Homepage -> Architecture -> Michigan Central Station: un patrimonio da salvare

Architecture

Michigan Central Station: un patrimonio da salvare

8.7.2009   - - - > Architecture Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Detroit non se la passa bene, è un dato di fatto. E' sempre stata una città difficile, violenta, poco raccomandabile, in cui le tensioni razziali sono più evidenti che altrove, ma la crisi ha peggiorato notevolmente la situazione. Il Michigan, attualmente, ha il tasso di disoccupazione più alto dell'intera nazione e migliaia di persone, negli ultimi anni, si sono trasferite altrove lasciandosi alle spalle una schiera di edifici abbandonati. Detroit è la città più duramente colpita da questo fenomeno. Il degrado urbano ha ormai messo a repentaglio la sopravvivenza di alcuni edifici storici, che costituiscono un patrimonio sia dal punto di vista architettonico che sociale, ma che oggi rischiano la demolizione. E' un vero peccato, perché questa città, un tempo famosa per l'industria automobilistica, nasconde dei veri e propri tesori che hanno il destino segnato, come il Tiger Stadium, la Packard Motor Car Company e la Michigan Central Station. E' di quest'ultima che ho deciso di parlarvi, perché la sua è una storia di gloria, declino e abbandono, proprio come quella della città che la ospita.

Un simbolo nel bene e nel male
Michigan Central StationLa Michigan Central Station, uno spettro che si erge maestoso presso il 2405 West Vernor di Detroit, è un perfetto esempio del degrado urbano in cui versa la città. Situata nel quartiere Corktown, vicino all'Ambassodor Bridge e al (ormai ex) Tiger Stadium, si trova circa a tre chilometri di distanza dalla Downtown di Detroit. E' conosciuta anche come Michigan Central Depot o MCS, ed un tempo era l'epicentro di una città fiorente, se non di tutto il Midwest, mentre ora questo edificio di enorme interesse architettonico giace abbandonato a se stesso, con la maggior parte delle vetrate rotte, triste simbolo del trionfo dell'industria automobilistica sui trasporti pubblici.

Oggetto di innumerevoli articoli di giornali, libri e spot televisivi, fra le rovine di Detroit è senz'altro quella che ha attirato maggiore attenzione e per cui sono stati compiuti gli sforzi maggiori allo scopo di riportarla in vita. Molto probabilmente questo non basterà a salvarla. Allo stato attuale un restauro sarebbe una bella impresa: la maggior parte degli interni è caduta vittima dei cosiddetti urban miners, persone che spogliano vecchi edifici portando via pietre, metalli e persino mattoni da rivedere come rottami. La rimozione di questi materiali ha provocato ingenti danni, tanto che gli interni sono quasi completamente distrutti, mentre le pareti sono diventate la tela personale di innumerevoli writers.

La struttura
Michigan Central StationQuesto stupendo complesso di 46 mila metri quadrati in stile Beaux-Arts (una variante del Neoclassicismo europeo) fu progettato dalle società Warren & Wetmore, per la parte architettonica, e Reed and Stem per la parte ingegneristica, che si erano già occupate della progettazione della Grand Central Terminal di New York. I costi per la realizzazione si aggiravano intorno ai 15 milioni di dollari.

L'edificio è composto da due parti distinte: la stazione stessa ed una torre di 18 piani che raggiunge l'altezza di 70 metri, grazie alla quale, all'epoca della costruzione, divenne la più alta stazione ferroviarie esistente. Benché semidistrutte, dal di fuori sono ancora le enormi vetrate ad arco della parte inferiore a catturare l'attenzione, incorniciate da coppie di colonne Corinzie, caratteristiche di quello stile.

Michigan Central StationAll'interno, le stanze sono modellate sullo stile delle antiche terme romane, soprattutto la sala d'attesa principale che, con un impressionante soffitto a volta ed i muri rivestiti in marmo, è la stanza più imponente dell'intero edificio. Alle due estremità della sala d'attesa ci sono due sale più piccole per le donne e gli uomini, un bar ed un ristorante. Procedendo più all'interno della stazione, troviamo una zona delimitata da massicce colonne Doriche a coppie, che ospitava la biglietteria, ed una lunga galleria di negozi, oltre la quale si entrava nella zona da cui partivano i treni. Quest'area era molto più semplice della sala d'attesa, con pareti di mattoni anziché di marmo e caratterizzata da un ampio lucernario di rame. Da lì si scendeva, attraverso una rampa, in un lungo tunnel che portava alle piattaforme dei treni.

La torre sovrastante, il tratto distintivo vero e proprio della stazione, era riservata agli uffici della compagnia ferroviaria, anche se, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto ospitare anche un hotel, che di fatto non fu mai realizzato. I piani inferiori avevano corridoi rivestiti in marmo, mentre i piani superiori erano perlopiù spogli; alcuni, l'ultimo in particolare, non furono mai terminati e le loro pareti non vennero mai neanche intonacate. A livello architettonico, questa torre è collegata alla stazione con una fascia di pilastri che corrono intorno ai piani superiori.

