti (vi ricordate il “Vivi libero o muori” del generale John Stark?) ma soprattutto alle sue immense cave di granito. Tanto per fare un paio di esempi, il ponte di Brooklyn e il Pentagono sono stati realizzati con la roccia granitica del New Hampshire.

flume gorgeSe ricordate bene, un quarto del territorio dello stato è occupato dalle White Mountains. Questa regione montuosa è sede di alcuni parchi statali tra cui il Franconia Notch. I luoghi più visitati del Franconia Notch State Park sono: il Basin (grande fossa di origine glaciale scavata dall’acqua migliaia di anni fa), Flume Gorge (una gola attraversata dal Flume Brook; la potete visitare percorrendo delle passerelle in legno se la cosa non vi spaventa…le imponenti pareti di granito, ricoperte di muschio, arrivano fino a 27 metri di altezza mentre la gola, in alcuni tratti, è larga meno di 3 metri), Cannon Mountain (raggiungibile con la Cannon Mountain Aerial Tramway; dalla cima si gode di una splendida vista sulla valle).

Fino ad una decina di anni fa avreste potuto ammirare anche l’”Old Man of the Mountains”, uno spuntone roccioso, sul lato di un monte, simile al profilo di un uomo. Ho detto “avreste potuto” perché, sfortunatamente, il 3 maggio del 2003, alcune rocce sono crollate.

Nathaniel Hawthorne si ispirò all’Old Man per uno dei suoi racconti, “The Great Stone Face”…

"Pareva che un gigante colossale, un Titano, avesse scolpito le proprie sembianze sul precipizio. Ed ecco lassù, a cento piedi d’altezza, il grande arco della fronte, il naso col lungo profilo, e le forti labbra che se avessero potuto parlare avrebbero rotolato i loro tuoni da una parte all’altra della valle. A dire il vero, se il riguardante si accostava troppo, perdeva di vista il profilo del gigantesco volto, e scorgeva solo un cumulo di pesanti e colossali rocce ammassate caoticamente l’una sull’altra. A far qualche passo indietro, tuttavia, gli stupendi lineamenti apparivano ancora; e più addietro ci si ritraeva, più simili essi apparivano a un volto umano con tutti i suoi divini attributi; finché in un’oscura lontananza, tra nubi e vapori che s’alzavano a gloria dalle montagne raccolte intorno, il grande Volto di Pietra era vivo in tutta la sua evidenza."

old manDell’Old Man, il senatore del New Hampshire Daniel Webster disse: “ Gli uomini appendono fuori dalle loro botteghe le insegne che indicano la loro professione: i calzolai una scarpa gigante, i gioiellieri un enorme orologio, il dentista un dente d’oro; ma sulle montagne del New Hampshire Dio Onnipotente ha appeso un’insegna che mostra che lì Egli crea l’uomo”.

Il New Hampshire fu celebrato anche da Robert Frost, uno dei poeti più amati d’America.

Frost, originario della California, dopo aver vissuto alcuni anni in Massachusetts e in Inghilterra, scelse questo stato come luogo in cui vivere. Oggi la sua fattoria, “Frost Place”, è visitabile.

Nel 1923 Frost pubblicò una raccolta di poesie intitolata “New Hampshire” della quale riportiamo “Stopping by woods on a snowy evening”…

Whose woods these are I think I know.

His house is in the village though;

He will not see me stopping here

To watch his woods fill up with snow.

My little horse must think it queer

To stop without a farmhouse near

Between the woods and frozen lake

The darkest evening of the year.

He gives his harness bells a shake

To ask if there is some mistake.

The only other sound’s the sweep

Of easy wind and downy flake.

The woods are lovely, dark and deep.

But I have promises to keep,

And miles to go before I sleep,

And miles to go before I sleep.

Ecco i boschi che ispirarono il poeta...

[Photo from Flickr: I by Eli Sagor ( Licenza ), II by robdebsgreen ( Licenza )]

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Le mill girls di Lowell

Vi avevamo già parlato di Lowell (Massachusetts) come città natale di Jack Kerouac (qui). Ora dovete sapere che, nel XIX sec., Lowell era il più importante centro tessile della nazione e per questo è ancora oggi considerata la città-simbolo della Rivoluzione Industriale americana ma…andiamo per ordine. mill girlsQuesta storia inizia con un viaggio, il viaggio che portò un intraprendente mercante dell’epoca, Francis Cabot Lowell, in Scozia ed Inghilterra alla ricerca di preziose informazioni sulla produzione tessile. Nei due anni che trascorse in Europa F.C. Lowell visitò diverse fabbriche e rubò con gli occhi tutto il possibile: una mossa vincente anche se oggi la definiremmo più propriamente un caso di spionaggio industriale. Tornato in America, F.C. Lowell era deciso a mettere in pratica tutto ciò che aveva imparato e a fare anche di meglio! Trovati alcuni investitori, nel 1813, fondò la Boston Manufacturing Company la quale, di lì a poco, aprì il primo cotonificio meccanizzato d’America, a Waltham (Massachusetts). Non voglio tediarvi con troppi dettagli; sappiate solo che F.C. Lowell non fece in tempo a portare a termine i suoi progetti in quanto morì prematuramente nel 1817. Il genero, però, prese in mano le redini della compagnia e, dal momento che gli affari andavano a gonfie vele, decise di espandersi. East Chelmsford (che in seguito sarebbe stata ribattezzata “Lowell” proprio in onore del primo grande industriale d’America) venne scelta a tal fine come location ideale. La città, infatti, era situata alla confluenza dei fiumi Merrimack e Concord ed era già dotata di un’ importante via di comunicazione, il Middlesex Canal, che la collegava a Charlestown e dunque a Boston. La grande quantità d’acqua che circondava il centro abitato venne impiegata (attraverso la costruzione di canali, dighe e mulini e lo sfruttamento di risorse naturali quali le Pawtucket Falls) come fonte di energia delle fabbriche, fu fondata la Merrimack Manufactoring Company e, in breve tempo, Lowell divenne una milltown modello con 400 cotonifici che davano lavoro a circa 10.000 persone. Inizialmente la manodopera fu costituita in larga parte da giovani donne non sposate reclutate dalle fattorie del New England. Ricordate quando, all’inizio, ho detto che F.C. Lowell intendeva importare in America il modello inglese ma in una versione migliorata? Ecco. Essendo perfettamente consapevole dei rischi di degrado sociale connessi all’industrializzazione e all’urbanizzazione, F.C. Lowell voleva creare un modello di efficienza e produttività che, però, allo stesso tempo, non mettesse a rischio virtù puritane quali la temperanza e la moralità. Le mill girls –come furono definite le operaie di Lowell- vivevano tutte insieme nelle boarding houses di proprietà della Merrimack Manufacturing Company e lavoravano in media 12-14 ore al giorno per 9-10 mesi l’anno. Nelle fabbriche il loro tempo era scandito dal suono delle sirene ma, anche al di fuori dei luoghi di lavoro, le mill girls erano tenute a rispettare rigide regole di condotta; nel poco tempo libero a loro disposizione leggevano, studiavano e scrivevano articoli per i giornali locali; furono le prime donne del New England ad abbandonare il focolare domestico e a conquistare l’indipendenza, anche economica, ma per loro “indipendenza” non fu mai sinonimo di “licenziosità”.

Con l’andar del tempo, le mill girls vennero rimpiazzate da manodopera a più basso costo: immigrati europei, specie irlandesi.

Il passato di Lowell è oggi facilmente rintracciabile nelle sue attrazioni: l’American Textile History Museum che ripercorre la storia dell’industria tessile americana, il New England Quilt Museum che offre una collezione di quilt antichi e contemporanei provenienti da tutti gli stati della Nuova Inghilterra (per la spiegazione su cos’è un quilt, vedere qui) e il Boott Cotton Mills Museum ex cotonificio e parte del Lowell National Historical Park. Quest’ultimo museo vanta una sala per la tessitura dotata di 88 telai meccanici antichi, perfettamente funzionanti. Cliccate su play, alzate il volume e ascoltate per la durata del video.