Il complesso comprende anche un ampio seminterrato che ospitava delle strutture per i bagagli e la posta.

La storia
Michigan Central StationIn quasi cento anni di vita, questo edificio ne ha viste di tutti i colori, a cominciare dal debutto, il 26 Dicembre del 1913, quando entrò in servizio prima di essere ultimata poiché la vecchia Michigan Central Depot fu distrutta da un incendio. Un punto cruciale nelle vicende della MCS è costituito dalla sua posizione: la stazione, infatti, si trova molto distante dal centro della città. All'epoca della costruzione le automobili non erano ancora molto diffuse, pertanto la stazione non aveva, e non ebbe mai, un parcheggio adeguato. Considerando la presenza di un capolinea del tram presso l'ingresso est della stazione, si stabilì che doveva essere quello l'ingresso principale, anzichè quello più grande a nord, dominato da tre grandi archi. Si supponeva, infatti, che la maggior parte dei passeggeri sarebbe arrivata via tram o con la linea interurbana e, usciti dal tram presso il capolinea, i passeggeri sarebbero poi entrati nella stazione attraverso l'ingresso ad est. Con la Depressione, però, arrivò la fine del servizio interurbano e nel 1938 anche i tram andarono in pensione, cosicché la stazione si ritrovò improvvisamente e pericolosamente isolata. A quel punto anche il problema del parcheggio divenne più rilevante.

L'isolamento dell'edifico non era stato preso in grande considerazione al momento della costruzione, poiché si credeva che la presenza stessa di una grande stazione avrebbe causato l'espansione del quartiere degli affari verso quell'area, così come era avvenuto con la Pennsylvania Station di New York (anch'essa demolita), dove la zona in cui era stata costruita, da baraccopoli che era, si trasformò ben presto in uno dei luoghi più curati della città. Purtroppo tale evoluzione non si verificò mai per la MCS. Durante la metà degli anni Venti, Henry Ford acquistò delle terre nella zona e programmò di costruirvi un grande centro affari; tuttavia il valore dei terreni, il complesso General Motors-Fisher e la Grande Depressione posero fine a questi piani.

Gli effetti, comunque, non furono immediati, anzi, la stazione continuo a prosperare nel periodo antecedente alla Seconda Guerra Mondiale, e durante la guerra le rotaie furono affollate dall'intenso traffico militare e dagli addii strappalacrime di soldati che partivano per il fronte, ma dopo la guerra iniziò un lento e inesorabile declino. Le automobili si impossessarono gradualmente della tratta Detroit-Chicago e la perdita di passeggeri in transito fu così pesante che nel 1956 si tentò, senza successo, di vendere la stazione per 5 milioni di dollari, un terzo del suo costo originario. I profitti continuarono a diminuire e nel 1963 venne effettuato un altro tentativo di vendita, ma ancora una volta non vi furono acquirenti.

Il declino della stazione apparve drammaticamente evidente nel 1967, quando la principale sala d'attesa e il parco vennero chiusi a causa della diminuzione del traffico passeggeri. I costi ormai superavano gli introiti; anche strutture come la galleria dei negozi e i ristoranti vennero chiusi e, a poco a poco, l'edificio cominciò a deteriorarsi.

Nel 1971, quando l'Amtrak rilevò il servizio ferroviario nazionale, le cose sembrarono mettersi di nuovo bene per la stazione, tanto che nel 1975 l'ingresso principale e la sala d'attesa furono riaperti e nel 1978 cominciò una ristrutturazione del valore di $1.250.000, che includeva nuovi binari, impianti per gli autobus e le pulizie. In quel periodo gli uffici sovrastanti vennero utilizzati dalla Conrail.

Questi giorni luminosi ebbero, però, vita breve: nel 1984 la stazione fu venduta per un progetto che prevedeva la realizzazione di un centro trasporti che non venne mai stato realizzato. Alla fine il traffico passeggeri diminuì così gravemente che fu presa la decisione di chiudere l'impianto. L'edificio venne definitivamente chiuso il 5 gennaio 1988, giorno in cui partì l'ultimo treno.

Da allora è cominciato il degrado che ha portato alla grave situazione attuale: aperta per gran parte degli anni 90, la stazione è stata oggetto di vandalismo e sciacallaggio, tanto che ormai non resta nulla dei marmi, delle finiture di ottone e, in molti casi, neanche dell'intonaco.

Dal 1984 l'edificio ha cambiato proprietari svariate volte; attualmente appartiene alla Controlled Terminals Inc, società controllata da M.J. Moroun, che possiede anche, tramite la Detroit International Bridge Co., l'Ambassador Bridge.