Ora provate a pensare che le mill girls avevano questo rumore nelle orecchie per la maggior parte della loro giornata.

Quando, nella prima metà del XX sec., il vapore prese il posto dell’acqua come fonte di energia, il baricentro della produzione tessile nazionale si spostò a Sud. Da quel momento, Lowell andò incontro ad un rapido declino. Successivamente la città ha saputo reinventarsi, convertendo i vecchi spazi produttivi e investendo su risorse diverse.

Cotton Mill Girl”, il brano della cantante folk Hedy West, vuole essere un tributo a tutte le mill girls americane che, con i loro sacrifici, contribuirono a far grande la nazione.

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Sulle tracce dei Pellegrini (part 3)

Al Plymouth National Wax Museum (Massachusetts) ventisei scene con personaggi in cera ripercorrono la storia dei Padri Pellegrini. Tra queste ambientazioni ve n’è una che riproduce il momento in cui venne sottoscritto il Mayflower Compact.

compactIl Mayflower Compact è quell’accordo mediante il quale i Pilgrim Fathers si costituirono in società politica. Il documento fu sottoscritto da 41 maschi adulti, a bordo della Mayflower (di qui il nome), l’11 novembre 1620 (calendario Giuliano), mentre la nave era ancorata nella baia di Provincetown. A redigerlo furono i puritani separatisti della comunità di Leida, con ogni probabilità John Carver (che fu il primo governatore della colonia e mantenne la carica per un anno, prima di morire) o William Bradford (che subentrò a Carver e governò dal 1621 al 1656).

Il documento originale è andato perduto, presumibilmente durante la Guerra d’Indipendenza. Ciononostante il testo dell’accordo è giunto sino a noi grazie al fatto di essere stato riprodotto, prima della sua scomparsa, in tre importanti opere riguardanti il periodo coloniale americano: “A Relation or Journal of the Beginning and Proceeding of the English Plantation Settled at Plymouth in New England” (meglio conosciuta come Mourt’s Relation, dal nome del suo curatore), “Of Plymouth Plantation”, dello stesso Bradford e infine “New England’s Memorial” di Nathaniel Morton.

Secondo la versione ufficiale e generalmente accettata, i Pellegrini decisero di stipulare questo accordo per regolarizzare la loro posizione in quanto, essendo finiti in un territorio diverso da quello che avevano avuto il permesso di colonizzare, risultavano fuori da ogni giurisdizione. E’ però plausibile ipotizzare che non avrebbero avvertito il bisogno di vincolarsi gli uni agli altri se fossero stati tutti vincolati a Dio; nella missione, invece, non erano coinvolti solo i “saints” e quindi si era presentata la necessità di “legare” in qualche modo anche gli “strangers”. Vediamo nello specifico cosa pattuirono…

Nel nome di Dio. Amen. Noi sottoscritti, leali sudditi del nostro riverito signore sovrano, Giacomo, per grazia di Dio Re di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, difensore della fede ecc

Avendo intrapreso, per la gloria di Dio, l’avanzamento della Fede Cristiana e l'onore del nostro Re e della Patria, un viaggio per fondare la prima colonia nelle zone settentrionali della Virginia; mediante questo documento,stipuliamo un patto e ci impegniamo solennemente e reciprocamente, alla presenza di Dio e l’uno dell’altro, ad unirci in un civile corpo politico; per una nostra migliore amministrazione nonché per preservare e promuovere i suddetti fini; in virtù di ciò ci impegniamo altresì ad emanare, costituire e formulare giuste ed eque leggi, decreti, atti, statuti ed offici, quali di volta in volta si riterranno meglio rispondenti e convenienti al benessere generale della Colonia, a cui promettiamo tutta la debita sottomissione e obbedienza.

In fede di quanto sopra abbiamo qui apposto le nostre firme a Cape Cod nell’undicesimo giorno di novembre, il diciottesimo anno di regno del nostro Signore Sovrano Re Giacomo in Inghilterra, Francia ed Irlanda e il cinquantaquattresimo in Scozia. Nell’Anno del Signore 1620.