Nel 2008 i proprietari della stazione affermarono di voler ristrutturare l'edificio, chiuso da vent'anni. La stima della ristrutturazione era di 80 milioni di dollari. Tuttavia, più che dai finanziamenti, il problema maggiore era costituito dal trovare un uso adeguato per quegli spazi. Negli anni sono state avanzate diverse proposte, ma la più concreta fu quella del 2004, quando si discusse di farne il nuovo Detroit Police Headquarters. Tuttavia a metà del 2005 il progetto fu cancellato e si decise di rinnovare la vecchia sede centrale della polizia.

Cinema e musica
In parte per la sua bellezza architettonica, in parte, suo malgrado, per lo stato in cui versa, che ben si presta a rappresentare scenari di degrado urbano, la stazione è stata scelta diverse volte come location cinematografica.

Nel 2002 è apparsa nel film-documentario Naqoyqatsi, dove ci sono diverse riprese effettuate sia negli interni che in volo, nel 2004 nel film Four Brothers, dove nella ripresa iniziale il protagonista guida lungo Michigan Blvd passando davanti alla MCS. Nel 2005 è stata usata come location per il film The Island e nel 2006 vi hanno filmato alcune scene di Transformers: The Movie, entrambi diretti da Michael Bay.

La Michigan Central Station compare inoltre nella scena finale di 8 Mile, il film cult che ha come protagonista Eminem. Il rapper è senza subbio l'abitante più famoso di Detroit ed è grazie a lui che, proprio con quel film, il mondo ha riscoperto in parte questo angolo dimenticato d'America.

Eminem alla Michigan Central Station - BeautifulMa 8 Mile non è l'unico atto d'amore che Eminem ha riservato alla sua città, dalla quale, malgrado i soldi e il successo, non si è mai voluto allontanare. Il video del suo ultimo singolo, Beautiful, girato in parte proprio all'interno della stazione, potrebbe essere una delle ultime occasioni per vedere l'edificio per chi non abita a Detroit. Nel video compaiono inoltre altri luoghi simbolo di Detroit, come la Packard Motor Car Company, e sono incluse immagini della demolizione del Tiger Stadium. Eminem ha commentato così la scelta di ambientare il video in questi luoghi:

Ho scritto Beautiful in un momento in cui ero veramente giù, un momento molto difficile in cui lottavo contro la mia dipendenza. E' un monito a tenere la testa alta e a vedere chi sei realmente, a prescindere da quello che stai attraversando. Ora che che ho superato la parte più difficile, mi rendo conto di come questa canzone di possa riferire a Detroit, e la sento ancora più significativa.

Un destino segnato... O forse no?
Michigan Central StationNonostante compaia dal 1975 nel National Register of Historic Places, il 7 aprile 2009 il Detroit City Council ha approvato una risoluzione, classificata addirittura come emergency, finalizzata alla demolizione dell'edificio. Sette giorni più tardi, un abitante di Detroit - Stanley Christmas - ha fatto causa alla città per fermare la demolizione, facendo riferimento al National Historic Preservation Act del 1966, secondo cui gli edifici che compaiono nel NRHP devono essere tutelati.

Secondo questo blog dedicato alla salvaguardia della MCS, l'udienza, che si è tenuta il 25 Giugno scorso, ha avuto esito positivo e al momento ci sono gruppi di volontari auto-organizzati che si stanno dando da fare, in gruppi di una sessantina di persone, per ripulire la stazione, organizzare eventi e raccogliere fondi, in attesa di soluzioni concrete per il futuro.

E' bello vedere tanta gente che si sta attivando per questa causa ma, aldilà dell'esito, la domanda che mi pongo è una sola: perché?

E' vero che l'edificio è stato spogliato di tutto, ed è vero anche che è in pessime condizioni, ma non è pericolante. Non è troppo tardi per una ristrutturazione, soldi e idee potrebbero salvarlo, ed è inconcepibile che si cerchi di nascondere con una demolizione l'imbarazzo di mantenere un tale patrimonio in queste condizioni.

E' in casi come questi che il pragmatismo americano si scontra con il mio essere, dopotutto, italiana. Trovo inconcepibile che per far ripartire una città come Detroit si buttino giù uno dopo l'altro edifici simbolo della sua storia e del suo paesaggio, solo perché non sono più necessari, solo perché restaurarli costerebbe di più che radere tutto al suolo e costruirci spazi nuovi. E poi, fra tutte le rovine che ci sono a Detroit, perché cominciare proprio con questa, che è, probabilmente, la più rappresentativa?

Demolire è troppo facile. Preservare l'architettura vuol dire preservare la storia, e non ci sono molti edifici che vantano quasi un secolo di storia negli States; i pochi che ci sono andrebbero trattati molto meglio. Forse questo è l'unico campo in cui abbiamo qualcosa da insegnare agli americani...

Link interessanti:

Fonti utilizzate:

[ Foto from Flickr, Alcuni Diritti Riservati: I by janoimagine (Licenza), II by John in Mich (Licenza), III by Rick Harris (Licenza), IV by un (Licenza), VI by country_boy_shane (Licenza); Foto V from Twitpic Eminem ]

Written by Lady Blackice at 10:31:08 Commenti [0] Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Facebook