Il Mayflower Compact può essere considerato il primo, primissimo esempio di contrattualismo nord-americano. Ancora oggi ci si continua ad interrogare su quanto tale contrattualismo sia una diretta conseguenza del modo in cui i puritani d’America interiorizzarono il concetto di “alleanza” contenuto nell’Antico Testamento (si pensi, in primo luogo, al patto tra Dio e il suo popolo eletto) e quanto, invece, si ispiri al “contratto sociale” di Rousseau e, in generale, alle idee illuministe, la cui diffusione – è bene comunque notarlo- segue di quasi un secolo il sacro esperimento puritano, non solo quello dei Pellegrini di Plymouth ma anche quello – forse ancor più significativo- tentato da John Winthrop con la fondazione della Massachusetts Bay Colony.

Il dipinto postato è “Mayflower Compact, 1620” di Jean Leon Gerome Ferris.

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Raggiungere il cielo danzando

dvdOggi ci addentreremo in una regione collinare –Berkshire Hills o semplicemente Berkshires- situata nell’estremità occidentale dello stato del Massachusetts. A dire il vero, ci eravamo già finiti dentro, senza dirlo esplicitamente, parlando del Norman Rockwell Museum (Stockbridge) e dell’Hancock Shaker Village (Pittsfield).

Le Berkshires costituiscono da sempre un connubio perfetto di natura e cultura. Nel cuore di queste colline che poi altro non sono che la “coda” delle Green Mountains del Vermont, in estate soprattutto, ma anche durante il fall foliage, si svolgono concerti, festival e spettacoli teatrali che attraggono migliaia di persone, compresi diversi milionari che, nel XIX sec., fecero costruire proprio qui le loro dimore di campagna. Non a caso, dunque, in quel periodo, la regione era anche conosciuta come “Inland Newport”.

Le cose da dire sarebbero tante, gli eventi da citare molteplici e sicuramente in futuro ci torneremo su ma oggi il post è dedicato alla scuola di danza che ogni anno, tra fine giugno e fine agosto, ospita circa 80.000 visitatori per il Jacob’s Pillow Dance Festival.

Tutto cominciò con un sogno, frase che non potrebbe essere più appropriata ma ne capirete il perché solo alla fine del post. Nello specifico mi riferisco al sogno di Ted Shawn ovvero fare della danza una professione rispettabile anche per gli uomini e creare, per i danzatori di sesso maschile, uno stile che non fosse necessariamente lo stile “effeminato” del balletto classico di matrice europea.

Nel 1930 Ted Shawn acquistò una fattoria dalla famiglia Carter e fondò, insieme alla moglie Ruth St. Denis, una compagnia di ballo, la Denishawn Company, la quale però si sciolse appena un anno dopo, quando Shawn e la moglie si separarono. Shawn, lasciato da solo con i suoi sogni, decise che era arrivato il momento di realizzarli: reclutò alcuni ragazzi dello Springfield College e fondò una compagnia di soli uomini. Alcune delle strutture del Jacob’s Pillow giunte fino a noi furono costruite proprio da questi ragazzi nel loro tempo libero.

Tra il 1933 e il 1940 -i “seven magic years” come il fondatore stesso li definì- i Ted Shawn’s Men Dancers si esibirono in 750 città tra Stati Uniti e Canada ma anche a Londra e a L’Avana. Il tour iniziò (14 luglio 1933) e si concluse (31 agosto 1940) al Jacob’s Pillow; in esso è possibile rinvenire le prime tracce di quello che sarebbe diventato il Jacob’s Pillow Dance Festival. Dopo quell’esperienza, i danzatori si arruolarono per la Seconda Guerra Mondiale e la compagnia, di conseguenza, si sciolse.

Per far fronte alle sopraggiunte difficoltà finanziarie, Shawn decise di concedere in leasing la tenuta. Dopo un primo tentativo fallimentare in questa direzione, la Jacob’s Pillow passò nelle mani di due ballerini inglesi, Alicia Markova e Anton Dolin i quali, riscuotendo molto successo con il loro festival, riuscirono a raccogliere i fondi necessari per acquisire la proprietà e costruirvi un teatro. Nel 1942 Ted Shawn venne nominato direttore artistico del Jacob’s Pillow, ruolo che ricoprì con passione fino alla sua morte (1972). Il 9 luglio 1942 il nuovo Ted Shawn Theatre, con una capacità di 620 posti a sedere, aprì ufficialmente i battenti. A questo, nel 1990, venne aggiunta una nuova struttura, il Doris Duke Studio Theatre ma il palco più suggestivo del Jacob’s Pillow è sicuramente quello installato all’aperto, con le verdeggianti colline del Berkshires a fare da sfondo.

In questa location, ogni estate, trovano spazio artisti provenienti da tutto il mondo; ognuno porta sul palco la propria tradizione e il proprio stile. La danza, in ogni sua declinazione, trasforma il Jacob’s Pillow in un crogiuolo di culture…

Solitamente il programma del festival prevede anche il coinvolgimento del pubblico attraverso l’organizzazione di un Community Dance Day.

Nel 2003 il Jacob’s Pillow è stato dichiarato National Historic Landmark mentre nel 2011 ha ricevuto, nella persona del suo attuale direttore artistico Ella Baff, la National Medal of Arts dal presidente Barack Obama. Nel 2012, infine, è stato realizzato su di esso un film-documentario, “Never Stand Still”, che ne ripercorre la storia. Qui il trailer.

Per concludere veniamo al perché del nome: vi eravate per caso posti la domanda?

Nel XVIII sec., la strada che da Boston conduceva alla città di Albany, l’attuale Route 20, nel tratto che conduceva al luogo in cui oggi sorge la Jacob’s Pillow Dance School, era particolarmente tortuosa dovendo arrampicarsi sulle colline del Berkshires. A causa di questo andamento a zig zag, vista da lontano, la strada faceva pensare ad una scala a pioli. I colonizzatori del New England, nello specifico i Carter che sulla cima di quella collina impiantarono la loro fattoria, da buoni puritani che erano, avevano sempre la Bibbia in mente e dunque l’immagine della scala gli ricordò subito la storia di Giacobbe contenuta in Genesi 28:12-17…Capitò allora in un certo luogo, dove si fermò per pernottare, perché il sole era tramontato; prese una pietra come cuscino del suo capo e si coricò in quel luogo. E sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco: gli angeli di Dio salivano e scendevano per essa. Ed ecco: il Signore gli stava davanti e disse”Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e al tuo seme. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno.[…] Allora Giacobbe si svegliò dal suo sonno e disse “Veramente c’è il Signore in questo luogo e io non lo sapevo”[…] E chiamò quel luogo Betel

Fu così che la strada divenne “Jacob’s Ladder”, la stazione di servizio lungo la strada “Jacobs’ Dream”, il masso roccioso che sorgeva accanto alla tenuta dei Carter “Jacob’s Pillow” e la fattoria limitrofa alla loro “Beth-el”, che significa appunto “casa di Dio”.

shawnLa roccia in questione riveste ancora una grande importanza simbolica. Una delle foto più significative che si possono trovare in giro sul Jacob’s Pillow è quella che ritrae il fondatore mentre usa il masso come cuscino, alla maniera di Giacobbe. Tutte le compagnie di ballo che vengono ospitate durante il festival hanno preso l’abitudine di farsi fotografare qui. Il luogo è inoltre diventato la tomba di Ted Shawn: le ceneri di questo pioniere della danza moderna, infatti, sono state sepolte proprio ai piedi del “cuscino”.

Quando i ballerini del Jacob’s Pillow danzano all’aperto, in mezzo alla natura e in cima alla collina, l’impressione è che riescano davvero ad avvicinarsi al Cielo…

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Minutemen

lexNel parlare delle battaglie di Lexington e Concord abbiamo citato i Minutemen. E’ il caso di rispondere a qualche domanda sul loro conto, a cominciare dalla più ovvia…

Perché questo nome? Notoriamente “ready in a minute”, erano addestrati a scendere in campo velocemente, con un preavviso davvero minimo, “at a minute’s notice”.

Erano miliziani? Innanzitutto va spiegato che, con il termine “militia”, all’epoca e in quel contesto, si intendeva l’insieme di quei civili armati che venivano scelti per difendere le colonie dalle minacce esterne ovvero, prima dell’Indipendenza, sostanzialmente dagli attacchi dei Nativi. I termini “militia” e “Minutemen” vengono spesso utilizzati come sinonimi ma si tratta davvero della stessa cosa? In verità, dalla milizia solo alcuni uomini, solitamente giovani, forti, affidabili e con idee politiche ben precise, venivano scelti per far parte di questa élite, avanguardia, corpo speciale – chiamatelo come volete- che erano i Minutemen. Dunque è vero che tutti i Minutemen erano miliziani ma non è vero il contrario, che tutti i miliziani erano Minutemen.

Quando vennero introdotti? Nonostante la loro fama sia legata principalmente alla Rivoluzione Americana, già nel 1645 alcuni miliziani del Massachusetts vennero selezionati per essere Minutemen.

Come combattevano? Non erano un esercito regolare e non dobbiamo pensare che agissero come se lo fossero. Più adatti alla guerriglia che alla guerra, tiratori scelti, non fronteggiavano il nemico vis-a-vis ma lo attaccavano ai fianchi con imboscate e azioni rapidissime.

Come erano equipaggiati? Non indossavano alcuna particolare uniforme ma semplici abiti da lavoro o da caccia; non potrebbe essere altrimenti considerato che, in qualunque posto si trovassero e qualunque cosa stessero facendo, dovevano essere pronti ad imbracciare le armi nel giro di un minuto. A proposito, armi e munizioni le tenevano nascoste nella terra o in casa, sotto le assi del pavimento.

Chi li guidava? Erano soliti concordare le decisioni più che seguire direttive. La mancanza di leadership fu una delle ragioni che portò alla loro scomparsa. La ragione decisiva, però, fu senz’altro un’altra: finché si trattava di territori e di colonie una milizia poteva anche andare bene ma era impensabile che si potesse lasciare la nascente confederazione americana senza un vero e proprio esercito.

conOggi alcune statue rendono loro onore. E’ il caso di quella realizzata da Henry Hudson Kitson che si trova a Lexington (Massachusetts), all’estremità sud-orientale del Battle Green (foto 1) o di quella situata a Concord (Massachusetts), vicino all’Old North Bridge (foto 2) e sulla cui base è incisa la celebre strofa del Concord Hymn. Quest’ultima scultura è opera di Daniel Chester French, lo stesso artista che realizzò la statua di John Harvard e il Lincoln Memorial.

[Photo from Flickr : I by Rob Shenk ( Licenza ), II by Lorianne DiSabato ( Licenza )]

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Il colpo che fu udito in tutto il mondo

flagRiprendiamo un racconto iniziato tempo fa. Dunque, dove eravamo rimasti? Ah già…Dopo essere stati avvisati da Paul Revere, i ribelli di Lexington avevano affrontato le truppe inglesi al Battle Green. Le Giubbe Rosse si erano lasciate alle spalle otto coloni morti e avevano ripreso la strada per Concord dove contavano di scovare e distruggere un deposito di armi. Ripartiamo dal momento in cui Samuel Prescott, l’unico dei tre messaggeri ad essere giunto a destinazione, arrivò a Concord e diede l’allarme. Erano circa le due di notte e, nella preparazione, si ripeterono più o meno le stesse scene già viste poco prima a Lexington: venne suonata la campana della Town House e i ribelli si radunarono nella Wright Tavern per discutere sul da farsi. Decisero di appostarsi su una collina, Punkatasset Hill, circa un miglio a nord rispetto al centro-città. Vi ricordate cosa disse a Lexington il capitano Parker? “Stand your ground. Don’t fire unless fired upon! But if they mean to have a war, let it begin here!”. Beh, anche a Concord, stessa musica: “Let us stand our ground. If we die, let us die here”, disse uno dei miliziani.

Gli Inglesi arrivarono alle sette del mattino. Una compagnia venne subito messa a presidiare il South Bridge, tre compagnie furono inviate al North Bridge e altre quattro cominciarono a cercare le armi, di casa in casa, di fattoria in fattoria. Trovarono solo tre cannoni, sepolti sotto terra ma tanto bastò per scatenare una reazione. Il maggiore Pitcairn fece bruciare i carri in legno che servivano a trasportare i cannoni nonché il liberty pole, il palo, simbolo delle libertà repubblicane, che i coloni avevano issato in città. Le fiamme investirono accidentalmente la Town House. I ribelli, che nel frattempo erano aumentati di numero grazie ai rinforzi giunti dalle città limitrofe (Acton, Bedford, Carlisle, Westford ecc), videro una colonna di fumo alzarsi e pensarono che gli Inglesi stessero dando fuoco alle loro case. Il tenente Joseph Hosmer gridò “Will you let them burn the town down?”. No, certo che no! Non erano intenzionati a permetterlo. bridgeScesero dalla collina e puntarono dritto al North Bridge (nella foto, una ricostruzione del ponte risalente al 1956; l’originale fu rimosso nel 1793). Di fronte al loro avanzare, gli Inglesi non si fecero scrupoli, puntarono le armi e spararono. Isaac Davis e Abner Hosmer di Acton furono i primi a morire ma non furono gli ultimi. I ribelli risposero al fuoco, uccisero alcuni Redcoats e costrinsero tutti gli altri alla fuga. Dopo una sosta di qualche ora alla Wright Tavern, utilizzata per rifocillarsi e medicare i feriti, gli Inglesi ripresero la via di Boston. La loro ritirata, nota da queste parti come “running skirmish”, non fu affatto indolore. I ribelli non diedero tregua a quelli che ormai consideravano i loro nemici e li attaccarono con azioni mordi-e-fuggi lungo tutto il viaggio di ritorno. Al loro rientro, gli Inglesi avrebbero contato 73 morti, 174 feriti e 26 dispersi.

Insomma, le battaglie di Lexington e Concord si conclusero nel giro di poche ore e non furono certo scontri colossali. Ciononostante, continua ad essere loro riconosciuta un’importanza enorme perché rappresentarono il punto di non ritorno che molti indipendentisti stavano aspettando. Esse diedero ufficialmente inizio alla Rivoluzione Americana, quella Rivoluzione che avrebbe portato alla nascita degli Stati Uniti d’America, con conseguenze allora inimmaginabili ma ora piuttosto evidenti: il mondo non sarebbe stato più lo stesso! Per questo Ralph Waldo Emerson, in occasione del centenario degli eventi, nel 1875, compose il suo “Concord Hymn” e, riguardo al North Bridge, scrisse quei versi che generazioni di americani avrebbero imparato a memoria (la traduzione italiana è tratta da “Stelle e strisce. Storia di una bandiera” di Arnaldo Testi):

“Accanto al rozzo ponte incurvato sul torrente,

la bandiera spiegata alla brezza di aprile,

qui, un tempo, stettero gli agricoltori schierati a battaglia,

e spararono il colpo che fu udito in tutto il mondo.”

Il famoso “shot heard round the world” viene ancora oggi celebrato durante una festività all’uopo istituita: il Patriots’ Day (da non confondere con il Patriot Day dedicato alle vittime dell’11 settembre).

Il Patriots’ Day viene festeggiato il terzo lunedì di aprile non in tutta la federazione ma solo in Massachusetts, nel Maine (il cui territorio, un tempo, faceva parte del Massachusetts) e nello stato del Wisconsin ed è anche il giorno in cui si svolge la maratona di Boston.

Per conoscere il programma completo degli eventi, basta tenere d’occhio il sito Battle Road (così viene chiamato quel tratto di strada, tra Lexington e Concord, percorso dagli Inglesi nel 1775 e lungo il quale oggi sorge il Minute Man National Historical Park).

Infine, tra i tanti siti storici, non dimenticate di fare tappa al Concord Museum per fotografare una delle due lanterne che, accese sul campanile della Old North Church, diedero il via alla cavalcata di mezzanotte di Paul Revere. Sorriso

[Photo from Flickr : I by Andrew Teman ( Licenza ), II by brx0 ( Licenza )]

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